I pendolari del pieno

By Redazione

gennaio 17, 2012 politica

Una mozione per contrastare il pendolarismo del pieno. L’ha presentata il senatore Alessio Butti, Pdl, con la firma di una trentina di altri senatori residenti nelle zone di confine. «C’è stata un’adesione assolutamente bipartisan, che ha visto il sostegno di molti colleghi piemontesi, lombardi e friulani». Esiste un problema, ed è serio: con gli ultimi rincari delle accise sui carburanti sono sempre di più gli automobilisti che risiedono a ridosso dei confini nazionali («in particolare quello Svizzero e quello Sloveno», spiega Butti) che vanno a fare rifornimento al di là della frontiera. Un fenomeno che non solo sottrae introiti ingenti all’erario, ma rischia di mettere in ginocchio gli operatori che lavorano nelle zone di confine. Stime non ufficiali parlano dell’80% delle pompe di benzina a rischio chiusura lungo la frontiera.

I dettagli della mozione li illustra a Notapolitica lo stesso senatore Butti: «Il problema nasce dal fatto che nella vicina Svizzera, ma anche il Slovenia, benzina e gasolio costano sensibilmente meno. Questo perché le accise sulla benzina in Svizzera ammontano a circa 70 centesimi, mentre da noi superano un euro. Quindi se in Italia la benzina alla pompa oscilla tra 1,730 e 1,740 euro al litro, oltreconfine costa 1,4 euro al litro, o anche meno. Sono quindi tantissimi gli automobilisti piemontesi, lombardi e friulani che scelgono di fare rifornimento in Svizzera o in Slovenia, risparmiando fino a 40 euro per ogni pieno».

Cosa chiede la mozione? 
Esistono carte sconto per l’acquisto della benzina cui hanno diritto i residenti che abitano nelle zone di confine. Queste carte consentono di risparmiare 18 centesimi al litro se si risiede entro i 10 chilometri dalla frontiera, e 10 centesimi se si abita entro i 20 chilometri. Noi chiediamo allo Stato di aumentare la sua partecipazione nel finanziamento di queste carte sconto dai 20 milioni di euro attuali a 60 milioni di euro, per consentire di portare le agevolazioni ad un livello tale da scoraggiare i rifornimenti oltreconfine.

Chi ne trarrebbe vantaggio? 
Tutti: lo Stato, gli operatori del settore, e anche gli automobilisti. Lo Stato in primis, perché tornerebbe comunque ad incamerare quelle imposte sul carburante che oggi perde proprio a causa del pendolarismo del pieno.

A quanto ammontano queste perdite? 
Ci sono stime delle associazioni di categorie che appaiono piuttosto attendibili, e che fino ad ora non sono state né confutate né smentite: in queste stime si parla di 243 milioni di litri di carburanti l’anno, di cui circa 203 di benzina e 30 di gasolio. Calcolando che le accise sulla prima sono superiori ad un euro a litro, e quelle sul gasolio sono di poco inferiori, si può facilmente stimare la quantità di imposte che lo Stato tornerebbe ad incamerare. Una cifra notevolmente superiore a quei 60 milioni di euro necessari oggi a rendere competitive le carte sconto per il carburante.

E i vantaggi per gli operatori e i consumatori? Basta una carta sconto a risolvere il problema della “fuga” degli automobilisti all’estero? 
Se questo permette di livellare i prezzi del carburante, si perde automaticamente qualsiasi convenienza economica nell’andare a fare il pieno oltre confine. In questo modo anche gli operatori dei distributori di benzina italiani non correrebbero più il rischio di restare senza lavoro.

Qual è stata la reazione degli operatori del settore? 
La mozione nasce proprio per rispondere ad un problema molto sentito lungo il confine svizzero. Conosco bene quella realtà, è bastato che ci si sentisse per far emergere la questione.

Che tempistiche vi aspettate per la discussione in aula?   
Domani (oggi, ndr) la depositiamo per l’iscrizione. Poi ci affidiamo al presidente del Senato.

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