ItaliaNimby

By Redazione

gennaio 19, 2012 politica

Né Schettino né De Falco. Tassisti. Ebbene si, nel Belpaese anno di grazia 2012 non esiste alcuna dicotomia tra “l’eroe” della Capitaneria di Porto di Livorno e “l’anti-eroe” della Concordia. Siamo, invece, tutti tassisti. I proprietari delle auto bianche, benché mediante l’utilizzo di metodi non propriamente politically correct, risultano essere l’avamposto più radicale della logica del “nimby” (not in my back yard). Ossia, viva le liberalizzazioni purchè non vadano ad intaccare gli interessi del mio gruppo di appartenenza.

Quella dei taxi, tanto per sgombrare il campo da facili equivoci, è la liberalizzazione meno importante. Tuttavia, gli scioperi selvaggi, le bombe carta, le risse tra opposte fazioni e i giornalisti minacciati, l’hanno trasformata nella più impellente e decisiva. Ma nel caso di specie, di cosa si discute? Sul tema, il Decreto Legge del 20 gennaio ha purtroppo subito fortissimi annacquamenti. Rispetto alla bozza originaria, sono rimaste le previsioni relative ad extraterritorialità e nuove licenze, demandate all’“Autorità per le reti” (una sorta di Antitrust dei trasporti) in accordo con i comuni e i rappresentanti di categoria. E’ saltata, invece, la concessione della doppia licenza per ogni taxi. I fumogeni del Circo Massimo, con annessi proclami eufemisticamente bellicosi, hanno prodotto l’effetto del freno a mano: l’esecutivo, dopo giorni di estenuante trattativa con i rappresentanti sindacali di categoria, ha ritirato quegl’articoli del Decreto giudicati dai tassisti inaccettabili. Ovvia conseguenza: liberalizzazione del settore morbidissima. Male.

Ma in questa sede, non ci si vuole occupare esclusivamente dell’affaire taxi. Bensì, lo si vuole prendere ad emblema della malattia che pervade l’intera società italiana. E la malattia, ripetiamo, si chiama nimby. Farmacisti, professioni, frequenze, ferrovie, carburanti. Qualsiasi apertura dei mercati comporta necessariamente le barricate della categoria oggetto del tentativo di liberalizzazione. L’esecutivo propone, tanto per citare un esempio, di liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia c? Subito Federfarma si dichiara pronta alla battaglia. Ed ancora, riforma delle professioni. Avvocati: abolizione di tariffe minime e massime, obbligo di preventivo scritto e di assicurazione contro eventuali danni. Anche in questo caso, la posizione dei Consigli Forensi è tutt’altro che conciliante. Proclamazione dello sciopero, inevitabile. E gli esempi potrebbero proseguire a dismisura.

Invece, per tornare all’argomento taxi, ecco a voi il mantra della politica protezionista e protettrice: non è il problema dell’Italia. Senza dubbio. Non è il problema, ma è un problema. Per percorrere con l’auto bianca il tragitto Roma zona Eur – Aeroporto di Fiumicino occorre sborsare 45 euro. Ecco, al consumatore costretto a pagare tale somma (considerata la distanza è un vero e proprio furto, credeteci) non possiamo rispondere che i problemi del paese sono altri. Più concorrenza subito, ovunque.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *