Matti da slegare

By Redazione

gennaio 26, 2012 politica

La legge li definisce Ospedali psichiatrici giudiziari, ma la cronaca li ricorda più volgarmente come “manicomi criminali”. Sono le strutture in cui vengono rinchiusi i soggetti affetti da disturbi psichiatrici che si sono resi colpevoli di reati penali. Ma un articolo del decreto Milleproroghe scrive la parola fine alla storia di queste strutture, troppo spesso più simili prigioni senza via di uscita anziché a luoghi di cura. Ne abbiamo parlato con il professor Enrico Zanalda, docente di Riabilitazione Psichiatrica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia “San Luigi Gonzaga” dell’Università di Torino, nonché consulente esperto per il monitoraggio e il governo dei Servizi di Salute mentale della Regione Piemonte. 

Professore, come giudica la decisione del Governo di chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari?
Personalmente ritengo sia un’ottima cosa, possiamo essere fieri del fatto che finalmente si metta in atto una soluzione alternativa all’ospedale psichiatrico. Equiparare le persone malate di mente indipendentemente da quello che hanno fatto è un atto meritorio.

Esiste una soluzione alternativa alla semplice reclusione?
Esiste e per molti casi è già in atto. Il problema è rappresentato solo da alcune persone difficilissime da dimettere, i cosiddetti “inguaribili”, e poi dal fatto che il concetto di pericolosità sociale, un concetto giuridico, non è strettamente correlato al concetto clinico. Su questi aspetti ci sarà da lavorare ma, diversamente da quel che era successo per la chiusura degli ospedali psichiatrici tout court, si dovrebbe riuscire a compiere un percorso più ragionevole e graduale, svuotando gli Opg del loro significato e rendendoli obsoleti.

Come si è arrivati a questa decisione epocale?
Occorre fare un passo indietro al ’78. Con la legge 180, detta anche legge Basaglia (dal nome di Franco Basaglia, psichiatra fattore della revisione ordinamentale dei manicomi, ndr)e rano stati chiusi gli ospedali psichiatrici, ma non gli ospedali psichiatrici giudiziari. Si era venuta creare allora una situazione per cui il malato di mente non autore di reato affrontava un percorso sanitario, mentre il malato di mente autore di reato rimaneva sul vecchio circuito. Una disparità che è stata messa in evidenza più volte, con elementi importanti emersi nel corso degli anni. Il primo nel 2003, quando la Corte costituzionale a sedi unificate aveva decretato il non automatismo dell’invio ad Opg per i malati di mente autori di reato. In poche parole, non diventava più obbligatorio che il malato finisse per forza in un Ospedale psichiatrico giudiziario. I giudici potevano dunque, sentiti i servizi, individuare percorsi alternativi. Questo ha permesso una serie di esperienze positive riguardo alle persone autrici di reato che non necessitavano di custodia stretta, ma potevano essere prese in carico dai servizi e inseriti in comunità. Poi nel 2005 è stata la volta della sentenza che ha riconosciuto ai pazienti con disturbi di personalità più gravi la dignità di malato mentale,  e questo ha allargato anche il tipo di infermità che poteva accedere ai percorsi alternativi. Nel 2008 è arrivato il primo decreto legge che prevedeva un percorso di superamento degli Opg: le Regioni, concordemente al Ministero, hanno cominciato ad organizzarsi per recuperare le persone che erano internate da tanto tempo e che non si riuscivano a dimettere. Poi è arrivato il famoso documentario sugli ospedali psichiatrici giudiziari del senatore Ignazio Marino, che ha sensibilizzato molto l’opinione pubblica su questo aspetto.

La mobilitazione ha funzionato?
È stato anche grazie a questo movimento di persone e di istituzioni che hanno via via sollevato il problema, se si è arrivati al punto per cui i cinque Opg ancora presenti in Italia sono stati suddivisi per bacini di utenza sanitari. Ad esempio la Regione Piemonte, assieme alla Regione Lombardia e alla Regione Autonoma Valle d’Aosta, avevano cominciato a fare capo alla la struttura di Castiglione delle Stiviere. Liguria, Sardegna e Toscana a quella di Montelupo Fiorentino. E così via, in modo da poter costruire un percorso tra operatori Opg e operatori regionali dei Dipartimenti di salute mentale per recuperare i degenti e per internarne il meno possibile.

E adesso, il passo conclusivo.
Attraverso l’articolo 3 bis del Milleproroghe si sancisce definitivamente il superamento del modello, perché si obbliga le Regioni ad individuare strutture sanitarie alternative, in accordo con il dipartimento di amministrazione penitenziaria locale, per i nuovi pazienti che dovrebbero essere mandati in Opg. Da un lato, dunque, si cerca di recuperare i malati che si trovano ancora in Opg, dall’altro di creare comunità e strutture alternative in ogni regione. L’obiettivo è quello di arrivare il 31 marzo 2013 a poter non mandare più nessuno in Ospedale psichiatrico giudiziario.

È un obiettivo possibile?
I termini sono abbastanza perentori e molto vicini, se il decreto sarà approvato così come stato concepito. Bisogna vedere se le regioni riusciranno in tempi così brevi a organizzare la risposta che serve. È una bella sfida, ma ritengo sia sostenibile. Speriamo di avere risorse sufficienti per poterlo fare in tempi così brevi. In un momento così difficile, individuare un numero di risorse così importante è una difficoltà non da poco.

Il problema della legge Basaglia era la mancanza di strutture per recepire una così grande rivoluzione. Escluse alcune sporadiche eccellenze territoriali, all’ospedale psichiatrico si era sostituito il nulla, l’abbandono totale del degente. C’è il rischio che possa succedere ancora?
La situazione è molto diversa. E vero, tra la chiusura dei manicomi e il Progetto Obiettivo “Tutela della salute mentale” del 1994 sono trascorsi 16 anni. Oggi però questo rischio mi sembra sia ridotto. Si decide di istituire strutture sanitarie alternative all’Opg, ma non si chiudono subito gli ospedali, si decide semplicemente di non internare più nessun paziente. Ribadisco: è una bella sfida, ma per come è stato programmato il passaggio non corriamo lo stesso pericolo. Non credo non ci saranno del tutto problemi, ma mi sembra si sia tenuto conto di questa esperienza in maniera adeguata. 

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