Più spazio per tutti

By Redazione

gennaio 18, 2012 Cultura

Tutto il web ne parla: il 31 gennaio 2012 Splinder chiude. La notizia ha già da tempo aperto riflessioni amare sullo stato di salute della blogosfera. Con i social network, si dice, i blog non hanno più spazio, non interessano ai giovani, non sono altrettanto divertenti, interattivi, veloci. Hanno vinto Twitter e Facebook. I cari vecchi blog sono un relitto della storia. O forse no.

Abbiamo chiesto ad Andrea Santagata, responsabile di Banzai Media, di chiarirci le idee sullo stato in cui versa la blogosfera, sulla vicenda di Splinder e su presente e futuro dei servizi per il web. Banzai è il terzo operatore web italiano per utenze mensili, con 13 milioni di utenti attivi al mese, secondo gli ultimi dati Audiweb risalenti al novembre scorso. Una realtà importante, madre, tra le altre cose, di siti di riferimento come Studenti.it, Liquida.it, Giallozafferano.it e nell’e-commerce ePrice e Saldiprivati. Si tratta di un gruppo indipendente, non legato ad editori o compagnie telefoniche, come lo sono, ad esempio, Libero o Virgilio. Viene fondato nel 2007 come operatore che nasce dal web per il web, partendo dal dato che in Italia c’è una sostanziale povertà di offerta, cioè meno prodotti che trovano spazio sulla rete. Di qui la decisione di unire soldi e talenti e formare un gruppo che oggi conta 370 professionisti del settore, con un fatturato di 110milioni di euro l’anno. Quando Dada, la società che acquistò Splinder nel 2006, annunciò la chiusura, Banzai si offrì di prendere in gestione la storica piattaforma italiana

Splinder chiude. Gli utenti rimasti danno l’addio e già da un po’ è iniziato il countdown. Molti si chiedono se questo epilogo fosse inevitabile. Eppure Banzai si era offerta di prendersi carico gratuitamente della manutenzione della piattaforma…
E’ vero, ci siamo offerti per farci carico della sopravvivenza di Splinder. Io stesso fui tra i fondatori della piattaforma. Non nascondo che l’offerta è stata anche motivata da un innegabile legame affettivo. Ma di base il motivo è stato la volontà di recuperare uno dei pochi servizi italiani che abbiano avuto successo sul web negli ultimi 10 anni. Fin dalla sua nascita Splinder ha avuto un avuto subito un grande successo e goduto di un particolare momento storico. Si trattava, infatti, del primo servizio di questo genere totalmente in lingua italiana. Tra l’altro vantava un ottimo rapporto tra facilità di uso e qualità offerta. È anche vero che con l’arrivo di altre piattaforme, come WordPress, è stato in qualche modo superato. D’altronde se un servizio è semplicemente migliore, c’è poco da discutere. Ma la verità è anche che effettivamente non si è sviluppato negli anni un modello economico adatto allo sviluppo delle piattaforme che ospitano i blog.

Come mai poi questo passaggio fra Dada e Banzai non si è concretizzato? Costi burocratici?
Nello specifico questo bisognerebbe chiederlo a Dada. In realtà i costi non sarebbero stati insostenibili. Di certo, a parte i costi burocratici di questo passaggio, la difficoltà maggiore sarebbe stata nel trasferimento delle competenze, dei server e delle tecnologie. Mi spiego: nonostante il netto calo di audience e nonostante il fatto che i blogger attivi siano probabilmente un numero molto minore di quanto si possa pensare, Splinder rimane comunque una realtà molto grande, stratificata, strutturata, che si appoggiava su diversi server. Trasferire il know-how e il codice di una realtà così complessa è piuttosto impegnativo. Noi saremmo stati disposti ad accollarci anche i rischi di questo passaggio, onori ed oneri, diciamo. Anche eventuali perdite, le avevamo in qualche modo messe in conto. Però Dada ha deciso diversamente e rispetto questa decisione.

Lei ha accennato al fatto che, in sostanza, quello che manca sono dei modelli di business in grado di sostenere progetti come Splinder. Quindi la pubblicità non è sufficiente per coprire i costi e “monetizzare”?
In effetti bisogna partire dall’idea che le principali piattaforme di blog sono offerte agli utenti che vogliono creare il proprio blog in modalità advertising free, e anche quando includono spazi pubblicitari all’interno dei blog si tratta di spazi normalmente poco remunerativi. Inoltre i blog creati su una piattaforma come quella di Splinder raccolgono molti visitatori, ma generano normalmente poche pagine viste e scarsamente targetizzabili. In pratica, chi possiede e gestisce una piattaforma di blog non diventa ricco. Un discorso diverso può eventualmente valere per il singolo blogger, che può gestire il suo spazio come vuole. Il blogger può decidere di mettere tutta la pubblicità che desidera su uno spazio che la piattaforma gli offre gratuitamente. Ma il proprietario della piattaforma non può invadere lo spazio del blogger.

