Facco: “Maroni non vincerà mai”

By Redazione

gennaio 17, 2012 politica

Stasera sarà a Varese. Per l’enorme numero di adesioni ricevute, gli organizzatori hanno dovuto in tutta fretta spostare l’incontro in una sala più capiente. Perché quello di Bobo Maroni è un nome che tira, certo. Ma soprattutto per la curiosità di vedere il delfino sfidare il veto del Senatùr di tenere comizi, nonostante si dice sia tornata la pace . “Per chi conosce la Lega a fondo quello in atto è uno scontro prevedibile”, osserva Leonardo Facco, un lungo passato di vicinanza al Carroccio, oggi caporedattore del nuovo quotidiano online “nordista” L’Indipendenza.com.  “La Lega non è un partito, ma un’aziendina in mano alla famiglia Bossi. Non è un caso che abbia lo stesso segretario da 28 anni – continua Facco – Lo statuto e la democrazia interna non sono stati mai rispettati. La differenza è che questa volta il personaggio finito nel tritacarne si chiama Maroni, che è uno a cui è sempre stata data una grande visibilità, e al quale Bossi è legato, perché è stato uno dei primi ad averlo seguito. Non lo fece fuori nel ’94, quando per la prima volta tentennò rispetto al famoso ribaltone nei confronti di Berlusconi, e adesso se lo ritrova in casa”.  Oggi i ruoli si sono invertiti, con l’ex ministro dell’Interno che vorrebbe scaricare il Pdl e Bossi determinato a tenere salda la barra dell’alleanza con il Cavaliere.

Bossi non deve aver preso bene questo nuovo ammutinamento.
L’arrabbiatura non è tanto di Bossi. Non bisogna immaginarselo com’era prima. Fisicamente ha poche ore di autonomia al giorno, la sua lucidità dura molto poco. Sono la moglie e il “cerchio magico” a spiegargli cosa deve dire, perché rappresentano i suoi interessi familiari. Lo scontro è tra Maroni e il “cerchio magico”. Il Senatùr è usato come una Madonna pellegrina, testimonial di quelli che stanno intorno a lui di fronte a tutta la militanza. E nessuno si permette di parlarne male.

Ma perché non lo si dovrebbe attaccare se è così debole?
Faccio un esempio. Io e te siamo nella stessa sezione della Lega nel veronese, ed entrambi abbiamo ambizioni politiche. Entrambi siamo maroniani. Ma io, a differenza tua, che sostieni semplicemente Maroni, a un certo punto dico che Bossi deve andare a fanculo. Questo fa il tuo gioco, perché determina un motivo per cui io posso essere allontanato o espulso. Divento un reietto. Bossi è intoccabile, per questo lo stesso Maroni non ha mai parlato contro Bossi.

Non mi ha ancora convinto.
Stiamo parlando di un partito che non è più il movimento rivoluzionario che qualche buontempone della stampa immagina. È un partito estremamente paludato nella realtà italocentrica. Un partito con una serie di condanne e malefatte impressionanti alle spalle. Sono tutti ricattabili fra di loro, figuriamoci i vertici. C’è sicuramente qualche carta su Maroni pronta per essere data in pasto alla stampa.

Allora dove vuole andare? Se non criticherà mai direttamente Bossi, né dunque se ne andrà dalla Lega, a che gioco sta giocando?
È un gioco delle parti tra Maroni e Bossi. Si pensi solo a questo: a Varese due mesi fa si è svolto il congresso provinciale. L’ex inquilino del Viminale, a detta di tutti, ha con sé  il 90% della base. È arrivato Bossi, ha imposto per acclamazione il suo fedelissimo Canton, e Maroni ha ritirato il suo candidato.

Rifarebbe oggi le stesse mosse?
Probabile. Il discorso è che la Lega sta perdendo continuamente credibilità. E se ti vuoi rifare una verginità è perché in qualche modo l’hai persa. In vent’anni al governo i risultati ottenuti dalla Lega per il nord equivalgono a zero, determinando un’emorragia di voti testimoniata dalle ultime amministrative. Il fatto che Maroni rimanga nella Lega è per trainare voti su uno che viene percepito come quello che fa la battaglia interna. Una strategia straordinaria di Bossi per arginare il calo di voti, portando l’elettore che non vuole più votare per lui a dare il voto a Maroni.

Non ci credo che è tutta una manfrina.
Il contrasto con il “cerchio magico” c’è, è reale. Ma è uno scontro tutto interno, di potere, per avere il controllo del partito.

Cosa deve fare Maroni per poterlo ottenere? Alcuni bene informati mi dicono che stia per dare vita ad una fondazione.
Maroni non vincerà mai. Quando non ci sarà più Bossi la Lega inizierà un processo di autodistruzione. La gente non potrà mai rispettare Maroni allo stesso modo nel quale ha rispettato il leader. Non ha la stessa autorevolezza che aveva Bossi nel fare e disfare il partito a proprio piacimento.

Nel breve periodo dunque il Carroccio che fa? Alleanza con il Pdl o corsa solitaria?
Non c’è spazio né voglia di un atto di forza interno. Per cui alla fine conterà il parere di Bossi, e i parlamentari si faranno i propri conti in tasca. Non è un caso che la sera prima del voto su Cosentino Bossi fosse a cena con Berlusconi. Un altro segnale è che il probabile riferimento dell’inchiesta che svela gli investimenti della Lega in Tanzania è Aldo Brancher. Questo per dire che la decisione di cosa farà la Lega alle prossime elezioni è in mano a Berlusconi, non a Maroni.

(l’Opinione)

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