Il labour l’attacca anche al cinema

By Redazione

gennaio 19, 2012 Cultura

Il 27 gennaio prossimo uscirà nelle sale italiane il film “The Iron Lady” diretto dalla regista britannica Phyllida Lloyd, alla sua seconda regia per il grande schermo dopo il successo del musical “Mamma mia!”. La pellicola, che si è già aggiudicata un Golden Globe, ripercorre la vita di Margareth Thatcher – soprannominata Dama di Ferro – che diventò leader indiscussa del Regno Unito per oltre un decennio occupando Downing Street dal 1979 al 1990. Prima ed unica donna a ricoprire il ruolo di Primo Ministro in Gran Bretagna, aggiudicandosi ben tre elezioni consecutive.

Personaggio di enorme spessore politico la Thatcher, ora 86enne, viene interpretata nella pellicola dall’attrice americana Meryl Streep, che ha dato il meglio di sé fornendo una performance  imponente, tanto che si parla di una possibile nomination agli Oscar come miglior attrice protagonista (si tratterebbe della 17esima nomination). Un’attrice di enorme calibro, dunque, che è riuscita a catturare appieno l’essenza della Thatcher, un personaggio estremamente complesso spesso ricordato per la propria tendenza a mettere in discussione l’indiscutibile.

“The Iron Lady”, che ha già riscosso un enorme successo negli Stati Uniti, ripercorre dunque la vita dell’ex-Primo ministro britannico attraverso gli occhi della stessa protagonista, che racconta la propria vita. A partire dall’infanzia, passando per la sua carriera politica e i 17 giorni che precedettero la Guerra delle Falkland ,tornata di attualità proprio in questi giorni per alcune affermazioni di David Cameron alla vigilia del trentennale del conflitto con l’Argentina.

La pellicola ha comunque sollevato molte polemiche. Non poteva essere altrimenti considerando che la “Dama di Ferro” era tanto amata dai suoi sostenitori quanto odiata dagli oppositori. Secondo alcuni, infatti, la produzione sarebbe stata “eccessivamente cauta” nel dipingere la figura della Thatcher non dando risalto agli aspetti negativi della sua politica e soffermandosi solo sulla difficile decisione di intervenire militarmente nelle Falkland. I critici ritengono che sarebbe stato importante dare risalto anche alle scelte impopolari dell’ex-inquilina di Downing Street a partire dai tagli che fu costretta ad operare all’educazione quando ricoprì il ruolo di Ministro dell’Istruzione del Governo Heath.

Molte obiezioni si sono concetrate dal fronte liberal anche al percorso narrativo scelto, perché tralascerebbe aspetti considerati fondamentali per comprendere appieno la figura della Thatcher, una donna di indubbio successo le cui scelte, spesso difficili, scaturirono più volte nella rabbia della popolazione. I critici labour hanno sottolineato l’omissione di temi come la frenata della crescita economica del paese nel corso del suo ultimo mandato e la riforma del sistema fiscale. Quest’ultima ricordata soprattutto per l’introduzione della cosiddetta “Poll Tax”, una tassa calcolata in base alla popolazione, uguale per ogni cittadino residente nel Regno Unito.

Ma come sottolinea la Streep, il film vuole essere “una storia sul potere, sul tracollo e sull’epilogo della vita di un individuo che ha condotto un’esistenza traboccante di intensità sul piano professionale che all’improvviso finisce”. Come spesso accade in questi casi, comunque, le polemiche non fanno altro che accrescere l’interesse del pubblico, contribuendo ad aumentare il successo in sala.

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