Assente ingiustificata

By Redazione

gennaio 26, 2012 politica

Italia, Gennaio 2012: blocchi in Sicilia, il Movimento dei forconi, così si è autobattezzato, blocca l’isola e fa risalire da sud verso nord la propria protesta, una versione un po’ tarocca dei Mille di Garibaldi. Le dimostrazioni sembrano delle macchie di leopardo che si allargano e si restringono in poche ore: un blocco sull’A1, statali ferme in Piemonte, problemi in Ciociaria, in Puglia, la Sicilia sempre in prima linea. Spesso i blocchi si muovono in modo rapido: camion che si spostano da un chilometro all’altro, evitano l’intervento attivo delle forze dell’ordine, spostano la protesta, si fanno sentire in più luoghi.

Si protesta per il caro carburante e su questo i camionisti hanno pure ragione: diesel o benzina che sia oramai si è sfondata la soglia dell’1,70 al litro e i camion non consumano certo come delle Cinquecento d’annata, considerando i lunghi tratti percorsi e le cilindrate che sostengono questi titani delle autostrade. Si protesta anche per le liberalizzazioni nel settore, soprattutto quando la protesta si ricollega ad altri autotrasportatori, stavolta di persone, i tassisti.

Il Movimento dei forconi è composito e poco sindacale: le sigle maggiori non sono in sciopero ma moltissimi sono fermi. “Trasporto Unito” è la sigla che la sta facendo da padrone: un po’ sindacato, un po’ collettivo, un po’ contenitore di insoddisfazioni questa organizzazione, capeggiata da Maurizio Longo, ha coagulato intorno a se’ più di duemila autotrasportatori dietro a parole d’ordine poco politiche e molto “di pancia”. I camionisti non chiedono neanche un confronto politico, ma parlano facendo i conti in tasca a loro stessi: il costo della benzina incide per il 30-40% nei bilanci delle loro compagnie di traporto. Spesso gli stessi camionisti sono i proprietari delle stesse compagnie.

Anche i leader dei Forconi non sono tutti politici: di mezzo ci sono alcuni sindacalisti ma anche personaggi strani come Antonio Pappalardo, 65 anni, generale in congedo dei Carabinieri, ex deputato, oggi compositore di musica da camera. Porta la solidarietà dell’Arma, come se lui fosse portavoce dei Carabinieri tutti. Altri parlano di infiltrazioni mafiose, qualcuno ha visto gente flirtare con i neofascisti di Forza Nuova. Il tutto ci restituisce un quadro fosco, da anni Settanta, ma allora c’erano i grandi partiti che decidevano la politica nazionale. E’ qui che si innesta la protesta dei Forconi: la crisi della politica dei partiti regala campo libero, crea spazi prima inesistenti.

I camionisti (ma non solo loro) si coagulano tra loro senza fare riferimento ad alcun partito e sono, come accennavamo, poco sindacalizzati. E’ una protesta, come dicevamo, fatta molto “di pancia” e che porta non molto a livello di proposte creative: le rivendicazioni sono poche numericamente e ben definite, il ragionamento dietro di esse è poco articolato e si basa su slogan semplici.

La scena politica tradizionale viene scartata: i camionisti hanno eletto come loro unico interlocutore Giorgio Napolitano. Il governo non è stato eletto democraticamente e quindi viene visto come imposto dall’alto, dalle banche, dai finanzieri, dall’economia europea. E la risposta non è quindi tornare ai partiti, per ritrovare rappresentanti eletti nelle urne. La soluzione è un giudizio di totale nullità ed inaffidabilità del sistema politico e partitico: questo è il risultato del troppo delegare a chi è venuto da fuori e non ha mai avuto contatto con i cittadini. I partiti forse non pagheranno le conseguenze alla prossima chiamata alle urne, tanto che in Italia comunque le percentuali d’astensione sono storicamente basse. Il prezzo si pagherà dopo, quando bisognerà relazionarsi a parti sociali sempre più autonome, sempre più slegate e sempre più distanti, portando ad una sostanziale incomunicabilità tra mondi sempre più diversi. Il risultato finale? Una insopportabile instabilità, a prescindere da qualunque legge elettorale.

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