AAA emozioni cercansi

By Redazione

gennaio 26, 2012 Cultura

Quanti sono i siti di sharing e streaming sul web? Non è facile saperlo con esattezza, ne è piena la rete. Il caso della chiusura di Megavideo e dell’arresto di Kim Schmitz (il fondatore) ha fatto ripartire per l’ennesima volta, come era lecito aspettarsi, il dibattito sul diritto d’autore e sulla diffusione sregolata dei prodotti culturali in rete.

Anche prima che il buon Kim finisse alla sbarra, tutti sapevamo e sappiamo molto bene che scaricare questo tipo di materiale dal web è illegale. Ogni tanto qualcuno prende una multa salata, ma questo non basta certo a frenare la nostra sete di streaming e la nostra fame di torrent. Siamo abituati ad andare su Youtube per ascoltare l’ultimo singolo del nostro cantante preferito. Lo facciamo in automatico, senza chiederci se sia giusto o sbagliato. Semplicemente ‘è’, è così, e ormai sembra assurdo tornare indietro.

È la gente che deve cambiare abitudini, adattandosi al mercato dei prodotti artistici, o è proprio quel mercato che, ormai obsoleto, deve adattarsi alle nuove abitudini della gente?

Il 21 gennaio, in un pezzo sui diritti d’autore apparso suIl Giornale, Carlo Lottieri si interrogava sulla logica del ‘tutto gratis’: “Nella nostra società cresce sempre più il peso dell’economia legata alla conoscenza, insieme ai prodotti e alle attività connessi a cultura e spettacolo. […]Specie dinanzi ai giovani, è importante che non s’imponga ancor più quella mentalità – oggi largamente dominante – che fa coincidere la realtà e il desiderio. Spesso siamo portati a considerare come necessariamente nostro quello che desideriamo, ci piace, c’interessa. È significativo che ben pochi tra quanti scaricano film o musiche si pongano problemi morali.”

Su una cosa Lottieri ha proprio ragione, nessuno di noi si pone problemi di natura morale. Per due motivi fondamentali: il primo è che, come già detto, ormai è una consuetudine alla quale è difficile, se non impossibile, rinunciare; il secondo è che ciò che la gente considera davvero immorale è dover sborsare dai 18 ai 22 euro circa per un cd con un paio di canzoni buone su dieci (se ti va bene).

In opposizione all’argomento di Lottieri, possiamo dire che oggi il mercato di cd e dvd non è del tutto morto. Semplicemente, avviene in modo più ‘intimo’ rispetto al passato. Ci piace acquistare il prodotto di un artista che apprezziamo e del quale vogliamo conservare un cimelio; acquistiamo il dvd di un film al quale siamo legati, che ci fa piacere rivedere e che probabilmente ci regala emozioni particolari.

Possiamo anche dire che, proprio grazie alle innumerevoli violazioni del copyright, una quantità incredibile di artisti hanno ottenuto una notorietà e una visibilità che non avrebbero sognato neanche nelle loro più sfrenate fantasie. Lottieri combatte la logica del ‘tutto gratis’ e quella del ‘tutto subito’, ma grazie a questa logica è stata abbattuta l’idea del ‘tutto uguale’; la gente non ascolta più solo quello che passano MTV o la maggior parte delle radio, non guarda più solo quello che esce nelle sale italiane, ma magari si va a cercare l’ultimo film di Kim Ki Duk. Quando andavo al liceo le ragazzine ascoltavano soprattutto i Backstreet Boys. Io ero fortunata, ascoltavo i Queen, i Beatles, Simon & Garfunkel, ma solo perché mia madre me lo aveva insegnato. Per ascoltare qualcosa di diverso mi registravo su un nastro le puntate di B-Side, un programma condotto da Alessio Bertallot che Radio DeeJay passava dopo cena.

Un’altra conseguenza positiva delle violazioni del copyright è che se domattina uno sconosciuto cantante islandese annuncerà in rete che verrà a suonare in Italia, qualcuno andrà di corsa a comprarsi il biglietto. Magari non fa musica da emittente commerciale, ma qualcuno vorrà sentire cosa è capace di fare dal vivo dopo averlo ascoltato su Youtube.

La dimensione live non è sostituibile da niente al mondo. Nessun venditore di cd e nessun violatore di copyright sostituirà mai ciò che può darti un biglietto d’ingresso per un’esibizione dal vivo, per quanto sia sofisticato il tuo impianto stereo in salotto o il tuo iPod. Nessun dvd potrà mai restituirti l’emozione del grande schermo, per quanto sia grande e in alta definizione il tuo televisore LCD. Nessun e-book profuma come un libro nuovo la prima volta che lo sfogli, così come nessun panorama da calendario potrà mai prendere il posto di una vera gita in montagna e nessun libro di arte potrà mai restituirti lo splendore dell’opera del pittore o dello scultore.

È il modello economico che c’è dietro il prodotto culturale che sta per cambiare, anzi, che deve necessariamente cambiare. L’artista non può più essere quello che registra una canzone e campa per sempre con i diritti d’autore, come un contratto a tempo indeterminato. Quello dell’arte è un mestiere nomade, itinerante, lo è stato dalla notte dei tempi. L’artista deve tornare ad essere ciò che era: un mercante di emozioni autentiche, che la gente è disposta a pagare.

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