Pdl: esperimento primarie

By Redazione

gennaio 23, 2012 politica

È più di un anno che nel Pdl il dibattito sulle primarie è aperto. La proposta tardo primaverile della coppia Cicchitto-Quagliariello, poi arenatasi in Parlamento, le avrebbe previste solamente per gli organi monocratici degli Enti locali, dalla presidenza della regione in giù.

Da quel punto di vista sembra che gli azzurri facciano sul serio. Nell’imminenza delle elezioni comunali di Frosinone, il partito, sulla falsariga della proposta dei leader del gruppo parlamentare, ha presentato un vero e proprio regolamento. Che non servirà solamente a determinare le regole per la competizione del capoluogo del basso Lazio. Il primo comma del primo articolo stabilisce assertivamente: “Si vota alle primarie per la candidatura negli organismi monocratici dell’ente regionale e degli enti amministrativi locali fino ai Comuni con più di 15.000 abitanti”.

Condiviso al Tavolo delle regole degli azzurri, e redatto dal vice-Responsabile per gli Enti locali del partito, l’onorevole Mario  Valducci, il regolamento prevede una partecipazione parzialmente aperta. Tre euro e un’iscrizione generica all’albo del partito per i non iscritti, un euro la somma chiesta ai tesserati. Anche l’elettorato passivo è, nella forma, sostanzialmente libero. Unico scoglio, oltre ad una raccolta firme dai numeri contenuti, il vaglio di una “Commissione di garanzia”. Che, da Statuto del partito, è chiamata a deliberare “in ultima istanza sulle controversie relative alla assunzione della qualifica di aderente o di associato”. Presupponendo dunque l’iscrizione al Pdl come passo propedeutico ad ambire alla candidatura tra le fila degli azzurri.

A disinnescare parzialmente la portata innovativa del documento Valducci, l’articolo 8, che rimette tutto in gioco “qualora alle votazioni partecipino altri partiti o liste civiche”. Casi nei quali occorrerà ridefinire le regole, magari rinunciando alla consultazione tra iscritti e simpatizzanti nei casi in cui gli alleati avranno da ridire nel metodo di individuazione del candidato.

Un piccolo passo avanti nella discussione interna al partito, nel tentativo di Alfano di strutturare il partito intorno ad una classe dirigente che goda del sostegno effettivo sia dei quadri intermedi che dell’elettorato di riferimento. Passo che guarda, come accade negli Stati Uniti, alla selezione dei soli organi monocratici. I leader che dovranno guidare la coalizione saranno scelti dalle primarie. Gli eletti nelle assemblee locali dovranno superare il combinato disposto della cooptazione della classe dirigente del partito, da un lato, e dagli elettori, dall’altro. Fatte salve le province, il cui sistema di voto è una complicata intersezione di calcoli proporzionali e collegi uninominali, sia nei Comuni che nelle Regioni gli esponenti del partito saranno infatti sottoposti al vaglio degli elettori tramite le preferenze.

Una direzione ben diversa da quella nella quale  Pippo Civati e Salvatore Vassallo tentano di indirizzare il dibattito nel Partito Democratico, incentratosi sulla possibilità o meno di selezionare qualunque tipo di candidatura, nella fattispecie quelle delle assemblee nazionali, attraverso il voto della base.

L’esperimento è ora atteso al vaglio del successo che riscuoterà in quel di Frosinone. E nella perseveranza che avranno gli estensori del progetto nel portarlo avanti, nonostante i prevedibili flop iniziali e le resistenze all’interno del partito.

Per le prime risposte, basta attendere domenica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *