Costa Carissimo

By Redazione

gennaio 13, 2012 politica

Il tragico incidente che ha coinvolto la Costa Concordia a pochi metri dall’isola del Giglio rappresenta un danno enorme per la compagnia di navigazione fondata nel 1854 a Genova e dal 1997 di proprietà dell’americana Carnival. Nell’interminabile lista delle spese svetta la voce più pesante, quella relativa alla supernave inaugurata nel 2006. Tra le maggiori della flotta, la Concordia è un colosso dalla superficie di oltre 2100 metri quadri con 1500 cabine, 5 ristoranti, 13 bar, 4 piscine, teatro, casinò e discoteca. “Il tempio galleggiante del mare“, come lo definiva l’azienda sul proprio sito, era in grado di accogliere un massimo di 3780 passeggeri e 1110 uomini di equipaggio. 

Un investimento andato in frantumi nell’arco di poche ore visto che la nave, il cui valore oscillerebbe tra i 400 e i 500 milioni di euro, è ora da buttare. Inclinata e con un squarcio sulla chiglia, l’imbarcazione termina il suo servizio in Toscana, dopo appena cinque anni di vita. Nel conto sulla scrivania degli armatori c’è poi una miriade di indennizzi e risarcimenti dovuti ai 3216 vacanzieri, tra danni materiali e morali. Il Codacons ha immediatamente avviato una class action contro la compagnia di navigazione stimando in circa 10.000 euro la somma spettante ad ogni naufrago. Approssimando, si tratterebbe di oltre 30 milioni di euro complessivi, a cui aggiungere il meccanismo dei risarcimenti da stabilire in sede processuale, comprese le questioni legate ai passeggeri deceduti. 

Ultima, ma non per importanza, la posizione dei 1023 membri dell’equipaggio, in buona parte multietnico, che ora si trovano potenzialmente senza lavoro. Pagare il disturbo non sarà sufficiente. Anche perché la Costa Concordia aveva davanti a sè 12 mesi di pacchetti vacanze prenotati che ora, con il loro annullamento, andranno riprotetti o rimborsati a spese dell’azienda. Dopo le persone, bisogna saldare il conto con la natura: oltre ai costi che la compagnia dovrà sobbarcarsi per la rimozione della nave, nelle ultime ore va concretizzandosi il pericolo di disastro ambientale che incombe sulle acque dell’isola del Giglio dove, da un momento all’altro, le cisterne della Concordia potrebbero riversare 2380 tonnellate di gasolio. 

Ad alcune di queste voci può sopperire la facoltosa assicurazione della Costa Crociere. Lo scoglio più impervio rimane però quello legato al clamoroso danno d’immagine, difficilmente quantificabile, che dovrà scontare l’azienda nei mesi a venire. Ben presto i video e le foto dell’incidente hanno fatto il giro del mondo, monopolizzando l’attenzione di tv e siti internet. Sulla nave la maggioranza degli ospiti era di nazionalità straniera, componente che rappresenta una fetta determinante per il mercato di Costa, leader europea delle crociere. A fronte di 989 italiani, a bordo villeggiavano 569 cittadini tedeschi, 462 francesi, 177 spagnoli, 108 russi e poi ancora inglesi, brasiliani, australiani, giapponesi, colombiani, argentini, rumeni, coreani, svizzeri, croati, cinesi e turchi.

Il danno complessivo è all’ordine delle centinaia di milioni di euro: una spesa colossale, degna della stazza della supernave che lentamente è andata eclissandosi a pochi passi dall’isola toscana. La mole di spese, da chiarire nei prossimi giorni, è un macigno pesantissimo per Costa Crociere, potenza marittima il cui fatturato nel 2010 è stato di 2,8 miliardi di euro ( +12% rispetto al 2009), con 2,1 milioni di persone trasportate sulle 15 navi della flotta. Numeri che, nonostante la tragedia del Giglio, dovrebbero scongiurare il naufragio dell’azienda.

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