Pdl: tante teste, troppe idee

By Redazione

gennaio 13, 2012 politica

“Cambiare la legge elettorale è ormai un passaggio obbligato”. Parola di Antonio Leone, vicepresidente della Camera in quota Pdl,  intervenuto ieri mattina alla trasmissione di Rai3 Agorà. “Al massimo si arriverà ad un ritocco estetico dell’attuale sistema”, gli ha risposto a stretto giro di posta Raffaele Lauro, senatore azzurro e membro della commissione Affari costituzionali. Che ammette serenamente che “una riforma elettorale radicale porterebbe al suicidio politico di tutte le leadership attuali”.

A cercare di mettere un punto di sintesi, è poi arrivato Osvaldo Napoli, che nel partito di Berlusconi ricopre il ruolo di vicepresidente dei deputati: “Il bipolarismo, sia pure con le sue inadeguatezze da correggere, rimane la conquista più importante fatta dall’Italia negli ultimi vent’anni. Qualunque discorso sulle riforme non può che ripartire da questo punto, per migliorarlo e rafforzarlo”. Che poi è la linea del partito, con Quagliariello, Malan e, soprattutto, Alfano a sottolineare l’aspetto bipolare quale unica caratteristica imprescindibile per il Pdl.

Una ragione tattica, spiegava due giorni fa Malan, per non complicare il dialogo con gli altri partiti. Ma anche un’implicita ammissione che il Pdl non sa bene che pesci pigliare sull’argomento. Molti tra gli ex An convergono sulle posizioni di Lauro: Ignazio La Russa e Giorgia Meloni hanno caldeggiato ipotesi di compromesso al ribasso. La stessa che piace a Silvio Berlusconi: correggere il premio di maggioranza del Senato trasformandolo da regionale a nazionale e introdurre le preferenze. Senza modificare l’impianto complessivo del Porcellum.

 C’è poi la proposta di Peppino Calderisi, che guarda in maniera chiara al semipresidenzialismo alla francese. Presentata in compagnia di più di un centinaio di deputati, e negli ultimi due giorni sottoscritta da numerosi big del partito: da Franco Frattini ad Adolfo Urso, per arrivare a Renato Brunetta e Denis Verdini. E, a sorpresa, anche dal coordinatore La Russa, il cui appoggio contemporaneo a scelte così radicalmente diverse fotografa bene lo stato di confusione in cui versa il Pdl.

Un dibattito che potrebbe essere azzerato se la tentazione di staccare la spina al governo Monti, che si sta facendo strada in queste ore, si dovesse consolidare. I vertici del partito sono sempre più in fermento, e ieri Angelino Alfano, ricevuto a Palazzo Chigi, avrebbe sottoposto al premier la propria difficoltà a trattenere la deriva elettoralistica degli azzurri. A meno che il governo non si impegni su alcuni temi specifici, che il segretario avrebbe sottoposto al presidente del Consiglio.

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