Un buon Wikompleanno

By Redazione

gennaio 14, 2012 Cultura

Buon compleanno, Wikipedia. L’enciclopedia libera del web spegne undici candeline. Undici anni di crescita, traguardi e successi, ma anche di clamorosi flop e intoppi lungo il cammino. Anni che però hanno fatto di Wikipedia un fenomeno di portata mondiale, una realtà impossibile da ignorare o sottovalutare, tanto per i suoi agiografi più oltranzisti quanto per i detrattori più diffidenti.

“Tutto comincia con Nupedia”, scriveva qualche giorno fa Calay Shirky, docente alla New York University e contributor di Wikipedia, in un articolo celebrativo della ricorrenza pubblicato su “The Guardian”: «Dieci anni fa, Jimmy Wales e Larry Sanger stavano cercando di creare Nupedia, un’enciclopedia online con un processo di pubblicazione in sette tappe: in altre parole, sette punti in cui le cose potevano incepparsi. Dopo un anno di lavoro non era stato pubblicato neanche un articolo. Così, il 15 gennaio di dieci anni fa, Wales e Sanger decisero di snellire il processo, provando a usare un wiki. Sanger mandò un’email ai collaboratori di Nupedia spiegando la novità e concludendo: “Fatemi questo piacere. Andate sul sito e aggiungete un articoletto. Vi ci vorranno cinque, dieci minuti”». E fu subito un successo. «Ogni giorno di questi ultimi dieci anni Wikipedia è migliorata perché qualcuno ha deciso di migliorarla: a volte creando un nuovo articolo, spesso modificando quelli già esistenti, ogni tanto difendendola da interventi vandalici, e dimostrando sempre di tenerci. La maggior parte degli utenti ci tiene un po’ e modifica un solo articolo. Un gruppo ristretto, invece, ci tiene tanto, e negli anni ha fatto centinaia di migliaia di modifiche in migliaia di articoli» racconta ancora Calay Shirky.

Sono i numeri a raccontare l’innegabile successo di Wikipedia:  450 milioni di visitatori al mese e 60 milioni di accessi giornalieri, quasi 300 traduzioni, 20 milioni di voci, 77 milioni di pagine aggiornate e modificate più di 1 miliardo e 200milioni di volte, ed oltre 30 milioni di utenti registrati. Senza dimenticare i 20 milioni di dollari raggranellati pochi giorni or sono dalla questua on-line più ghiotta della storia di Wikipedia. Davvero niente male per una “onlus” della cultura che lamenta di essere sempre sull’orlo del collasso finanziario. Per settimane, da novembre a gennaio, Jimmy Wales (il fondatore dell’enciclopedia wiki) e i suoi collaboratori hanno infatti supplicato gli utenti di dare una mano. Si dice che  certa gente sia così avara che non sgancerebbe uno spicciolo nemmeno se si piangesse in cinese. Quelli di Wikipedia lo hanno fatto. Hanno pianto miseria in 282 lingue differenti, a dire il vero.

Ma il grosso cruccio di Wikipedia, ora, non è tanto quello di far quadrare i conti, né di sicuro spegnere dieci candeline tutte in una volta. È soprattutto un problema di appeal. Nonostante il bel risultato dell’ultima maxi-elemosina, l’enciclopedia deve fare i conti con una lenta ma costante emorragia di utenti contributori, ovvero coloro che aggiungono e aggiornano le voci, dall’Europa e dagli Stati Uniti. Anche il fatto che, su 450 milioni di utenti mensili della galassia Wikimedia, poco più di un milione abbia effettivamente messo mano al portafogli, rappresenta un dato indicativo. Si stima che se tutti gli utenti donassero 5 dollari si raccoglierebbe in un solo giorno la somma necessaria a mantenere Wikipedia per un intero anno. Ma per raggiungere il risultato sono occorsi tre mesi di suppliche accorate. E forse non basteranno nemmeno, se le stime di spesa di Wales per il 2012 sono corrette: 28,6 milioni di dollari per tenere in piedi il sito tutto l’anno. In più c’è l’annosa questione della credibilità. Scrive sempre Shirky: «Molti articoli mediocri andrebbero migliorati. Gli utenti sono un po’ troppo omogenei per età, sesso e origine. Le biografie di persone vive continuano a essere piene di pasticci. Le misure adottate contro vandali e spammer finiscono per allontanare i nuovi utenti e per esasperare quelli di vecchia data».

Per questo Wikipedia ora punta ad espandersi nei paesi in via di sviluppo: dall’India alla Cina, dalla Russia al continente africano, sfidando difficoltà tecniche e censure, e cercando di mantenere in vita la fiammella traballante di un sapere globale in formato wiki. Un sapere che, se non costa nulla a chi vi attinge, costa però tantissimo a chi lo produce. Con la speranza, come scrive Shirky, di arrivare a festeggiare anche i 20 anni dell’enciclopedia.

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