I Social Network “monetizzano” di più …
Certo, la tua pagina in realtà non è tua. È del servizio, che può farci più o meno quello che vuole.

È un esempio lampante di come l’Italia sia rimasta indietro nella “web economy”. Tra l’altro, è di pochi giorni fa la notizia che siamo scesi di cinque posizioni nell’Index of Economic Freedom del Wall Street Journal, guadagnandoci un imbarazzante 92esimo posto al mondo, per la prima volta tra i paesi “essenzialmente non liberi”.
Specialmente in un momento in cui la crescita è al centro delle discussioni che girano intorno all’economia, bisognerebbe iniziare a prendere seriamente in considerazione il grosso problema dell’Italia, che riguarda la digitalizzazione del paese, ovvero la necessità di procedere quanto prima con l’Agenza Digitale e soprattutto la banda larga.  La nostra arretratezza in termini di politiche e infrastrutture “digitali”, incide enormemente sulla quantità di denaro che va a finire nell’e-commerce e nella pubblicità on line. I nostri numeri si fermano a meno della metà di quelli della Francia, a quasi parità di utenti! Continuando su questa strada perdiamo pezzi di Pil giorno dopo giorno. Molti servizi on line di casa nostra sono appena sostenibili, e innovare e investire diventa molto difficile. In soldoni, se in Francia su 100 pagine web posso guadagnare mettiamo 100, in Italia su 100 pagine guadagno 50, ed è ovvio che in Francia possono quindi investire il doppio che da noi. È il proverbiale cane che si morde la coda. Questo sì che fa la differenza!

Parliamo un po’ dello stato di salute del blogging. Secondo “State of the Blogosphere 2011”, il report annuale di Technorati, le fasce d’età che più di ogni altra utilizzano i blog oggi, sono principalmente quella che vanno dai 25 ai 34 anni e dai 35 ai 44. La fascia dai 18 ai 24 registra cifre molto simili a quelle degli over 65!  Come interpreta questo dato?
Direi che mi rallegra! È un’ottima cosa! La blogosfera non è in crisi come si dice. In realtà è viva e vegeta. Semplicemente è tornata ad essere quello che era stata pensata per essere all’origine, ovvero… la blogosfera! Vede, nel 2001, quando iniziammo l’avventura di Splinder, i blog erano poche centinaia. Poi sono aumentati in maniera esponenziale. Oggi si attestano su qualche centinaia di migliaia, parlo di quelli attivi, numero forse in discesa per la prima volta dal 2001, ma  stanno tornando a essere spazzi di approfondimento, nei quali la qualità sta tornando a discapito della  quantità. Nel momento di boom del blogging, la maggioranza dei blog esistenti erano diventati un po’ come dei diari, niente di più. C’erano contenuti che potevano interessare gli amici stretti del blogger che postava. Oggi questo si può fare molto più velocemente e comodamente sui social network, e meno male! Il blog secondo me non è lo strumento più adatto per parlare delle tue vacanze o, che so, della fidanzata. Tutto questo ha trovato il suo spazio e la sua dimensione nei social network. E va benissimo così!

Perciò possiamo dire che i social network hanno soppiantato i blog in quanto fenomeno ma non ne hanno sostituito la funzione.
Esattamente. Tra l’altro, anche non pensando a Facebook, molto legato a interazioni fra amici, ma a servizi più vicino all’informazione, come Twitter, 140 caratteri posso essere molto efficaci e veloci, ma certamente non si prestano per ragionamenti più approfonditi, com’è appunto il blog. Io mi aspetto che si raggiunga un giusto equilibrio tra blog e social network.

Proviamo a fare una previsione. I social network sono certamente un fenomeno. Quindi, come tali, dovranno essere presto o tardi soppiantati da qualcosa di diverso?
Non necessariamente. In tutta sincerità non credo. Credo invece che i social network abbiano ormai trovato il loro spazio, la loro dimensione. Non è prevedibile credo un loro ridimensionamento, almeno per i due più importanti, Facebook e Twitter. Non ci dimentichiamo che non è sempre vero che quando si smette di parlare di qualcosa riferendosi ad essa come “fenomeno” quella cosa poi sparisca. Certo, questo è successo per alcuni prodotti poco rilevanti, non particolarmente utili, basti pensare al flop di Second Life. Ed è anche vero che altri fenomeni sono decisamente andati a morire, come MySpace. Però ci sono anche progetti dei quali non si parla più e che sono tutt’altro che morti. Anzi! Le aste di e-Bay sono più vive che mai, sebbene se ne senta parlare meno sui giornali, così come YouTube non fa notizia come una volta, ma è qualcosa di enorme e ancora vivacissimo. Se poi ci vogliamo chiedere se sul web ci sia o meno spazio per qualcosa di nuovo, la risposta che ci ha dato la rete negli ultimi 15 anni è “sì, questo spazio c’è”. E credo, per fortuna, che ci sarà sempre.

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