Il doppio Eurospreco

By Redazione

gennaio 18, 2012 Esteri

La crisi economica che attraversa l’Europa ha sollevato diverse problematiche sull’ inutile sperpero di risorse economiche pubbliche. A tal proposito è apparso sul sito di Libero un articolo di Francesco Specchia su uno dei più grandi scandali dell’UE: la doppia sede del Parlamento Europeo.

Un tema spesso discusso dagli assistenti parlamentari nei corridoi degli uffici di Bruxelles, ma che solo oggi risveglia l’opinione pubblica, spesso ignara del fatto che il Parlamento Europeo abbia effettivamente 2 sedi distinte, con tutti i problemi (soprattutto di carattere economico) che ciò comporta. A dire il vero le sedi fisiche dell’assemblea parlamentare sarebbero addirittura 3 (oltre a quelle di Bruxelles e Strasburgo esiste anche una sede in Lussemburgo). Raramente il consesso si riunisce però nel piccolo Granducato, lasciando a Bruxelles la sede fisica degli uffici del Parlamento e a Strasburgo l’emiciclo in cui si svolgono le sedute plenarie.

Ma ci si chiede spesso per quale motivo, considerando che gran parte del lavoro del Parlamento si svolge a Bruxelles (sede delle principali istituzioni comunitarie), sia necessario conservare la sede di Strasburgo e svolgere lì le sedute plenarie dell’assemblea. Cosa giustifica l’appuntamento mensile che, per quattro giorni, porta nella città alsaziana 736 eurodeputati e 3000 funzionari (a cui vanno aggiunti gli oltre 1000 assistenti) accompagnati dalla carovana di 20 tir carichi di documenti? La risposta è “nulla”. Non vi è infatti alcuna logica per questa transumanza se non assecondare il desiderio digrandeurdi Parigi, e di favorire l’economia di Strasburgo (che si basa quasi esclusivamente sugli introiti provenienti dall’appuntamento mensile del PE).

Proprio l’assenza di una logica concreta rende ancora più scandalosi i dati relativi alle spese vive che i contribuenti europei si accollano per permettere quello che è a tutti gli effetti uno spreco di risorse. Non è dunque un caso che in questi giorni, alla vigilia della nomina del nuovo Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz (l’odioso personaggio noto alla cronaca italiana per il duro attacco all’ex Premier Berlusconi, che poi lo definì “Kapò”), un gruppo abbastanza nutrito di eurodeputati sia tornato a chiedere la soppressione della sede alsaziana.

Tra questi spicca il nome della giovane esponente del PdL Lara Comi, che ha sollevato più volte il tema della soppressione della sede parlamentare di Strasburgo, e che oggi propone al neo-Presidente Schulz “di considerare la questione della doppia sede come prioritaria”. La Comi, inoltre, sottolinea che in altre occasioni le sarebbe stato risposto dagli organi competenti che ciò non sarebbe possibile in quanto “c’è un accordo previsto nel trattato” aggiungendo che questa volta “siccome la Merkel dovrà chiedere la modifica del trattato, sarebbe l’occasione buona per unificare le sedi”.

Un’istanza, quella della giovane eurodeputata lombarda, che ha trovato l’appoggio di numerosi suoi colleghi. Oltre ai 71 onorevoli italiani, infatti, hanno aderito all’iniziativa della Comi anche i rappresentanti spagnoli, greci, polacchi e scandinavi. E non vi è dubbio che anche i cittadini europei sarebbero favorevoli all’eliminazione dell’inutile sede alsaziana dell’unico organo elettivo dell’Unione. Già nel 2006, una petizione della liberale svedese Cecilia Malmström che chiedeva proprio l’eliminazione di una delle due sedi del PE raccolse oltre un milione di firme.

Dopotutto non solo la “doppia sede” rappresenta l’unico caso nel suo genere a livello mondiale (oltre a non aver alcun senso pratico ed anzi generando spesso confusione), ma ha costi assurdi che rappresentano una consistente fetta del bilancio ufficiale del Parlamento Europeo (nel 2011 pari a 1.686 miliardi di euro).

Non sarà comunque facile vincere la resistenza dell’asse franco-tedesco che, anche in questo caso, impone la propria linea noncurante della volontà degli altri paesi membri. Un comportamento a dir poco odioso, soprattutto in un momento in cui la Signora Merkel non fa altro che chiedere agli Stati membri lacrime e sangue per far fronte alla crisi. Ma perché allora non dare il buon esempio iniziando a tagliare, come nel caso dell’emiciclo alsaziano, i costi inutili? Oltretutto vi sono già progetti che prevedrebbero di creare proprio a Strasburgo la prima Università trans-europea, salvaguardando almeno parzialmente gli interessi  della città francese.

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