Savino: “Misure ideologiche”

By Redazione

gennaio 25, 2012 politica

A volte il destino gioca strani scherzi. E capita che la bellezza e la gioventù diventino gli unici parametri a partire dai quali si giudica a 360° l’attività pubblica di un giovane politico. È successo spesso, forse troppo, con Elvira Savino, classe 1977, dal 2008 sui banchi di Montecitorio. Scavando sotto le apparenze, la giovane deputata  vanta una laurea in economia e commercio e un master in marketing, e siede nella commissione Finanze della Camera, snodo cruciale di moltissimi dei temi su cui verte l’azione del governo dei tecnici. “L’idea di operare sui temi economici, a partire dalle liberalizzazioni, è condivisibile- spiega – Ma non possiamo tollerare un’impostazione come quella che ci è stata proposta. Che sottintende una volontà quasi ideologica di colpire alcune categorie”.

In che senso ideologica?
Si vuole indottrinare il paese dicendo che le liberalizzazioni sono le questioni dei taxi e delle farmacie in più. Ma è falso, sono spese che incidono sui cittadini in una misura poco incisiva, portando di contro all’impoverimento di queste categorie. Provvedimenti magari anche giusti, ma che andavano fatti in una fase espansiva dell’economia, non nel mezzo di una recessione come quella nella quale ci troviamo.

Da dove bisognava partire?
Bisogna mettere al centro la persona, e poi anche il mercato, riducendo il peso dello stato all’interno delle attività economiche. Più che di liberalizzazioni si doveva parlare di privatizzazioni.

Ma c’è qualcosa di positivo?
Il tentativo di sburocratizzazione lo è senz’altro. Come anche i finanziamenti per il Cipe e le agevolazioni per le imprese dei giovani. La strada è giusta anche per quanto riguarda il tema giustizia, con i tribunali specifici per l’impresa. Ci sono molte altre cose valide, ma che vanno migliorate. Soprattutto nei grandi settori del gas, dell’energia e dei carburanti, una vera tegola sulla testa dei cittadini.

Si riferisce alla questione Snam-Eni?
Concettualmente è opportuno separarle, anche se si sarebbe potuto consentire per decreto l’utilizzo della rete da parte di tutti. In un prospettiva che vede tutti i nostri grandi gruppi industriali contendibili, non è opportuno ridimensionarne alcuni che per noi sono significativi. Sulle ferrovie siamo in presenza di una vera e propria statalizzazione, e una limitazione al fare investimenti. Bisognerebbe aprire realmente l’accesso dei privati al trasporto pubblico locale, con gare che contengano insieme sia le tratte remunerative che le altre.

Molti osservatori hanno parlato a tal proposito di ri-regulation più che di liberalizzazioni.
Potremmo metterla in questo modo effettivamente. Il limite di questo decreto è che contiene una serie di indicazioni e auspici. Ma il nostro è un paese dove quello che dovrebbe essere temporaneo diventa infinito. Basti pensare al mostro burocratico dell’Authority per le Reti.

Perché delegare ad un’Authority quel che potrebbe fare l’esecutivo?
Il sospetto è che lo si faccia perché non si faranno le cose inserite nel decreto.

Nel caso del sistema bancario sembra che la decisione di fare poco o nulla sia chiara sin da adesso.
È ridicolo quel che è stato fatto nel settore. Il contratto assicurativo per i mutui doveva essere eliminato, sulle assicurazioni vere e proprie non vedo novità significative.

Mi sembra di capire che lei concorda con chi nel Pdl, come Osvaldo Napoli e Gianni Alemanno, ha assunto posizioni decisamente dure sul modo di procedere del governo.
In un certo senso sì. Ma non possiamo negare che questo è un decreto che ha accolto molte delle nostre osservazioni sull’impostazione, interessandosi di una generalità di aspetti e non solo a taxi e farmacie come era sembrato in un primo tempo. Questo non toglie che entreremo nel merito e faremo le nostre osservazioni. E vogliamo che siano coinvolte anche le categorie, che hanno la stessa legittimità dei sindacati a sentire ascoltato il proprio punto di vista.

Non si può negare che era tempo che non si metteva mano ai settori toccati da Monti. Non è successo nemmeno quando voi eravate maggioranza di governo.
È una critica alla quale possiamo rispondere con serenità. A noi non erano consentiti i margini di manovra che hanno i tecnici. Poi, sulle liberalizzazioni abbiamo provato a muoverci. Si pensi all’acqua e al nucleare. Le opposizioni in tutta risposta ci scagliarono contro un referendum folle. Fatevi un giro in Puglia, e vedrete se le tariffe sono aumentate o diminuite.

(l’Opinione)

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