Martone ha ragione

By Redazione

gennaio 23, 2012 politica

“Da coloro che rappresentano il governo del Paese ci si aspetterebbe un maggior senso di responsabilità. Il folclore e le battute sprezzanti non sono obbligatorie”. Il copyright è di Nichita Vendola, cui si associa un disgustato Gianfranco Rotondi: “Le affermazioni del sottosegretario Martone mancano di rispetto nel linguaggio e nella sostanza a migliaia di studenti lavoratori o semplicemente a studenti meno brillanti che non sono certo sfigati”. Rotondi lo sa bene.

Le parole del viceministro del lavoro Michel Martone hanno sollevato un vespaio di polemiche. Che cosa avrà mai detto il più giovane rappresentante del governo? Martone ha avuto l’ardire di dichiarare che, se a 28 anni non sei ancora laureato, sei uno sfigato, e che “essere secchione è bello”. Avete capito bene. E guardate che non ha fatto quelle allusioni o insinuazioni così care al politichese nostrano. No, lui ha scelto i toni forti e chiari di chi dichiara e non bisbiglia,  un messaggio forse parco di sobrietà, ma solido nel contenuto. Un invito a non restare parcheggiati nei viali degli atenei italiani, a darsi da fare per essere competitivi in uno scenario più ampio, oggi innanzitutto europeo, dove l’età media della laurea è di 24 anni, in confronto agli ultra 27 di casa nostra

E casa nostra talvolta si trasforma in un bugigattolo, che toglie il respiro. Martone ci consegna una banale verità, laurearsi tardi è da sfigati. Si possono usare sinonimi più politicamente corretti, certo, ma il concetto non cambia. E lo sanno bene le migliaia di studenti, che fanno il diavolo a quattro per laurearsi presto e bene. Qualcuno vuole forse convincerci del contrario?
Quello che però non si perdona al 38enne Martone è che parli proprio lui, l’incarnazione del rampante figlio di papà, e che papà. Si tratta del giudice Antonio Martone, ex presidente dell’Authority scioperi, “reo” di aver partecipato a una cena a casa di Denis Verdini. Da quando in qua una cena è reato? Ce lo hanno spiegato illuminati giornalisti: se la cena è “in odore di P3”, parteciparvi è reato. E le colpe dei padri, come sapete, ricadono sui figli.

Martone è un secchione vero. Dottorando a 23 anni, ricercatore a 26, professore associato a 27, ordinario a 29. Il suo cv è online e parla da sé. La sua specialità è il diritto del lavoro, in questa materia colleziona incarichi e consulenze, si fa apprezzare all’estero. E’ uno bravo, uno dei pochi che conosce quello di cui parla, ma l’Italietta non perdona.
Nascere benestanti e ben introdotti è meglio che nascere “figli di nessuno”, non c’è dubbio. Ma questo può forse diventare un marchio a vita? Nel caso di Martone, peraltro, la cena paterna “in odore di P3” è diventata una penalità ingombrante. In ogni articolo, in ogni trafiletto, che lo riguardi, da un po’ di tempo compare, prima ancora che il suo nome, quello del padre.  
Si dà il caso però che Martone sia uno in gamba. Nel mondo del lavoro il merito prescinde dai natali, e nella sua storia a un certo punto i natali sono divenuti un intralcio. La nostra Italietta non si rassegna. In fondo un Vice Ministro under 40 è troppo pure per noi. E’ una novità che spariglia le carte, destabilizza un ordine consolidato, incrina la sacra divisione pseudoclassista tra raccomandati analfabeti e talentuosi senza padrini. In fondo noi siamo così, una provincia di mondo pelosamente indulgente con gli incapaci,  draconianamente intransigente con il talento.  Se poi hai un padre, che anziché fare l’impiegato alle Poste è un magistrato ben inserito, allora tutto torna. Sei figlio di papà, bamboccione, raccomandato. Teorema infallibile, che non deve fallire. Così ognuno rimane saldamente abbarbicato alle proprie certezze, ai propri incrollabili pregiudizi. Tutto torna, tutti contenti. 

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