L’orchestrale della Concordia

By Redazione

gennaio 16, 2012 Cultura

Il naufragio della Concordia all’isola del Giglio ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica il coloratissimo mondo delle crociere. Ma come si vive a bordo di una di queste gigantesche navi, in mare per mesi, in compagnia di migliaia di turisti? Notapolitica ha parlato con Francesca Pansironi, musicista, che ha lavorato per diversi mesi sulle navi Costa Crociere. Imbarcandosi anche sulla Concordia fino a pochi mesi fa.

Come si svolgeva la sua giornata giornata-tipo? 
Io ero imbarcata come musicista, e diciamo che è il ruolo più invidiato, poiché lavoriamo solo la sera (anche se comunque si parla di suonare 6 ore al giorno e per chi è del mestiere sa che è una bella fatica). Perciò di giorno eravamo liberi di poter scendere nei porti che visitavamo, sempre sotto determinate regole: si lasciano scendere prima i passeggeri, si ritorna a bordo entro massimo un’ora prima che la nave salpi… Il che comporta solo poche ore a terra e di solito non distanti dal porto.Per quanto mi riguarda passavo i pomeriggi anche a studiare canzoni e stili nuovi da proporre nelle serate, per variare sempre il repertorio, o per preparare delle serate a tema con gli animatori. Poi ci sono gli orari di apertura mensa fissi (e se per qualsiasi motivo salti il pasto, non puoi avere cibo in cabina, e dovrai aspettare il turno successivo a stomaco vuoto!), e salvo riunioni straordinarie per lo “staff”, si inizia a lavorare dalle 17:30/18 fino all’orario di chiusura dei saloni, che di solito è intorno alle 2:00.
L’equipaggio ha inoltre molte restrizioni, ad esempio non si può accedere alle aree passeggeri come la mensa o la piscina, e se si passa nei saloni bisogna sempre obbligatoriamente indossare la divisa assegnataci. Ciò comporta che hai degli spazi ben delineati e spesso limitati dove puoi spendere il tuo tempo quando non lavori.

Prima di partire le è stato insegnato qualcosa sul mare e sulle procedure di emergenza? 
Già dal primo contratto, ma anche su ogni nave cui ho lavorato, per tutta la crew è obbligatorio il corso di almeno una settimana nel quale si specificano tutte le norme di sicurezza: dai segnali sonori e il loro significato alle scialuppe e i giubbotti di salvataggio. Inoltre ognuno di noi ha un libretto assegnato con un ruolo ben specifico, che può essere semplicemente quello di fare l’appello alle scialuppe oppure, cosa che riguardava spesso gli animatori, quello di indirizzare i passeggeri nelle giuste direzioni, di evitare che prendessero gli ascensori, o di segnalare i dispersi…Insomma, anche se si cambiava nave per solo una settimana si era tenuti a ricominciare il corso da zero. Spesso ci lamentavamo di queste restrizioni, ma con un attimo di lucidità è giusto che ognuno di noi dovesse aver bene chiaro cosa fare per evitare panico anche tra l’equipaggio in caso di incidenti.Il corso terminava con un esame, e ogni quindici giorni c’erano prove speciali per tutto l’equipaggio, chiamate “boat drill”, che potevano essere segnali d’incendio o addirittura di evacuazione, perciò anche io, che non avevo nessuna qualifica nautica, devo dire di aver imparato tante cose fondamentali per la mia salvaguardia e quella delle altre persone. Ogni settimana si teneva una esercitazione obbligatoria anche per tutti i passeggeri, ma al contrario dell’equipaggio che rischiava richiami o espulsioni in caso di mancanze, i passeggeri erano disordinati, svogliati e maleducati: spesso filmavano o fotografavano l’evento come fosse un gioco, senza rendersi conto dell’importanza di ciò che potevano apprendere, e alle volte si assentavano volontariamente senza motivo. Insomma non è mai stato semplice avere a che fare con il pubblico che si trova lì in vacanza e non vuole perder tempo con manovre di sicurezza, delegandole alla crew. A sentire poi le interviste dei sopravvissuti all’incidente mi viene la rabbia quando sento dire che lo staff non è stato all’altezza dei salvataggi, perché senza di loro sicuramente i passeggeri non avrebbero avuto la minima idea di cosa fare.

Cosa le era richiesto in caso di situazioni di emergenza?
Come ho specificato, i musicisti non sono ritenuti adeguati nell’aiutare i passeggeri, viste le poche conoscenze tecniche della nave. Questo poteva riguardare soprattutto gli animatori, che hanno più contatto col pubblico e quindi possono trasmettere più fiducia alle persone spaventate. Nel nostro caso avevamo ruoli minori, come l’appello ad ogni scialuppa, o il contatto con la capitaneria per segnalazioni di emergenza.

