È questo il volto del figlio di Dio?

By Redazione

gennaio 23, 2012 Cultura

Il 24 gennaio andrà in scena al Teatro Parenti di Milano il controverso spettacolo di Romeo Castellucci, che ha tanto fatto parlare di sé in Francia, dove è stato duramente criticato dalla parte tradizionalista del mondo cattolico e anche da alcuni esponenti dell’episcopato. “Sul concetto di volto del Figlio di Dio”, questo il titolo delle pièce, è ritenuta da molti credenti un’opera blasfema.  Per questo anche in Italia alcuni gruppi di fedeli hanno dato vita ad un’accesa protesta che si è diffusa sul web e sui social network e che culminerà con pacifiche manifestazioni nei pressi del teatro della città meneghina in concomitanza con le rappresentazioni.

Affrontando l’argomento, la grande stampa nazionale ha messo in luce l’atteggiamento fanatico dei cattolici indignati per lo spettacolo, senza però tener conto che le critiche provengono non solo dalle frange del fondamentalismo tradizionalista, ma anche da semplici fedeli, che ritengono oltraggiosa la piece. In effetti, benché sia facilmente prevedibile che non mancherà qualche esagitato, la mobilitazione cattolica è stata preannunciata del tutto pacifica: consisterà prevalentemente nella recita del Rosario e nella celebrazione di messe di riparazione. Lo stesso Castellucci, che pure si dice credente, non poteva pensare di passare inosservato. L’opera, che racconta le vicende di un figlio costretto ad assistere il padre anziano e affetto da dissenteria, si conclude infatti con il lancio di escrementi da parte di alcuni bambini verso il volto di Cristo, raffigurato dalla celebre immagine del “Salvator mundi” dipinta da Antonello da Messina. Il tutto avviene mentre compare la scritta “Tu non sei il mio Pastore”.

Benché il regista abbia assicurato che la scena finale in Italia non sarà rappresentata e nonostante abbia garantito che non intende offendere nessuno, l’intento provocatorio nei confronti della fede cristiana non passa inosservato. Non a caso si è levata anche la voce di condanna di alcuni membri dell’episcopato, primo fra tutti il vescovo di San Marino, mons. Luigi Negri. In verità, la Chiesa italiana, tranne poche eccezioni, è stata molto timida e quasi del tutto silente, non avendo praticamente proferito parola sullo spettacolo. I laici cattolici che protestano hanno tuttavia potuto contare sul sostegno di Benedetto XVI che, secondo quanto scritto in un documento della Segreteria di Stato vaticana, incoraggia il pacifico dissenso, invitando quasi indirettamente i vescovi ad essere più coraggiosi nella denuncia.

C’è da rilevare, in effetti, che, di fronte all’abdicazione della gerarchia, è stato il laicato a prendere in mano l’iniziativa e a dimostrare grande vitalità. L’uso competente ed efficace dei social network e di internet sta a dimostrare che la sensibilità identitaria e tradizionalista non appartiene a nostalgici molto avanti negli anni, ma attecchisce soprattutto tra le nuove generazioni. E questo non può non destare stupore in chi per tanti anni ha avuto a che fare con un mondo cattolico remissivo e in ritirata. I tempi evidentemente stanno cambiando. Esiste una minoranza motivata e agguerrita di credenti che non lascia facilmente passare questo tipo di provocazioni.

In fondo, la motivazione è semplice: la libertà di espressione deve avere dei limiti, altrimenti tutto sarebbe permesso. Quando poi si offende con spettacoli blasfemi ciò che uno ha di più caro, è difficile fare finta di nulla. 

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