Tweet-journalism: il caso Concordia

By Redazione

gennaio 22, 2012 Cultura

Ormai di Schettino sappiamo tutto quel che si potrebbe sapere, anche se le indagini stanno ancora scavando nelle pieghe di una faccenda complicata. È stata ricostruita la dinamica, abbiamo letto trascrizioni di telefonate, ascoltato telefonate che passeranno alla storia (“Vada a bordo cazzo!”). Siamo diventati tutti un po’ esperti di virate, inchini, pescaggi, dimensioni e resistenze di imbarcazioni di cui non ci eravamo mai interessati fino a ieri.

Ma nelle ore in cui la Costa Concordia impattava contro gli scogli del Giglio, accorgersi di quel che stava succedendo è stato complicato. “Ci è arrivata la notizia di una nave in avaria – racconta un giornalista dell’informazione Rai – Dalle prime immagini era appena inclinata, non avevamo notizie di allarmi particolari. Così abbiamo chiuso l’edizione e fino alla mattina dopo abbiamo seguito la vicenda di sfuggita”.

Valutazioni diverse quelle fatte da David Allegranti, in forza al Corriere Fiorentino. Un po’ per la contingenza geografica, un po’ per il fiuto che dietro l’avaria di un colosso del mare ci potesse essere una notizia, Allegranti ha subito acceso un riflettore in direzione del mare. “Mi ha agevolato il fatto che chiudiamo in redazione a mezzanotte, per cui ero al lavoro”. Ma, considerato l’orario tardo, il flusso di informazioni raccolto si è indirizzato sul web piuttosto che sulle pagine del quotidiano. In particolar modo su twitter. “Ci è subito sembrato chiaro che la nave si fosse avvicinata troppo alla costa”, spiega Allegranti, che si è messo immediatamente online a diffondere informazioni ma anche a cercarne.

“Venerdì sera stavamo chiudendo il giornale. Arriva la notizia che c’è una nave che ha subito un urto. Andando a seguire la vicenda più da vicino, ci siamo accorti che era abbastanza complicata, e anche giornalisticamente interessante”. Il flusso delle notizie è stato inizialmente molto frammentario: “Usciva qualcosa in agenzia, e poco altro. Così mi sono messo su twitter a cercare altre notizie. Non ho trovato moltissimo, ma sempre più di quello che c’era in televisione o sui siti”. Dopo una rapida verifica delle fonti, Allegranti si è messo a fare un collage di tutte le immagini e le testimonianze condivise dagli utenti, staccando alle 2.30 e ricominciando la mattina di sabato. “Ho trovato, per esempio, una webcam dall’isola, giglionews.it, un sito amatoriale, che è stata una finestra in tempo reale su quello che stava succedendo”. Ma perché twitter? “Mi è sembrato il gesto più naturale da fare, andando a cercare informazioni laddove sapevo potessero esserci. Una sorta di radiocronaca, per rendere l’idea”.

Che ha le sue controindicazioni: “Bisogna non cadere nella sindrome dello spettatore totale, come quando i giornalisti in tv inquadrano il cielo e spiegano che è azzurro. Le immagini hanno già superato la loro parola, e questo vale anche quando comunichi sul web e sui social network. Occorre comunque mantenere sempre la capacità di analizzare quello che succede e selezionarlo”.

Le ricostruzioni, le analisi e le riflessioni che sono uscite sui giornali “sono qualcosa di superiore ai tweet”. L’ideale è riuscire a conciliare le due peculiarità, sostiene Allegranti, metterle insieme e integrarle: “Il giornalista del quotidiano si può magari permettere di stare sul luogo, vedere di persona quello che sta succedendo. Chi sta di fronte al computer ha al contrario la possibilità di raccogliere fonti di diverso tipo”. Costruendo così una narrazione più profonda di quanto non si possa ottenere sfruttando solamente uno dei due approcci. “Molte delle prime foto le ho trovate su facebook, o su instagram, un social network di fotografie per smartphone. Utili per ricostruire un racconto. Mi rendo conto che sul social network inizialmente è contorto, sgrammaticato, ma è molto utile una volta che ti fermi. È come se avessi preso appunti”. Appunti che girano, vengono condivisi, arricchiti, che sfruttano a loro volta materiale prodotto da altri.

Al punto tale che secondo Allegranti twitter ha in parte modificato il lavoro delle agenzie: “Fanno un lavoro immenso e professionale. Ma i loro lanci sono costretti in qualche modo a tenere il passo delle informazioni che circolano in rete. Twitter diventa così uno stimolo per il giornalismo professionista. Se un giornalista offre su twitter una notizia in tempo reale, le agenzie di stampa devono farci i conti”.

Veicolare notizie in questo modo determina ovviamente maggiori rischi per l’attendibilità delle fonti. Creando un rischio per chi deve metterci in calce una firma. “Il segreto è nella selezione di cosa seguire. In quel caso diventa una fonte preziosa, se è preceduta da quel tipo di lavoro. Se tu verifichi l’attendibilità di chi sta dietro un’account, a quel punto chiunque può diventare un portatore di notizie”. Occorre una sorta di istruttoria prima, al termine della quale si includono account affidabili e si escludono gli altri. “Se mi presento alla rete come un giornalista, ho la responsabilità di quel che tweetto così come di quel che finisce sulla carta del giornale”.

Rimane però la specificità del lavoro giornalistico: “Ogni mestiere ha la sua professionalità, anche se chiunque, in un dato momento, può diventare un portatore di informazioni. E con twitter trovi spunti nuovi, e ogni tanto anche delle notizie”

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