Accise “Super”

By Redazione

gennaio 16, 2012 politica

Gli automobilisti italiani fanno il pieno di tasse. Ma le nuove aliquote imposte a dicembre dalla manovra “Salva Italia” su benzina e gasolio, salite rispettivamente a 704,20 euro (+8,2 cent al litro) e 593,20 euro (+11,2 cent) per ogni mille litri, sono solo la punta dell’iceberg.

Esiste infatti una lunga serie di accise, alcune delle quali vecchie di ottant’anni, che non ha mai smesso di farci compagnia alla pompa di benzina. Su ogni litro di carburante l’automobilista italiano paga infatti 0,00103 euro per il finanziamento della guerra di Etiopia del 1935-1936; 0,00723 euro per la crisi di Suez del 1956; 0,00516 euro per il disastro del Vajont del 1963; 0,00516 euro per l’alluvione di Firenze del 1966; 0,00516 euro per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968; 0,0511 euro per il terremoto del Friuli del 1976; 0,0387 euro per il del terremoto dell’Irpinia del 1980. Ma anche 0,106 euro per il finanziamento della guerra del Libano del 1983; 0,0114 euro per il finanziamento della missione UNMIBH in Bosnia Erzegovina del 1996; 0,020 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004. E poi ancora 0,0073 euro per il finanziamento della manutenzione e la conservazione dei beni culturali, di enti ed istituzioni culturali (DL 34/11); 0,040 euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011. Infine, ma non ultima, 0,0089 euro per far fronte all’alluvione in Liguria ed in Toscana di novembre. Senza contare, lo si è detto, la manovra Monti. Non consola certo sapere che dal 1 gennaio 2013 benzina e diesel auto compiranno un nuovo balzo in avanti di 50 centesimi di euro per ogni mille litri.

E all’estero come va? Decisamente meglio. E non solo perché lo ripetono i sindacati e le associazioni di consumatori. Abbiamo provato a fare un raffronto con la Spagna, con la quale condividiamo oltre al retaggio latino anche un’economia molto simile, ed un altrettanto somigliante contingenza di crisi. 1.396.881 di dollari il Prodotto interno lordo spagnolo, 1.921.576 milioni il nostro, con una sensibile differenza a vantaggio degli iberici per quanto riguarda il Pil pro capite. Eppure ieri in Spagna un litro di benzina costava tra gli 1,370 e gli 1,429 euro al litro, il gasolio invece tra 1,370 e 1,382. In Italia, invece, una media di 1,759 euro per la benzina e 1,716 euro per il gasolio. Là i prezzi oscillano quasi giornalmente in base alle quotazioni del petrolio a Londra e New York. Qui l’andamento del greggio non influenza minimamente il costo del prodotto finito:  secondo il Ministero dello Sviluppo Economico, mentre da inizio ottobre il costo della benzina è calato da 0,704 euro a 0,696 euro, il carico fiscale è passato da 0,890 euro a 0,998 euro. Ed è solo quest’ultimo il dato di cui i nostri portafogli hanno avuto sentore.

Il problema è a monte. Secondo i dati forniti dal Ministerio de Industria, Energìa y Turismo, nel novembre dello scorso anno la pressione fiscale spagnola su benzina e gasolio gravava rispettivamente per il 49,2% e il 41,7% sul prezzo alla vendita di benzina e diesel. In Italia, nello stesso periodo, il carico sui due carburanti era al 56,4% e al 49,1%. Tutto questo, ovviamente, prima che arrivassero gli ulteriori rincari della “Salva Italia”.

Come se non bastasse, rispetto agli spagnoli siamo messi peggio anche per quanto riguarda i costi di approvvigionamento e distribuzione dei derivati del petrolio. Nonostante la presenza di un colosso internazionale come l’Eni-Agip, infatti, la benzina senza piombo a novembre costava in Italia 69,3 cents al litro contro i 66,2 della Spagna. Stesso discorso, ma con minor divario, per il gasolio: 76,9 quello italiano, 76,2 quello iberico. “Me gusta la gasolina”. Me gusta, sì, ma quanto ci costa…

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