Una tassa odiosa

By Redazione

gennaio 18, 2012 politica

Una rivoluzione anti-Imu che parte dal basso. Dai social network, dalle piazze. Fino a coinvolgere i consiglieri comunali eletti da nord a sud della Penisola. È questa la campagna lanciata la scorsa settimana dal Tea Party Italia, che in questi giorni sta animando un interessante dibattito su Twitter. Una campagna diventata una mozione che oggi i movimentisti invitano a presentare e sostenere nei consigli comunali di tutta Italia per contrastare la nuova Ici introdotta dal governo Monti, e portare l’aliquota dell’imposta dallo 0,4% allo 0,2% del valore catastale dell’immobile, così come consentito dalla legge. Notapolitica ne ha parlato con David Mazzerelli, fondatore del movimento in Italia nonché coordinatore nazionale.

Da dove è partita la mozione anti-Imu? 
È nata da un’idea di Fabio Giannotti, del Pdl di Forte dei Marmi, e Riccardo Cavirani, vicecoordinatore del Tea Party Italia. Cavirani me l’ha proposta e l’ho trovata ottima, perché molto vicina all’istanza del Tea Party: una battaglia concreta su una tassa odiosa quale è l’Imu.  E, nonostante la campagna sia partita da una settimana scarsa, abbiamo già avuto un forte riscontro in tutta Italia.

Perché definite l’Imu una tassa odiosa? 
Una piccola premessa: la nostra mozione riguarda l’Imu prima casa. Abbiamo scelto di concentrarci solo sulle prime case per dare possibilità ai consiglieri comunali, anche se all’opposizione, di avere campo libero e non prestare il fianco a contestazioni o ostruzioni. Detto questo, secondo noi l’abolizione dell’Ici era stata una tra le poche cose buone fatte dal governo Berlusconi. Adesso si sta nuovamente reintroducendo quella che di fatto era l’Ici, una tassa straordinaria che poi, come molte altre cose in Italia, è diventata, ahinoi, ordinaria. In un momento di recessione una tassa che pesa sulle famiglie, sulle coppie, su persone che hanno investito i risparmi di una vita sulla prima casa non è assolutamente il modo per ridare fiato all’Italia. Anzi. Riteniamo sia solo un modo per strozzare ulteriormente gli italiani, che già sono soffocati da questa imposizione fiscale degna di uno Stato vessatorio. Un consiglio comunale può decidere però di portare l’aliquota Imu dallo 0,4% allo 0,2% del valore catastale dell’immobile. Esattamente la metà. Non male.

La campagna sta avendo una forte eco su Twitter. Un dato inaspettato, oppure il risultato di una promozione volutamente 2.0? 
Il nostro account Twitter, così come quelli presenti su altri social network, è certamente molto seguito. Ma ci siamo avvalsi anche di media più tradizionali: il quotidiano Libero ha rilanciato la campagna con un bell’articolo, quando è partita la mozione. A breve dovrebbe pubblicare anche i nomi di coloro che hanno già aderito. Sì a Facebook, sì a Twitter, dunque, ma sì anche al passaparola e ad una tematica molto sentita che si pubblicizza da sola. Molti nostri coordinatori locali stanno anche facendo un bel lavoro di divulgazione sul territorio. Venerdì a Padova si terrà una conferenza stampa di presentazione, e il coordinamento del Veneto sta sostenendo la campagna in tutta la regione. Lo stesso stiamo facendo in Toscana, Lombardia, Emilia Romagna.

Quale obiettivo vi siete prefissati?
Avete un traguardo o vi importa più che altro attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema Imu?Il nostro obiettivo è sempre medesimo: combattere le imposte eccessive. Ovviamente in maniera legale, quindi non promuovendo l’evasione fiscale. La battaglia sull’Imu è una battaglia legale. Da un lato vogliamo lanciare un messaggio a tutta l’Italia, dicendo che si può fare qualcosa partendo dal territorio. Dall’altra, vogliamo far sì che proprio dal territorio si dia un’immagine migliore, di consigli comunali che nella loro piccola realtà si battono contro un’imposizione fiscale eccessiva, e che nonostante gli indubbi vantaggi che le casse comunali trarrebbero dall’Imu, dicono allo Stato: “tu reintroduci la tassa, ma un comune virtuoso come il nostro pensa non sia il caso di soffocare i propri cittadini”. Pensiamo che il territorio debba dare il buon esempio al posto di uno Stato che non lo dà più. Vogliamo quindi che la palla passi alla gente, alle amministrazioni locali, ai consiglieri comunali di qualsiasi schieramento che hanno a cuore i cittadini».

Quante risposte avete ricevuto al vostro appello?
In pochi giorni abbiamo avuto oltre 50 adesioni da parte di altrettanti consiglieri comunali dalla Puglia alla Lombardia. E ogni giorno si aggiunge qualche nuovo consigliere che ci scrive, da nord a sud. Crediamo sia veramente un buon successo. Al Tea Party di sabato scorso a Reggio Emilia c’erano oltre 130 persone, e molti consiglieri si sono impegnati a portare avanti la mozione nei loro comuni. Insomma, dovunque la presentiamo otteniamo un ottimo riscontro.

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