Qual è il rapporto dei comandanti con lo staff? Ha avuto modo di conoscere Schettino?
Ho conosciuto comandanti e comandanti in seconda, che come succede sempre in queste situazioni di marina hanno un ruolo “gerarchico” molto forte: hanno privilegi e considerazione ben diversi dal resto dell’equipaggio, come del resto hanno anche maggiori responsabilità. Non ho mai conosciuto Schettino, ma ho sempre riscontrato nella figura del capitano una grande fierezza e risolutezza, perciò non posso aggiungere aggettivi di tipo caratteriale. Certo mi è capitato anche di vedere attività “ricreative” tra gli ufficiali e all’interno della sala macchine o comunque situazioni di svago e di festa, alle volte discutibili, alle volte in leggerezza. Episodi tuttavia nella norma, e giustificabili alla luce dei lunghi mesi passati a bordo lontani da casa e certe volte in condizioni non troppo piacevoli, ad esempio il mare mosso.

La manovra effettuata da Schettino con la Concordia si chiama “inchino”. Questa manovra è qualcosa di usuale?
Io ho percorso proprio sulla Concordia quella tratta per diversi mesi, e devo dire che si tende a passare “vicino ” alla terra per tutta una serie di comodità, ma mai così vicino. Immagino ci siano anche delle leggi della navigazione ben precise…
Nel caso dell’incidente del 13 gennaio ho sentito parlare di saluti alla popolazione a terra, ma sinceramente non riesco a credere sia vero. Mi è capitato di partire anche da Venezia e passare per i canali della città mentre dagli altoparlanti ci spiegavano le bellezze dei paesaggi, ma sempre con la dovuta cautela. Credo comunque che la verità verrà a galla col tempo, è inutile fare allusioni premature e alle volte completamente inventate.

Durante il suo lavoro sulle navi da crociera ha mai vissuto momenti di paura?
Proprio sulla Concordia, nel 2009, ero tra l’equipaggio nell’incidente sulla banchina di Palermo che provocò un buco nello scafo, per fortuna più in alto della linea di galleggiamento.
Avevamo preso mare forza sette quella notte, e non avremmo dovuto attraccare, ma lo abbiamo fatto lo stesso per permettere ai passeggeri di sbarcare, col risultato che una folata di vento ci ha spinti troppo vicino alla banchina. Quella notte c’è stata molta agitazione: gli ufficiali erano di poche parole, per cercare di non spaventarci ed evitare il panico generale, ma la nave si impennava paurosamente e non era possibile lavorare, né tantomeno rimanere nei piani alti della nave più soggetti a spostamenti bruschi. Cadevano oggetti e non si riusciva a rimanere in piedi in qualsiasi zona della nave, persino nel proprio letto c’era il rischio di cadere. E’ stata una notte orribile, ma l’equipaggio ha mostrato esperienza e pazienza. Poi la mattina dopo il problema del “buco” ci ha fatti rimanere molte ore nel porto a tamponare il danno e siamo ripartiti nella notte direzione Civitavecchia. Quella stessa notte il mare era ancora paurosamente mosso e imbarcammo acqua fino alle cabine dove mi trovavo io, al terzo piano. Era evidente che provenisse dal foro della mattina, ma gli ufficiali si limitarono a dire che era la piscina che perdeva a causa del dondolio. Insomma non si riescono ad avere informazioni precise nei momenti difficili, ma credo sia una procedura cautelativa standard, altrimenti si verificherebbero più danni del dovuto e più agitazione del necessario. In fondo per quelli come me che non hanno molta esperienza né molte possibilità di rendersi utile, è stato forse meglio non conoscere le condizioni fino in fondo. In quella situazione devo dire che tutto lo staff fece un ottimo lavoro, sia meccanico, che di intrattenimento degli ospiti.

Che effetto fa stare su una struttura così grande, con 4000 passeggeri? 
L’effetto di salire sulla Concordia non è descrivibile facilmente a parole: è una città galleggiante. Tutto è spettacolarmente grande e ben organizzato. Certo nelle cabine ai piani sotto il livello del mare non si ha la stessa tranquillità delle cabine passeggeri, e a volte ci si sente un po’ come un topo in trappola.

Come giudica il comportamento dell’equipaggio nel naufragio della Concordia?
Non posso sapere come siano andate esattamente le cose a bordo, ma so che nonostante il buio, il freddo e il black-out della nave, l’equipaggio (e solamente loro) hanno sbarcato 4000 persone in un’ora e mezza: se non avessero funzionato gli addestramenti e le gerarchie stabilite, forse oggi parleremmo di ben altre cifre di morti e dispersi. Perciò nonostante le colpe che andranno attribuite a chi ha avuto mancanze o leggerezze, provo rispetto e stima per tanti di quelli che si sono trovati lì e hanno aiutato e fatto il loro dovere per salvare più vite possibili. Mi dispiace che tra i media nessuno abbia dato risalto alla voce dell’equipaggio, che oltre a rischiare la propria vita ha aiutato a salvare quelle degli altri e avrebbe ancora più diritto di dire la propria versione.

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