Beltrandi: “Ferme le bicamerali”

By Redazione

gennaio 26, 2012 politica

In questi giorni è salito agli onori delle cronache con il suo sciopero della fame, per protesta contro i ritardi nei pagamenti dello Stato alle piccole e medie imprese che hanno generato un’insolvenza per 90 miliardi di euro. Lui è l’onorevole Marco Beltrandi, radicale eletto nelle file del Partito Democratico. Ma c’è un’altra ragione per cui ha deciso di non toccare cibo. Lui stesso la definisce “una situazione vergognosa generata da neo-moralizzatori che vogliono ridurre i costi della politica impedendo il funzionamento di organi costituzionali”. Ecco come.

I parlamentari hanno diritto ad una diaria, ad importo fisso. Da metà novembre, sull’onda delle proteste popolari per i costi della politica, è stata introdotta una penalizzazione ai danni dei parlamentari che non rispettano una determinata percentuale di presenze nelle commissioni. Fin qui tutto bene. Il problema, spiega Beltrandi, è che la regola vale solo per le giunte e le commissioni permanenti, ma non per le bicamerali. Un parlamentare, dunque, se partecipa alla seduta di una bicamerale, viene penalizzato economicamente, subendo un taglio della diaria come se stesse bighellonando. Dichiara Beltrandi: «I questori della Camera e il presidente Fini da tre mesi si sono assunti la responsabilità di penalizzare quei parlamentari che vanno in commissione di Vigilanza Rai, in commissione Antimafia: commissioni di una certa importanza». Perché, di fatto, proprio a causa della penalizzazione, sono state disertate. Nessuno ha spiegato la ragione di una simile scelta. Così i presidenti delle bicamerali hanno fatto sentire la loro voce. Dopo due mesi di blocco dei lavori, al Senato hanno ovviato al problema, equiparando le commissioni bicamerali alle altre. Ma alla Camera dei deputati questo livellamento non è avvenuto. Così un deputato che presenzia in bicamerale “viene penalizzato come se fosse un lavativo”, spiega Beltrandi. E continua: “Chiedo conto al presidente della Camera, Gianfranco Fini, e ai questori, dei costi che la Camera ha sopportato per mantenere queste commissioni che per tre mesi non hanno potuto lavorare grazie alla loro incapacità e irresponsabilità”.

La soluzione? Beltrandi ce l’ha. Equiparare le commissioni bicamerali alle commissioni permanenti, come ha fatto il Senato. Oppure imporre la convocazione delle bicamerali la sera o la mattina. Però, perché la cosa funzioni, ci dev’essere il controllo obbligatorio delle presenze. “Altrimenti – lamenta Beltrandi – non viene nessuno e manca numero legale”. 

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