Forconi contro il sistema

By Redazione

gennaio 17, 2012 politica

Rivolta vera o fuoco di paglia? Ci chiediamo insomma se si stia assistendo ad un reale sentimento di rivalsa, se la Sicilia abbia finalmente deciso di dire basta, di opporsi a lunghi anni di mala gestione e di mala politica. Il dubbio resta, anche perché per cambiare lo stato delle cose non basteranno pochi presidi e tante urla verso chi governa; servirà andare oltre l’entusiasmo di un paio di giorni in piazza. I siciliani che intendono imboccare questa strada dovranno dimostrarsi capaci di fare scelte coraggiose, di dire no a certe logiche ed uscire da un sistema che ha imprigionato l’isola per decenni. Intanto però qualcosa si muove, la manifestazione organizzata dai Forconi scuote le coscienze, un ceffone in pieno viso a chi ha continuato a dormire nonostante la gravissima situazione.

Movimento nato da un paio di anni che si professa apartitico (anche se non manca chi  individua parentele con la destra estrema), gli indignati alla siciliana hanno scelto come nome e simbolo il noto strumento utilizzato per lavorare la terra. Forte la scelta degli slogan usati in questi mesi, dal “calci in culo per tutti”, a “i deputati regionali sono pezzenti e devono andare tutti a casa”. Adesso la scelta di scendere in piazza, di coinvolgere i cittadini in una manifestazione di quattro giorni, da lunedì 16 a venerdì 20, organizzata con lo scopo di creare una serie di disagi. L’intenzione è di bloccare la Sicilia, di isolarla, stoppando i trasporti cruciali per la regione: dai porti alle autostrade, dalle raffinerie di petrolio alle strade a scorrimento veloce.

Nulla di violento, ma svolto con estrema decisioni e con la convinzione di protestare per qualcosa di maledettamente importante. Abbiamo intervistato telefonicamente Franco Calderone, uno dei promotori dell’iniziativa, partendo dalla madre di tutte le domande: perché?
“Perché non ne possiamo più. Siamo nati per legittima difesa, difesa delle famiglie, delle persone e delle aziende. Lottiamo contro il sistema artefice di questo stato di degrado, contro una classe dirigente che ha preso sottogamba le nostre istanze. Nell’ultimo mese in Sicilia si sono registrati due suicidi di imprenditori che non avevano più le risorse finanziarie per mandare avanti le loro aziende. Qualcosa andava fatta”.

In poche parole la vostra non è una battaglia contro il governatore Lombardo e la sua giunta, bensì contro l’intera classe politica siciliana.
“Non solo; anche contro quella nazionale ed europea, limitatamente ai nostri rappresentanti.  Nessuno ha capito come gestire i settori cruciali per la regione:  agricoltura e pesca. In Sicilia si tratta dei principali business aziendali: se si fermano tali settori, si ferma tutto e così è stato. Ragion per cui sono scesi in campo anche commercianti, artigiani e piccoli imprenditori. Abbiamo provato anche ad incontrare il presidente Raffaele Lombardo il quale, nel corso di una riunione di 15 minuti ci ha detto che non poteva fare nulla”.

In che senso, scusi? Che cosa avete chiesto?
“Da due anni continuiamo ad inviare costantemente protocolli, istanze e quant’altro senza ricevere risposte adeguate.  Ma il problema, ripeto, non è Lombardo, almeno non solo lui. Personalmente io ho anche incontrato anche altri esponenti politici, compreso l’ex ministro Romano, ma nessuno ha saputo dare risposte alle nostre richieste. Vuole che le faccia un esempio?”

Magari…
“Parliamo di Equitalia. Il nome inganna, non ha nulla di equo. Si tratta di una società di usura, che ha danneggiato aziende ed imprese. Noi chiediamo di bloccare le cartelle esattoriali, ma ci battiamo anche per il finanziamento delle imprese. Nulla!  Nessuno ha voluto ascoltarci. Di qui la necessità di scendere in piazza, l’abbiamo fatto, ripeto, per legittima difesa. Da ieri e fino a venerdì continueremo a fare presidi per sensibilizzare l’opinione pubblica. Niente di eccessivo, ci piazziamo sulle autostrade e distribuiamo materiale informativo, in cui spieghiamo le ragioni della protesta. Fin qui la risposta è stata eccellente, tutti ci chiedono di andare avanti, di non fermarci”.

In questi due giorni però non sempre le cose sono andate lisce come l’olio. In rete circolano video in cui si evince tutta la rabbia dei manifestanti, la frustrazione e l’esasperazione di chi desidera risposte dagli amministratori e che anche per questo ha deciso di prendere parte alla protesta. Questa mattina all’alba si è registrato anche un incidente abbastanza grave sulla statale 194, all’ altezza dell’ingresso sud di Lentini.  A quanto pare un ambulante alla guida di un furgone non si è fermato al posto di blocco istituito dai manifestanti che hanno deciso di inseguirlo. Ne sarebbe venuta fuori una colluttazione molto animata, con l’ambulante che avrebbe deciso di estrarre un coltello e colpire al volto uno dei suoi  accusatori. Quest’ultimo, trasportato all’ospedale di Lentini, se l’è cavata con 25 punti di sutura.
“Non ne ero informato e mi dispiace che sia accaduto – commenta Calderone – noi stiamo collaborando con le forze dell’ordine e loro stanno facendo altrettanto  in assoluta serenità.  Premesso ciò aggiungo che la situazione è grave e l’esasperazione imperante può condurre a conseguenze gravi. La gente non riesce più a mangiare e quando si arriva a non poter sostenere le spese minime vuol dire che ci si trova dinanzi ad un problema molto grave. Parlo dei problemi di cui si sarebbero dovuti occupare tutti i nostri politici: di destra, di centro e di sinistra. Noi nasciamo come movimento trasversale che protesta in tutela del diritto di vivere e di farlo decorosamente e decentemente”.

La manifestazione è in corso, ma gli organi di stampa siciliani vi danno una visibilità praticamente pari allo zero. Non vi prendono sul serio o non siete stati bravi a coinvolgerli?
“Oppure sono asserviti al potere.  La butto lì, anche se mi auguro che non sia davvero così. Ed allora diciamo che si tratta di una distrazione. Guardi, il questore di Palermo mi ha posto l’identico quesito, ma non ho saputo rispondere. In effetti è molto strano”.

Proiettiamoci al dopo, a quello che accadrà da venerdì in poi. State pianificando altre iniziative? E’ vero che intendete bloccare le pompe di benzina?
“Le strade sono tante ed anche le possibilità di protesta. Torneremo a farci sentire, inventeremo altri interventi per farci notare. Ma al momento nulla è stato stabilito”.

In Sicilia sembra essere tornati indietro di 200 anni, si imbracciano i forconi per accendere i riflettori su un disagio che ha origini molto lontane. Per risolvere i problemi, quelli veri, servirà dell’altro, i volantini sono un inizio ma non bastano.

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