“Ditegli che l’anima nun esiste!”

By Redazione

gennaio 25, 2012 politica

“C’è la Rai, c’è la Rai!”. Si danno di gomito due signore quando vedono l’operatore annoiarsi dietro la giornalista che intervista due ragazzi, intenti ad occupare strategicamente le sedie di plastica. Già, perché è una grande serata per la sezione Trionfale del Pd. Roma nord, a due passi dai Musei Vaticani. Stasera sono attesi l’onorevole Cesare Damiano e il senatore Pietro Ichino, in un dedalo di vie tutte uguali, non fosse per gli impegnativi nomi sulle targhe. Ci sono Savonarola, Giordano Bruno e Bernardino Telesio. Per trovare Tommaso D’Aquino devi attraversare la grande arteria stradale della Circonvallazione Trionfale.

Aspettano il diavolo e l’acqua santa del dibattito del Pd sul mercato del lavoro. Il ruolo da attribuire all’uno piuttosto che all’altro, cambia a seconda del punto di vista del militante. Da queste parti  la versione di Ichino sembra andare forte. All’ingresso ordinate pile della sua ultima fatica letteraria, “Inchiesta sul lavoro”. “Vedi – strizza l’occhio un ragazzo – non ci stanno problemi, anche se l’ha pubblicato Mondadori. Che è di Silvio, lo sapevi no?” Le primarie tra gli iscritti per il coordinatore regionale le ha vinte Enrico Gasbarra, staccando di ben 17 voti Giovanni Bachelet. Anche se forse la consapevolezza del voto non è cristallina: “Ma voi l’avete capito come caspita funziona il meccanismo di questo congresso?”. Il tempo di notare un simbolo di Sel che fa capolino su una vetrata, che un “Aoh! Ve state zitti!” riporta lo sguardo al palco.

Sono comparsi i relatori, avvolti nei pastrani perché c’è troppa gente e perciò “tocca aprì la saracinesca così se affacciano dalla strada”. Detto e fatto, e l’incontro si fa frizzante non fosse altro che per la sottile tramontana che si infila nella sala. Ichino, coglie la situazione difficile, guarda chi sta infreddolito sulla soglia, e si mette a dirigere il traffico: “Ci sono due sedie qui”. Poi attacca a parlare, e dice l’unica cosa comprensibile al proprio uditorio tra tutte quelle che dirà di lì in avanti: “Tutte le proposte sul mondo del lavoro sono state fatte dal Pd”. Che è poi anche l’unico punto con il quale la platea, che doveva essere ichinista, sembra mostrare empatia con il proprio campione. Il cui complicato discorso sulla flexsecurity si perde tra facce perplesse. Di Scandinavia, qui, si coglie a malapena il freddo.

Quando il giuslavorista parla di abolizione della cassa integrazione e dei meriti della legge Biagi, oltre a prendersi vigorose scosse di testa dalla falange pensionati – con il basco calato sulla fronte per l’occasione – lascia conserte anche le braccia dei ragazzi, insensibili anche all’applauso di circostanza. Damiano capisce l’andazzo, lascia da parte lavoro e i tecnicismi, e dipinge un suggestivo quadro del partito che vorrebbe. Segnato da una fisiognomica incredibilmente fassiniana, il suo essere sabaudo lo penalizza un po’ di fronte ad una platea che sorride compiaciuta quando rimbrotta Ichino: “Pietro, se parlotti mentre intervengo dai fastidio”.

I signori con il basco annuiscono vigorosamente quando parla di “modello alternativo”, del “bisturi usato dalla destra per smontare quanto di buono fatto da noi”, del “laburismo, altro che liberismo”. Ragionamenti densamente identitari, incorniciati da una bandiera del Pd e una dei Giovani democratici tenute su con lo scotch marrone. Una coreografia antica, che spiazza Ichino, le cui tabelle ad  accompagnare sofisticati ragionamenti a poco servono quaggiù. Sarà il freddo, ma la gente sembra ravvivarsi solo quando sente parlare Damiano di diritti negati alle nuove generazioni, di salvaguardia della cassa integrazione. Dal pubblico un ragazzo in loden e sciarpa scozzese mescola affitti in nero, libertinismo sessuale e salario minimo garantito. Il giornalista dell’Espresso, Marco Damilano, per l’occasione moderatore, prende tempo e la butta in caciara.

Ichino ci riprova: difende le ragioni delle aziende, dice che l’articolo 18 non esiste in nessun paese europeo. Il disastro si completa quando parla di benchmark: il disaccordo diventa disinteresse. I cappelli iniziano a parlottare di calcio, i giovani democratici escono a fumare. Damiano sta più simpatico, ma è pur sempre torinese. L’attacco frontale ad Ichino “l’anima liberista del Pd”, crolla miseramente sotto una caustica bordata dalla quarta fila: “Spiegateglielo a quello: l’anima nun esiste”. Un po’ meglio quando parla di Monti “che non rappresenta il governo del Pd”, e della riforma delle pensioni “pesante, drastica, ingiusta”.

Dopo due ore e mezzo di appassionato dibattito, la chiosa arriva da una serafica signora: “Mi spieghereste il dibattito politico in corso, che proprio non ci si capisce niente?”.

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