Due milioni di sfiduciati

By Redazione

gennaio 15, 2012 politica

Come iniziare l’anno nuovo senza i consueti rapporti Eurostat sull’occupazione nel nostro continente? Preoccupa quello del 6 gennaio: il tasso di disoccupazione nell’eurozona è cresciuto ancora arrivando al 10,3 % (+ 0,3% in confronto al 2010). Le maglie nere in questa rilevazione vanno alla Spagna (unemployment rate al 22,8% ) e alla Grecia (18.8%). La Befana porta il carbone anche all’Italia che nel Underemployed and potentially active labour force statistics si distingue come il paese europeo con il più elevato tasso di disoccupati che hanno smesso di cercare un impiego (“persons available but not seeking”): l’11,1% della forza lavoro totale. Cioè, un europeo su tre in questa situazione è un nostro connazionale. 2,7 milioni di italiani, dunque, non hanno fiducia nel mercato del lavoro.

Non possiamo non correlare questi dati a un’altra pubblicazione Eurostat antecedente a quelle appena richiamate, Methods Used for Seeking Work, che sottolinea un’altra caratteristica saliente dell’ambito occupazionale nostrano. La ricerca di lavoro nello Stivale avviene prevalentemente attraverso le reti parentali, amicali o quelle sindacali, mentre sono snobbati annunci sul web o sulla stampa e la promozione del curriculum. E che sono questi metodi europei? In realtà, anche in Europa la segnalazione di amici o parenti è la via più seguita il 68,9 % delle volte, una media inferiore rispetto all’Italia (76,9%). Ma è un altro il confronto che ci serve. Per esempio quello con la Germania (40,2%) e il Belgio (36,8%), ovvero i paesi più virtuosi nella classifica sui tassi di impiego. Può servire anche il paragone con chi sta peggio di noi per quel che riguardo questo indicatore: per esempio la Grecia e la Spagna, guarda caso le maglie nere su ricordate, che praticano la ricerca del lavoro per reti informali con percentuali addirittura superiori alle nostre.

Non traiamo conclusioni affrettate. Nemmeno questa lettura statistica de noantri può arrivare a sostenere che gli alti tassi di disoccupazione dipendano da un’amatoriale gestione del job placement. Semmai sarà vero il contrario, ovvero la disoccupazione, anche generata dall’onda lunga della crisi economica, favorisce un ricorso ai canali informali e allo stesso tempo indebolisce un sistema su basato di essi. Già qualche mese fa, la voce.info, in un articolo efficacemente intitolato Chi trova un amico trova un lavoro, scattava un’istantanea fedele del nostro disoccupato in cerca di sistemazione: questi ha più possibilità di successo se ha amici che hanno un impiego. Proprio perché il metodo più seguito è quello della segnalazione diretta, delle amicizie. Il mercato del lavoro italiano è segnato da un’asimmetria informativa: chi sta al suo interno dispone di maggiori (molto maggiori) informazioni sulle occasioni professionali rispetto a chi sta al suo esterno. Pure per questo chi sta fuori è sfiduciato, non cerca più.

Dovrebbero essere soprattutto i più giovani a capire che un mercato del lavoro così strutturato svantaggia proprio chi sta fuori: chi è provvisoriamente uscito, per esempio, o chi sta al suo ingresso. Bisognerebbe portare all’esterno quelle informazioni preziose attraverso un potenziamento delle agenzie dell’impiego o la creazione di nuove agenzie di ricollocamento come nelle proposte del senatore Ichino. È necessario mutare il funzionamento del sistema occupazionale italiano in modo radicale perché fondi su basi più solide e sia più preparato alle crisi internazionali. D’altronde, s’è visto, esso non genera più fiducia, quella fiducia giustamente promossa da Napolitano nel discorso di fine anno. La richiesta silenziosa e indiretta di quei due milioni di sfiduciati che non cercano più occupazione e che probabilmente non conoscono o non conoscono più persone e informazioni utili a migliorare la loro situazione mi sembra quella del cambiamento. Squadra perdente si cambia, ministro Fornero.

qdRmagazine.it

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