Civati lancia OccupyPd

By Redazione

gennaio 20, 2012 politica

Ieri è stata una giornata molto complicata per il Pd, che ha aperto i lavori dell’Assemblea Nazionale (stamattina dalle 9.30 la diretta su Youdem) in un clima teso. A rendere l’aria pesante è la questione elettorale. La proposta Bersani, al di là di giudizi di merito, è difficile da comunicare. Ricalca il modello ungherese, e combina un maggioritario a doppio turno con il proporzionale. Senza contare che ha da tempo esaurito il suo effetto-annuncio, essendo stata presentata in estate.

Mentre le posizioni convintamente maggioritariste dei veltroniani e quelle tedesche dei popolari e dei dalemiani ristagnavano nel dibattito, Civati e Vassallo si sono inseriti nella discussione lanciando la proposta, qualora non si riesca a trovare un accordo in Parlamento, di primarie con preferenze per definire i posti nelle liste bloccate. Proposta stroncata dal presidente Rosy Bindi: “Lavoriamo sulle proposte principali – ha detto aprendo i lavori – non sulle subordinate. Le primarie sono un segno di debolezza, irrispettoso nei confronti del progetto del Pd che è chiaro ed è già stato presentato”. Accusa implicita a Civati di non voler sostenere a prescindere il tentativo giungere ad un compromesso, per spingere l’acceleratore sulle primarie di partito per i posti in lista.

“Le nostre proposte le abbiamo presentate – rincara la dose Pierluigi Bersani  – e siamo disponibili a metterle in discussione con gli altri”. Ma “il Porcellum è inaccettabile, per l’impossibilità di scegliere i propri candidati e per il parossistico sistema maggioritario che premia maggioranze relative anche del 34%”. Ergo, va cambiato, e l’ipotesi che si possa andare al voto con questo sistema non è all’ordine del giorno. “Non intendo incentrare la discussione su questo tema – ha messo in chiaro il segretario – perché non è in gioco la democrazia nel Pd, ma quella dell’Italia intera”. Non è bastata la concessione finale (“Certo se rimarrà il Porcellum faremo le primarie”) a Civati, che ha capito l’antifona, riportando su Twitter le parole del leader e etichettandole come “ipocrisia”.

Bersani non può dormire sonni tranquilli. Se il polverone che ha intossicato l’aria nei padiglioni dell’Assemblea è stato sollevato da due personalità non di grande peso nelle economia generale del partito, è dovuto a due fattori. L’endorsement alla proposta civatiana da parte di Repubblica (di cui vi abbiamo raccontato ieri). Fatto grave agli occhi del Botteghino, che ha costruito una elaborata ed efficace strategia comunicativa per disinnescare la mina. Ieri mattina, defilato a pagina 11, un articolo dell’Unità metteva quasi con noncuranza in bocca a Bersani parole di appoggio alle primarie per il Porcellum. Così come Enrico Letta, relegato in un taglio basso al centro della foliazione del quotidiano di Mauro. Un modo per mostrarsi inclusivi rispetto alla proposta di Civati, ed evitare una netta presa di posizione – magari attraverso un voto formale dell’Assemblea – che vincoli le scelte della segreteria. Intenzionata invece a prendere tempo.

Sarà una battaglia complicata. A seguito di una trattativa febbrile che si è susseguita nel pomeriggio di giovedì, Repubblica ha per il momento evitato di insistere sull’argomento, almeno fino alla prossima settimana, quando sarà archiviata la sessione plenaria dei democratici. Ma non ha rinunciato a corredare la propria edizione bolognese con il pesantissimo intervento di Romano Prodi, e con quello di Stefano Bonaccini, segretario emiliano del Pd. Entrambi, ovviamente, favorevoli alle primarie. Pesante soprattutto la seconda, nonostante il valore dell’opinione dell’ex premier.

Perché pur essendo in ampia maggioranza bersaniani, i segretari regionali e i responsabili degli enti locali sono favorevoli ad eventuali primarie con preferenza per la composizione delle liste. Riuscirebbero in tal modo a controllare in maniera più stringente la selezioni dei candidati, il tutto a scapito di Roma.

Un’eventualità che spaventa una larga parte del gruppo parlamentare in carica, come spiegano alcune fonti vicine a Civati. Che sostengono che oltre il tentativo di rimandare una decisione netta sull’argomento,  Bersani stia anche provando a bluffare nei confronti del gruppo. La minaccia che, se non si cambia la legge elettorale, l’alternativa obbligata metterebbe a rischio la ricandidatura di molti, potrebbe portare l’ala veltroniana e quella dei popolari a più miti consigli. Consegnando, in sostanza, carta bianca al segretario per trattare con gli altri partiti.

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