I Casini del Terzo Polo

By Redazione

gennaio 16, 2012 politica

C’è una costante nel dibattito sulla legge elettorale dopo la bocciatura dei quesiti referendari da parte della Consulta: è il caos che aumenta di ora in ora, che affastella posizioni tra le più diverse, espresse anche laddove sembrava potessero esserci posizioni univoche. Ultima in ordine di tempo, è la frattura interna all’Udc. Sosteniamo un modello alla tedesca, “basta che non scegliamo un sistema parlamentare con il premier eletto direttamente dal popolo che è un vero pasticcio”, ha detto ieri il presidente dei centristi Rocco Buttiglione. Andando clamorosamente in controtendenza rispetto a quanto affermato dal leader scudocrociato. In un’intervista a tutta pagina su La Stampa, Pierferdinando Casini dichiarava infatti che “siamo pronti a mantenere l’indicazione del candidato premier prima del voto, in modo che i cittadini possano scegliersi il governo, e non solo il partito”.

Insomma, se l’Udc fino a ieri era uno dei pochi punti fermi nel magma sclerotico delle opinioni sul tema, oggi occorre rimetterlo nel calderone. Anche perché, se nel partito la tendenza per un proporzionale alla tedesca sembra essere consolidata, tra i colleghi di Fli le pulsioni proporzionaliste sono se non respinte, quanto meno mal digerite. Anzi, tra i sottoscrittori della “Lega per l’Uninominale”, figurano autorevoli futuristi quali Ida Germontani, Mario Baldassarri e Benedetto Della Vedova, che guida il gruppo alla Camera.

Anche la terza gamba del Terzo Polo ha qualche appunto da fare alla proposta casiniana. L’Alleanza per l’Italia di Francesco Rutelli è sì convinta della bontà del modello tedesco. “È la formula condivisa dal mio partito, e anche dall’Udc”, dice all’Opinione e a Notapolitica la senatrice rutelliana Emanuela Baio Dossi, tacendo significativamente sulla posizione di Fli. Ma non ritiene prioritaria né una battaglia sulle preferenze, mantra irrinunciabile degli scudocrociati, né l’indicazione del premier. “Quest’ultima deriva dalle cose”, sostiene Baio Dossi, “e se in un Parlamento eletto con il modello tedesco la maggioranza deve essere formata da due o più coalizioni o partiti, il presidente del Consiglio sarà naturalmente il leader del partito che ottiene più consensi alle urne”. No a patemi d’animo nemmeno se dovessero saltare le preferenze: “Nessun problema se si scegliesse quella strada, ma non la difendo”. Alternative? Per Baio Dossi è il modello alla spagnola, un proporzionale impostato su collegi molto piccoli. O addirittura quello applicato nelle province italiane, un complicato mix di collegi uninominali e ripartizione proporzionale dei seggi.

Certo è, che con il Pdl che sta lentamente elaborando una linea ufficiale, per quanto fumosa, orientata ad una correzione del Porcellum con preferenze e premio nazionale al Senato, e il Pd che ha presentato una proposta di uninominale con doppio turno e quota proporzionale (una sorta di Mattarellum rivisto e corretto) i centristi potrebbero rimanere fuori dai giochi. Se rimanessero tagliati fuori dalla discussione elettorale, difficilmente potrebbero minacciare una crisi di governo, sia per una questione di numeri, ma soprattutto perché di Monti hanno fatto una bandiera. Il costo politico da pagare, per un argomento che gran parte dell’opinione pubblica considera laterale, sarebbe troppo alto.

“Sono un’armata Brancaleone”, ironizza Francesco Pionati, leader dell’Alleanza di Centro, oggi insieme al Pdl. “Se Bersani e Alfano tengono la struttura elettorale così come è – osserva – il terzo Polo è destinato alla spaccatura. O quantomeno all’irrilevanza”.
Secondo Pionati occorre un sistema che si allontani dal bipartitismo, che non ha funzionato, ma che preservi il bipolarismo di coalizione. Dunque? “Il Porcellum, che ha funzionato perfettamente. In fondo le liste bloccate sono valutate dagli elettori. E con questa incertezza, la qualità si alzerà, perché i partiti vorranno eliminare il pattume dal Parlamento”.

L’Opinione.it

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