Dietrofront su Sopa e Pipa?

By Redazione

gennaio 21, 2012 Esteri

Non erano leggi americane, né nello spirito, né negli intenti. E il Congresso si è espresso con una prima bocciatura. Stiamo parlando di Pipa e Sopa, acronimi delle due nuove norme anti-pirateria che avrebbero consentito, nei fatti, di censurare il Web a discrezione del governo e dei gruppi di pressione più influenti. Pipa (“legge per la protezione dell’IP”, in italiano) avrebbe permesso al governo federale americano di denunciare e strangolare economicamente ogni sito reo di violazioni dei diritti d’autore, punendo anche tutti i presunti complici. La Sopa (“legge contro la pirateria online”) permetterebbe ai titolari di copyright statunitensi di agire direttamente per impedire la diffusione di contenuti protetti. Il combinato disposto delle due leggi avrebbe avvicinato gli Usa alla Cina, quanto a censura di Internet. Ed è per questo che un numero sempre maggiore di senatori e deputati, che inizialmente le appoggiavano (nel nome della protezione dei diritti d’autore), si sono chiamati fuori.

Anche i candidati repubblicani, in corsa per le primarie della South Carolina, non ne hanno affatto parlato bene. “Una legge che, al momento, è scritta veramente male”, ha commentato Newt Gingrich. “Una norma troppo generica che regala al governo il potere arbitrario di entrare a gamba tesa in Internet”, concorda Mitt Romney. Ron Paul, il candidato libertario, per una volta si è sentito in buona compagnia e si è compiaciuto di non essere più l’unico difensore del libero accesso a Internet nel suo partito. Un sostenitore delle due leggi, a dire il vero, c’è ancora, anche se non lo dice esplicitamente: Rick Santorum, il più conservatore dei candidati. A proposito di Sopa e Pipa, commenta: “Si tratta di norme discutibili, per come sono formulate oggi. Ma non sono dalla parte di chi viola la legge, come regolarmente avviene oggi”. In Congresso, nonostante il parere di Santorum e di chi la pensa come lui, il dibattito si è arenato. Il leader della maggioranza democratica Harry Reid ha rimandato il voto, che era previsto per martedì prossimo.

Intanto, però, indipendentemente dal dibattito in Congresso, l’Fbi ha chiuso i maggiori siti di condivisione dei film, MegaUpload e il suo sito sussidiario MegaVideo, noti in tutto il mondo. E ha anche arrestato il suo fondatore, Kim Schmitz. Il mondo degli hacker non è rimasto inerte: il gruppo Anonymous ha lanciato un attacco informatico contro siti governativi americani e case cinematografiche. La guerra del Web è appena iniziata.

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