Il Pirellone perde pezzi

By Redazione

gennaio 18, 2012 politica

«Sono solo responsabilità personali. E’ una questione politica e un attacco diretto della sinistra contro il Pdl e contro di me». La difesa del governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni, è sempre la stessa. Problemi ascrivibili a individualismi che guastano un sistema sano e un certo “fumus persecutionis” dell’opposizione. L’ultima miccia esplosa in un Popolo della libertà già squassato si chiama Massimo Ponzoni. Molto più di un consigliere regionale del Pdl (carica dalla quale non si è dimesso). Assessore regionale alla Protezione civile nel 2006, cambia poltrona due anni dopo, per spostarsi all’assessorato alla Qualità dell’ambiente. Nel 2009 il ruolo di coordinatore provinciale per il Pdl a Monza gli apre la porta alla segreteria dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale: incarico che oggi ha lasciato, secondo quanto riferito dal presidente leghista del Consiglio Davide Boni.

I capi d’imputazione che gravano sulla sua testa sono pesanti: la magistratura monzese, nell’inchiesta sul crac della società il Pellicano, ha ipotizzato bancarotta fraudolenta, corruzione, concussione e peculato, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti. Quest’ultima accusa collega le periferiche del governo regionale direttamente al suo cuore: Roberto Formigoni. A lui l’ex segretario avrebbe pagato il noleggio di barche, vacanze e gioielli. Con un’altra ombra sul partito, l’appoggio della ‘ndrangheta alle Regionali lombarde nel 2005: voti comprati dalle società in cambio di appalti truccati.

Le altre ordinanze di custodia cautelare toccano ulteriori gangli del Pdl lombardo. Volti non nuovi alla politica locale e legati al centro-destra: Antonino Brambilla, vice presidente e assessore della Provincia di Monza e Brianza, già assessore all’Urbanistica di Desio, e condannato per corruzione come presidente dell’Amsa nel febbraio del 1994; Rosario Perri, ex assessore della Provincia di Monza e Brianza e dirigente del settore tecnico del comune di Desio; Franco Riva, ex sindaco e assessore all’Urbanistica del comune di Giussano; Filippo Duzioni, imprenditore bergamasco. Il centrosinistra chiede lo scioglimento della Giunta per procedere a nuove elezioni. E nei confronti dello stesso Ponzoni aveva già più volte espresso la richiesta di dimissioni, respinta – nel settembre del 2010 – dal voto in aula della maggioranza.

Ma l’ex segretario è solo l’ultimo di una lunga scia di arresti eccellenti che sembra aver travolto il centro-destra dopo la sconfitta a Milano nelle Amministrative del maggio scorso. Un partito in affanno, già allora si diceva, per i contrasti intestini, alle prese con la conquista di nuove quote di potere nel riposizionamento post-morattiano e, dopo le dimissioni da premier, nel post-Berlusconi.

Nel luglio dello scorso anno toccò a Gianni Prosperini, ex assessore regionale al Turismo e allo sport. Finì ai domiciliari con le accuse di corruzione e false fatturazioni per una storia di tangenti intascate per favorire un imprenditore in una gara d’appalto truccata nell’ambito della Borsa Internazionale del Turismo. All’epoca, l’accadimento non sembrò sorprendere molti. Il personaggio non era nuovo a vicende giudiziarie. Già un’altra tangente, di circa 230 mila euro, versata su conti correnti elvetici intestati a società fiduciarie a lui riconducibili, lo avevano condotto in carcere nel dicembre del 2009.

Più complicata, invece, la posizione del numero due della Regione, il vicepresidente del Consiglio Franco Nicoli Cristiani. A novembre è stato arrestato nella sua casa di Mompiano, in provincia di Brescia, con le accuse di corruzione e traffico illecito di rifiuti. A inchiodarlo una tangente da 100mila euro e le intercettazioni telefoniche. All’epoca, l’Ufficio di presidenza del Pirellone si era affrettato a tamponare lo scandalo con un comunicato stampa: «I fatti contestati a Nicoli Cristiani non sono in alcun modo riferiti ad attività relative alle funzioni dell’Ufficio di presidenza». A Formigoni, l’opposizione aveva chiesto di riferire in aula. Il Pdl aveva risposto con le dimissioni del vicepresidente, subito sostituito dal consigliere pidiellino Vanni Ligasacchi. Oggi la sua carica è occupata da Carlo Saffiotti, in seguito ad un sanguinoso accordo interno al partito.

Mentre Ponzoni si consegna alla Procura (forse dopo il rientro in Italia dall’estero) ci si chiede come la Lega intenda posizionarsi nei confronti della “questione morale” del Popolo della libertà, definita da alcuni “il tramenio” degli ultimi mesi. Matteo Salvini, eurodeputato della Lega Nord, chiede «almeno un passo indietro di Ponzoni dall’incarico politico che ricopre in un territorio nel quale ci sono molte partite aperte da definire nei prossimi mesi», lasciando intendere che i padani non hanno intenzione di sporcarsi mani e reputazione in queste vicende. Posizione che aprirebbe alla Lega i tanto sognati spazi di potere in Regione Lombardia, a scapito dello zoccolo duro ciellino. Anche perché, rumoreggiano in molti, altri guai giudiziari sono all’orizzonte per il Pdl. Pronti ad abbattersi sul Pirellone. 

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