Adesso basta cambiamenti

By Redazione

gennaio 15, 2012 Esteri

Pubblichiamo l’intervento di Luca Pável, giovane giornalista ungherese, che racconta quello che sta succedendo nel suo paese in relazione alle polemiche sollevate dalle discusse riforme del primo ministro Viktor Orban.

Il 1990 fu l’anno in cui si indissero le prime libere elezioni in Ungheria e anche l’anno in cui sono nata. Io e la mia generazione non sappiamo cosa significa vivere sotto un regime, di qualsiasi tipo esso sia. Non abbiamo mai dovuto combattere per i nostri diritti e per la nostra libertà. Fu proprio Viktor Orbán, l’attuale Primo Ministro ungherese, che nel 1989, in occasione del riseppellimento dell’ex Primo Ministro Imre Nagy e di altri martiri nazionali nella Rivoluzione Ungherese del 1956, tenne un discorso in Piazza degli Eroi, a Budapest, chiedendo democrazia ed elezioni libere.

Ventidue anni dopo stiamo assistendo ad una nuova rivoluzione nazionale e la “battaglia per la sovranità economica”, come la chiama Orbán, include una nuova costituzione, centinaia di nuove modifiche al sistema elettorale, il cambiamento del regolamento dei media e della banca centrale.  L’Assemblea Nazionale ha anche votato la legge di stabilità, che secondo i critici potrebbe legare le mani ai governi futuri per ciò che riguarda la politica fiscale, dal momento che è una legge fondamentale. Richiede cioè che ogni emendamento sia votato da una maggioranza pari a due terzi dei membri del parlamento per poter entrare in vigore. Anche il nome del paese è cambiato: non è più Repubblica di Ungheria ora si chiama Ungheria.

“Basta cambiamenti adesso” – hanno pensato le cinquanta mila personeche si sono riunite furi del tatro dell’opera di Budapest, dove il governo e il Presidente della Repubblica, Pál Schmitt, il 2 gennaio stavano festeggiando la nuova Costituzione. La  manifestazione è stata organizzata principalmente da associazioni civili. Sebbene i partiti siano stati invitati a partecipare e a prender parte all’organizzazione dell’evento, a nessun politico è stato permesso di tenere un discorso. Questa gente non si fida nè del Fidesz (l’Unione Civica Ungherese) nè degli altri partiti. I sondaggi mostrano che durante i suoi 18 mesi al potere, il sostegno verso il Fidesz, il partito di Orbán, si è dimezzato, ma nessun altro partito ha aumentato la sua popolarità in modo significativo. Detto in altro modo: questa gente ne ha abbastanza dei politici. Desidera soltanto vivere, lavorare, senza paure e senza ansie.

Siamo nel 2012. Io e la mia generazione ancora non abbiamo mai vissuto senza democrazia, ma non possiamo dire di non aver paura del futuro. Per quanto ci riguarda, la nuova riforma dell’istruzione ci dà eccome delle preoccupazioni, considerando che porta con sè un taglio drammatico dei posti disponibili nelle università pubbliche per studiare legge, economia, scienze sociali. Spero che rimanga questo il nostro più grande problema, e che Viktor Orbán e la sua generazione possano rimanere gli ultimi che hanno combattuto per la libertà e la democrazia in Ungheria. Nel 1989.

 

Traduzione dall’inglese a cura di Irene Selbmann

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *