Verospread: baby flop

By Redazione

gennaio 27, 2012 politica

Sempre più vecchi e sempre di meno. Così ci ha fotografato l’Istat nel 2011 rapporto sugli indicatori demografici. Lo scorso anno sono nati circa 556mila bimbi sul suolo italico. Nel 2010 ne erano nati 6mila in più. Cresce solo il numero dei morti, 4mila in più rispetto al 2010, per una cifra che si aggira intorno alle 592mila unità.

Sono cinque anni di fila che ci succede ormai: più che nascere, noi italiani moriamo. C’è uno scarto di 36mila unità tra i morti e i nati. E non fa che dilatarsi anno dopo anno, in senso negativo. Il #verospread di cui parliamo non riguarda, però, solo l’Italia. E’ uno spread che divide l’Europa dal resto del mondo.

Vediamo nel dettaglio. 9,1 per mille. È il numero che disegna il tasso di natalità in Italia, che è sceso nel 2011 rispetto al 9,3 del 2010. Gli italiani sono sempre più figli unici, con 1,42 figli per donna. A crescere è la media d’età delle madri al momento del parto, che sale da 31,3 anni nel 2010 a 31,4 anni nel 2011.

Attenzione, però: per una volta la Germania non è messa meglio di noi. Il suo indice di natalità è tra i più bassi in Europa: 1,36  figli per donna. Portogallo e Ungheria stanno messi anche peggio (1,32). Poco sopra la Germania ci sono Spagna (1,40) e, come abiao visto, Italia. L’Olanda  si ferma a 1,79 e Svezia e Gran Bretagna a 1,94. Campioni delle nascite sono invece la Francia, con 2 figli per mamma, e l’Irlanda, che con un ottimo 2.07 si piazza al primo posto per l’indice di natalità in Europa.

Per consolarci della nostra povera performance possiamo ricordare il numero di #verospread di oggi: 1,6, l’indice di natalità europeo. Molto basso, ma noi riusciamo comunque a starci sotto. Un continente che cresce poco nel suo complesso, quindi, che dimostra come quello della natalità sia un problema europeo, non solo specificamente italiano. A livello mondiale l’indice è di 2,56. Gli indici di natalità più alti in assoluto si registrano nel continente Africano, dove in alcune zone arrivano anche a una media di 7 figli per madre. Certo che parlare di Africa in relazione alla natalità è sempre molto difficile, essendo anche il continente con la più alta mortalità infantile. Alcune zone del Sudamerica arrivano anche da 3 a 4 figli per donna; anche l’Asia mantiene un indice molto alto, soprattutto grazie all’India (3) e alla popolosa Cina che, sebbene si mantenga sotto i 2 punti, resta una potenza demografica.

Se pensiamo che la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi, è facile dedurre che la popolazione europea nel suo complesso rappresenta poco meno dell’11% del totale della popolazione mondiale. In poche parole: non siamo determinanti, non incidiamo a livello globale. Più del 60% della popolazione mondiale vive in Asia. E questo è un dato significativo, perché ci racconta che ad un maggior benessere non necessariamente corrisponde un maggior tasso di natalità.

Dovremmo ragionare sul significato che questo dato riveste per noi europei. Sarebbe forse necessario iniziare a rendersi conto che, sul lungo periodo, alla progressiva diminuzione della natalità nel Vecchio Continente corrisponderà la progressiva scomparsa del nostro stile di vita, della nostra cultura e delle nostre tradizioni, che sarebbe forse il caso di difendere almeno quanto la sopravvivenza della moneta unica e con altrettanto impegno e sacrificio.

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