Inadempienza di Stato

By Redazione

gennaio 25, 2012 politica

90 miliardi di euro: è il debito dello Stato nei confronti delle piccole e medie imprese italiane che hanno lavorato per Pubblica amministrazione, e che non sono mai state pagate. La cifra è quella stimata dal gruppo bi-partisan di deputati che giovedì scorso ha recapitato una lettera-appello a Palazzo Chigi, chiedendo a Monti di rimediare al più presto. In testa il democratico Antonio Misiani e il radicale Marco Beltrandi, che ha deciso di iniziare lo sciopero della fame contro l’inadempienza di Stato che già ha generato lo stato di crisi per centinaia di aziende, la perdita di migliaia di posti di lavoro, e spinto addirittura alcuni piccoli imprenditori al suicidio. La questione è spinosa: da un lato i 90 miliardi di debito dello Stato verso i privati, dall’altro i vincoli comunitari sul bilancio. Beltrandi però è secco: «Lo Stato ha 90 miliardi che non gli appartengono: sono di dipendenti, di professionisti, di piccoli e medi imprenditori. Se non c’è altro modo per pagarli, dovrà sforare». Spiega: «Dobbiamo vedere le cose dal punto di vista dei diritti e della crescita economica, perché senza crescita i conti pubblici sbandano comunque. Come cresce il Pil se le Pmi devono chiudere perché non ricevono i soldi dalla Pubblica Amministrazione?».

Durante il question time di ieri alla Camera il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha illustrato il piano del governo per rimediare a ritardi. Con il recente decreto liberalizzazioni, ha detto Passera, sono stati liberati 5 miliardi di euro. Un palliativo. Qualche novità importante però c’è: in attuazione della direttiva UE sui tempi di pagamento, verrà fissato per il futuro il termine massimo di 60 giorni per i pagamenti tra privati. «Un passo avanti clamoroso rispetto all’immobilismo assoluto dei precedenti governi – commenta l’onorevole Beltrandi – ma non basta, perché il recepimento è solo parziale: rimane il problema della PA rispetto ai privati. Per questo proseguirò con lo sciopero della fame: c’è ancora molta strada da fare». Anche perché, prosegue, il rischio è che si venga a creare un paradosso: «I privati devono pagare i privati in massimo 60 giorni, poi magari si devono far pagare dalla PA in anni».

Ancora più cupo lo scenario disegnato ieri in aula dalla deputata Pd, Paola De Micheli: «Senza il pagamento della pubblica amministrazione alle imprese, mettiamo queste ultime in una crisi di liquidità permanente, che oltre a mettere in crisi la gestione ordinaria impedisce investimenti». Ma non solo. «Il pagamento – sostiene De Micheli – porterebbe anche una forte riduzione del debito bancario: non dimentichiamo che questi 90 miliardi sono tutti anticipati presso le banche, con un costo molto elevato per le imprese, per le banche stesse e, di fatto, con un effetto peggiorativo di credit crunch sulle imprese stesse». C’è però un altro dato a preoccupare la deputata democratica, un dato che finora nessuno sembra ancora aver considerato: «Oggi questi 90 miliardi di debito non esistono in contabilità. Vengono definiti “debiti commerciali”. Il rischio – spiega – è che vengano messi di imperio dall’Unione europea dentro al bilancio pubblico».

Intanto, come se già non bastasse lo stato di crisi, le aziende in credito verso lo Stato devono pagare le tasse su redditi che non hanno mai riscosso. «I privati devono pagare l’Iva su fatture che non sono mai state liquidate – rincara l’on. Beltrandi – Anche su questo fronte abbiamo proposto emendamenti per la cosiddetta “Iva per cassa”, da pagare solo quando si riscuote la fattura, ma non sono mai stati approvati». Oltre il danno, la beffa: lo Stato insolvente, che non paga nemmeno per ciò che acquista, esige dai suoi creditori la gabella sui redditi che non ha generato.

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