Twitterlobby, news by tweet

By Redazione

gennaio 19, 2012 Cultura

È il Big Bang dell’informazione, una rivoluzione dal basso a cui anche gli inquilini dei piani alti hanno dovuto abituarsi in fretta. Editori in primis, costretti a improvvisare, in quanto “nessuno di loro ha una social media policy”. Twitter è entrato a gamba tesa nel mondo della comunicazione rompendone gli schemi da ancien regime: lo sa il pubblico che ieri era stipate nella ‘sala delle Colonne’ della Luiss per un convegno sul tema. Tra soffitti a cassettoni e putti di marmo, è balzato all’occhio un trionfo di smartphone, tablet e pc: oltre ai 15 relatori, un pubblico always connected di esperti, studenti e curiosi, molti dei quali intenti a cinguettare al grido di #twitterlobby.

D’altronde i numeri del fenomeno vengono presto svelati. “Nonostante non riveli i suoi dati – spiega l’analista Vincenzo Cosenza – Twitter ha 100 milioni di utenti attivi nel mondo e circa il doppio di semplici registrati”. L’Italia, che l’anno scorso contava 300mila fedelissimi, da settembre ha assistito ad un clamoroso aumento degli accessi stimati intorno ai 2 milioni. “Merito dell’effetto Fiorello”, certo. “L’italiano con più followers è Jovanotti”, bene. Ma accantonati vip e cazzeggio, Twitter ha cominciato a connotarsi per quella carica informativa che nel calderone dei cinguettii mescola stabilmente cittadini-cronisti a reporter col tesserino. Sono migliaia i professionisti dell’informazione attivi sul social media che, spiega Luigi Ricci, vantano diversi gradi di interazione e specifiche capacità di influenza sui followers (qui alcune classifiche)

E se spesso, sottolinea Roberto Cotroneo – direttore della scuola di Giornalismo della Luiss -, i giornalisti usano la piattaforma di microblogging alla stregua di “una loro micro-testata”, vanitosi ed autoreferenziali come pochi, ci sono anche le storie di gente comune che fa informazione partendo dalla tastiera del proprio pc. E’ il caso di Claudia Vago, in arte Tigella. Nella vita lavora per la Regione Emilia-Romagna, mentre sul web s’è messa a raccontare le rivoluzioni arabe (e non solo), usando Twitter come “news network”, perché “nel 2011 molti eventi sono stati raccontati prima e meglio dalla rete che dai media tradizionali”. La Vago verifica le fonti, cerca persone affidabili da seguire online, dà conto della storia che si compiva ieri in Tunisia, oggi in Ungheria e su Twitter ha catturato quasi 9000 followers. “Ma questo dovrebbe essere il prototipo del giornalista moderno”, sottolinea Riccardo Luna, moderatore dell’incontro.

Nuovi utenti, nuovi lettori. Chiedetelo a Stefano Menichini, direttore di Europa e twittatore esperto, tanto da esser stato “rimproverato in famiglia” per i suoi copiosi cinguettii. “Twitter è una straordinaria cassa di risonanza per i piccoli quotidiani come il nostro”. La pubblicazione online di articoli, editoriali ed interviste fa sì che i contenuti siano condivisi ovunque dagli utenti. “Oggi se vuoi far diventare importante una cosa, non devi mandarla sui giornali ma in rete”, commenta Riccardo Luna che comunque scrive su un quotidiano (La Repubblica) non certo marginale. Dal canto suo, Menichini conosce le tribolazioni finanziarie del mondo editoriale e si chiede se ci sia un modo per “monetizzare i followers e trasformarli in lettori”.

Lettori che su Twitter cercano un canale di dialogo anche con i politici. Pochi, ancora, gli onorevoli e governatori nostrani che bazzicano il social network, ancora meno i coraggiosi che interagiscono senza la porta a vetri dell’ufficio stampa. Appassionati, come Roberto Rao che, tablet in mano, racconta al pubblico luissino com’è cambiato il suo modo di comunicare la politica su Twitter, prima da portavoce di Casini e poi in qualità di deputato-cronista. Tramite l’hashtag #opencamera, il centrista riporta sul web i lavori parlamentari e risponde agli utenti-elettori. Rao è convinto che ascoltando Twitter “si possa fare consenso” anche se “per fare come Obama, in Italia bisogna essere molto bravi e pronti a prendere delle sveglie pazzesche”.

Inutile girarci intorno. Su Twitter un onorevole “non è uguale agli altri utenti”. Augusto Valeriani, esperto di comunicazione in forza all’Università di Bologna, dice che “il politico può avere ruolo di leadership nel social network, ma senza controllo”. E questo perché lì si compie “uno storytelling collettivo”, fatto di mille voci, diecimila opinioni, tutte impossibili da imbrigliare alla partitica maniera. “Twitter è veloce ma consente di costruire relazioni nel tempo”, riunisce in sè la tempestività dell’agenzia di stampa, la chiarezza della radiocronaca e la vitalità delle redazioni. Il tutto, rigorosamente, in 140 caratteri.

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