Baio Dossi: “Viva il sistema tedesco”

By Redazione

gennaio 21, 2012 politica

Accelerare sul piano delle riforme a partire dalla legge elettorale. Un mantra condiviso da una larghissima fetta delle forze politiche, impegnate, dopo la bocciatura del referendum, a impegnarsi direttamente nel riformare il Porcellum. “Che la legge elettorale è un tema prioritario non basta dirlo, bisogna dimostrarlo con i fatti”, osserva Emanuela Baio Dossi, senatrice dell’Api di Rutelli. “Sono stata contraria al referendum, ma il fatto che così tanti cittadini l’abbiano sostenuto è un messaggio fortissimo alla politica. I cittadini indicano una priorità, vogliono riappropriarsi di un potere reale. È per questo che serve una legge che ridia la possibilità di scegliere il candidato, ma anche una stabilità di governo”. 

Tradotto?
Mi riconosco nel sistema tedesco.

È anche la posizione ufficiale dell’Api?
Credo che sia condivisa all’interno del mio partito. Ma credo che buona parte del Terzo Polo si muova in questa direzione.

Avrei qualche dubbio su parte di Fli.
Almeno per quanto riguarda Udc e Api credo non ci siano dubbi. Il sistema che è in vigore nega nel modo più assoluto la democrazia e la possibilità di scelta. Ma un ritorno al sistema precedente si baserebbe su un bipolarismo che oggi è fallito, purtroppo.

Come purtroppo?
Sì, se avesse funzionato non saremmo in queste condizioni.

In concreto: proporzionale con preferenze e premio di maggioranza?
Il tema delle preferenze non è un elemento che contraddistingue la mia posizione, perché ha generato in altri tempi sacche di malaffare nel paese. Dunque una sintesi buona, anche se le preferenze sono l’ultimo degli aspetti su cui puntare.

Quale sarebbe l’alternativa?
Un proporzionale su collegi più ridotti, come succede in Spagna. O anche il modello che noi abbiamo per le provincie attualmente: piccoli collegi uninominali ma ripartizione proporzionale.

Nell’Udc alcuni sono favorevoli all’indicazione del premier prima delle elezioni, altri nettamente contrari. Lei che ne pensa?
Non è un elemento essenziale, deriva dalle cose. Anche adesso l’indicazione avviene di fatto, nel momento in cui vince una coalizione o l’altra. Nel segno della stabilità è una tecnicalità che dovrà essere vista nel momento in cui si capirà su quale sistema elettorale ci si vorrà indirizzare. Se ci fosse non sarebbe un elemento negativo, ma on è nemmeno una priorità assoluta.

Ma un’indicazione sostanziale del premier in pectore è chiara esclusivamente in un regime bipolare.
Stante lo scenario politico odierno non ci sono solamente due poli, ce ne sono tre. Anzi, se la Lega andrà da sola, addirittura quattro.

Appunto. In questo caso l’indicazione preventiva o meno diventa una questione abbastanza importante.
È chiaro che la coalizione che ottiene il maggior consenso indica il premier, perché il parere degli elettori è sempre prioritario.

Voi lo sapete bene che Pdl e Pd ribadiscono che, qualunque sistema elettorale faranno, uno dei paletti imprescindibili sarà la conservazione del bipolarismo. Non avete paura di rimanere tagliati fuori?
Non mi preoccupa affatto. Perché l’unica vera novità della politica non è né il Pdl né il Pd. Hanno dimostrato nei fatti il loro fallimento. Se non per scelta, saranno costretti ad ascoltare il Terzo Polo. Anche se solo se lo faranno per scelta mostreranno di aver capito dove sta andando la società. Anche se le posso dire che nel Pdl ci sono molti colleghi che non hanno il bipolarismo come valore irrinunciabile.

Se dovesse dire quanti?
Diciamo parecchi.

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