Che c’azzecca il golpe?

By Redazione

gennaio 13, 2012 politica

Non gli bastava una tribuna dalla quale lanciare strali tribunizi un po’ a destra e un po’ a manca (ma, a dire la verità, soprattutto al centro, direzione Colle). No, ieri Antonio Di Pietro si è accaparrato ben due pagine sui giornaloni nazionali, dalle quali tuonare contro la Consulta, contro Napolitano, contro i partiti. Insomma, contro tutti quelli che non si sono stracciati le vesti nella pubblica piazza per la bocciatura dei referendum. “Hanno calpestato la volontà di oltre un milione di cittadini”. Come se i giudici costituzionali fossero chiamati a valutare l’impatto socio-mediatico di una proposta politica, e non il suo merito giurisprudenziale. Che ch’azzecca, onorevole Di Pietro?, deve aver pensato il Giorgione nazionale. Tant’è che ha preso carta e penna e ha risposto a brutto muso a quello che “noi dell’Italia dei Valori”. Che nel frattempo dal terrazzo di Repubblica gonfiava il petto ed esclamava: “Siamo al regime! Adesso tutti in piazza”. Per poi correre sul podio del Fatto Quotidiano ad urlare che c’è stato “un golpe bianco con il via libera del Colle”.

Per forza che poi Napolitano si irrita. Così come ai napolitanisti del Pd la cosa non è più andata giù. Enrico Letta, quello del pizzino d’amore spedito a Monti in aula, gli ha intestato la pala: “Con le sue parole Di Pietro ha scavato un fossato tra il Partito democratico e l’Idv”. Ci ha pensato un po’ su, e poi ha sferrato l’attacco più infamante: “Così Di Pietro si mette allo stesso livello di Berlusconi. Né più né meno”.

Non domo, il leader dell’Idv ha rilanciato in giornata con una proposta soft: “Faremo manifestazioni di piazza per risvegliare le istituzioni dal letargo in cui sono finite”. Istituzioni definite arroccate “come un bunker in un regime”. Tutto per nascondere ben bene qualche proposta tutto sommato non delirante: il Parlamento apra un tavolo bipartisan per le riforme, sul quale l’Idv sosterrà le ragioni del bipolarismo. Ma o si fa presto, o i dipietristi staccheranno la spina e perseguiranno altre strade. In altri toni e con altri modi, ma è quello che in sostanza pensa (e ancora non dice) anche il Pdl.

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