La Francia fa cose turche

By Redazione

gennaio 24, 2012 Esteri

L’aut-aut lanciato da Ankara nelle scorse settimane contro la sulla proposta di legge di Parigi per rendere illegale la negazione del genocidio degli armeni non ha prodotto alcun effetto. Il parlamento parigino ha infatti approvato la misura inviandola all’Eliseo per la firma del Presidente Sarkozy, attesa entro la fine del mese di febbraio.

La notizia è stata accolta con estrema rabbia dal governo turco, erede naturale di quell’Impero Ottomano che nel 1915 si macchiò del grave crimine contro l’umanità. I turchi, infatti, rifiutano da sempre la definizione “genocidio” per quella che la storia riconosce come una vera e propria pulizia etnica. Ritengono che il numero di vittime, che secondo la storiografia si attesterebbe ad oltre un milione e mezzo, sarebbe di gran lunga inferiore, non giustificando l’utilizzo del termine.

È infatti ancora molto radicata in Turchia la posizione negazionista nei confronti degli avvenimenti in questione. Ufficialmente il governo di Ankara, sostiene che gli armeni siano stati “deportati” o “trasferiti” nell’ambito di operazioni di stampo squisitamente militare, considerando la minaccia costituita dalla posizione filo-russa della minoranza armena residente in Anatolia. E che gran parte dei morti furono dovuti alla fame e non ad un ordine di massacro proveniente dal governo. Inoltre Ankara ritiene inopportuno riferirsi agli eventi come ad un “genocidio”, appigliandosi al fatto che la parola fu coniata solo nel 1943, quando fu utilizzata per definire la “soluzione finale” adottata dal Terzo Reich per sterminare la popolazione ebraica.

Da qui la rabbia della popolazione e del governo turco per la legge varata dalla Francia, definita dal ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu  “discriminatoria e razzista”. Rabbia manifestata anche da Recep Erdogan, che ha pensato bene di dichiarare alla stampa che la legge francese contro il negazionismo del genocidio degli armeni “calpesta i valori europei”, e dal presidente della Commissione affari Esteri del Parlamento turco Volkan Bozkir il quale, attraverso il proprio account Twitter, ha detto “la Francia ha scritto una pagina nera nella sua storia”.

I rapporti tra Ankara e Parigi, alleati in seno alla Nato, rischiano ora di subire una brusca rottura, come conferma l’ambasciatore turco a Parigi Tahsin Burcuoglu. Ed è anche quanto si evince da una nota ufficiale presentata dal Ministero degli Esteri, dove si legge una ferma condanna per quello che viene considerato un “esempio di irresponsabilità” .”Il Governo turco è pronto a compiere ogni azione necessaria”, dunque, per spingere il Presidente Sarkozy a non concedere il nullaosta al decreto. T&anto che a giorni è atteso in Parlamento il premier Erdogan il quale esporrà le possibili misure di rappresaglia contro Parigi.

La Francia, dal canto suo, tenta di smorzare i toni. Il ministro degli Esteri di Parigi Alain Juppe, che si è detto personalmente contrario alla misura ritenendo che si siano sbagliate le tempistiche per la sua approvazione, ha dichiarato che il paese “ha importanti rapporti economici e commerciali” con la Turchia e si augura che “la situazione non venga usurpata dalle emozioni” del momento.

Ma non sarà certamente sufficiente a scongiurare quanto minacciato da Ankara già in occasione dell’approvazione del provvedimento da parte della camera bassa francese lo scorso dicembre, vale a dire la cancellazione di tutti gli incontri in programma con Parigi ed il ritiro del proprio ambasciatore.

Secondo i più maligni Sarkozy, con l’approvazione della legge oggetto del contendere, vorrebbe accaparrarsi il sostegno elettorale degli oltre 500.000 francesi di origine armena residenti nel paese in vista delle elezioni presidenziali in programma il prossimo 22 aprile che vedonomonsieur le presidentin grave crisi di consensi. Ma probabilmente l’Eliseo non ha considerato il rovescio della medaglia rappresentato dalla possibile rottura dei rapporti con Ankara eventualità, questa, che avrebbe effetti ben più devastanti sulla Francia e, di conseguenza, sull’immagine del Presidente francese. 

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