Sallusti: perché no

By Redazione

gennaio 26, 2012 politica

Giornalisticamente non è una sorpresa. La spericolatezza della scuola Feltri-Sallusti è ormai nota, consueta. Piena di chiaroscuri, ma unanimemente riconosciuta come un tipo di spavalderia lecita, utile all’azienda per incrementare le copie e al giornale per creare dibattito intorno alla propria linea.

Non ci permettiamo dunque di sindacare la liceità del cubitale titolo che ha fatto capolino nel Giorno della memoria sul quotidiano di casa Berlusconi: “A noi Schettino, a voi Auschwitz”. Ma non ci si può esimere da un giudizio di valore. Il titolo sotto il quale Alessandro Sallusti firma un improbabile editoriale non è grave perché capita nel giorno della memoria. Una coincidenza sfruttata attingendo a piene mani nel talento per la provocazione del direttore, che sfrutta l’inevitabile bagaglio retorico (e in parte anche polemico) che la ricorrenza reca con sé. Non è è detto neppure che un dibattito serio sull’olocausto non possa intraprendere anche strade che si allontanino dall’appiattimento del politicamente corretto. Lo fece Hannah Arendt negli anni ’70, sdoganando lucidamente una serie di tabù intoccabili. Venne duramente attaccata, oggi è nel pantheon degli intellettuali che hanno ragionato sulla complessità di una fase complicata della storia contemporanea.

Certo, sia la sfortunata coincidenza del calendario, sia l’aver affrontato in modo sguaiato un tema estremamente complesso e stratificato, incidono sul giudizio dell’operazione-Sallusti. Ma, al di là all’urlo del titolo di prima, a colpire sono le argomentazioni con cui il direttore sostiene la propria scelta editoriale. A fronte della delirante linea accusatoria sulla quale lo Spiegel costruisce un vero e proprio attacco al nostro paese nel suo ultimo numero, il direttore del Giornale usa argomenti che raramente capita di sentire anche al bar. Secondo Sallusti, gli italiani hanno sulla coscienza trenta passeggeri della Concordia,  i tedeschi i sei milioni dell’olocausto. Nel Bel paese forse non si pagheranno le tasse, ma i crucchi hanno sparato alle spalle di donne e bambini. E via discorrendo.

Per quanto l’uscita dello Spiegel sia deprecabile, come tesi difensiva il Bel paese si meriterebbe più di un “po-popopo-popo” da stadio. 

Leggi anche:  “Sallusti: perché sì”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *