All’attacco!

By Redazione

gennaio 14, 2012 Cultura

Ebbene sì, signore e signori. Siamo in piena rivoluzione culturale. No, non ci si riferisce alle liberalizzazioni made in Monti. Si sta parlando di calcio. Il vecchio e caro football sta subendo una sorta di mutazione genetica. Il capellismo dominante degli anni ’90 e primi 2000 sta, finalmente, cedendo il passo ad una nuova generazione di allenatori rigidi sostenitori di una differente idea di concepire lo sport più amato.

Una rivoluzione copernicana in piena regola. Fino a poco tempo fa, i presidenti smaniosi di vincere campionati e coppe si preoccupavano in primo luogo di acquisire i cartellini dei calciatori più forti in quel preciso momento storico. Solo in un secondo tempo avveniva la scelta dell’allenatore. O meglio, del “gestore”. I Capello e i Lippi non si preoccupavano affatto del “bel gioco”. Dare un’identità di calcio ai rispettivi team di appartenenza non era mai all’ordine del giorno. Il tutto si riduceva ad una meticolosa gestione degli equilibri interni dello spogliatoio, con annessi eterni ed accurati sforzi motivazionali. Inoltre, con undici fenomeni in campo imperava la logica del fate voi. Ricordate la Roma Campione d’Italia del 2001? Ecco, in rosa aveva calciatori del calibro di Samuel, Cafu, Emerson, Candela, Batistuta, Montella. E Totti, ovviamente. Quella Roma produceva settimanalmente un’idea di calcio esteticamente orrenda. Eppure aveva una determinazione, un fuoco dentro mai visto. Insomma, aveva Fabio Capello in panchina.

Ora invece, seppur non ovunque, è tornato in voga il calcio offensivo. Apripista, neanche a dirlo, il Barcellona di Pep Guardiola. Certo, anche in quel caso i fenomeni si sprecano: Messi, Xavi, Iniesta, Pedro, Villa. E chi più ne ha, più ne metta. Però, anche l’ultimo dei conoscitori di calcio, non potrà non scorgere nell’impianto blaugrana la mano dell’allenatore catalano. Di conseguenza, anche il più fenomeno dei fenomeni (Ibrahimovich), se non funzionale al progetto, diviene inutile. Già, proprio così. Estate 2009. I blaugrana decidono di acquistare a suon di milioni di euro (più Eto’o come contropartita tecnica) lo svedese dall’Inter. Dopo qualche mese Guardiola e il suo staff tecnico si accorgono di come non sia congeniale all’impianto barcellonista. Ed allora che accade? Estate 2010. Lo svedese viene ceduto al Milan. Risultato? Il Barcellona ricomincia a vincere più di prima e meglio di prima. Una rivoluzione in piena regola, non credete? Immaginatevi un Capello senza un Ibra. Sarebbe un’eresia. In Italia, il cambio di mentalità si è visto nella Capitale. La nuova Roma americana ha scelto, per il nuovo corso, Luis Enrique. 4-3-3, possesso palla, calcio offensivo, occupazione perenne della metà campo avversaria. E’ troppo presto per giudicare il lavoro enriquiano. Di certo, però, almeno per ora, si vede una squadra con concetti ben chiari. Poi si potrà vincere, perdere o pareggiare. Ma il prezzo del biglietto è e sarà sempre ben speso.

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