Malan: “Nuova legge elettorale”

By Redazione

gennaio 12, 2012 politica

“È da auspicare che la Corte Costituzionale abbia giudicato sulla base del diritto. Se fossi stato un giudice, avrei espresso lo stesso parere, parlando dal punto di vista giuridico”. Lucio Malan, senatore del Pdl, è relatore delle proposte di riforma della legge elettorale nella Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. E si dice convinto che il diritto sia stata l’unica bussola a orientare la Consulta: “Il fatto che il giudice Marta Cartabia abbia parlato di una sentenza espressa seccamente e senza indicazioni di sorta al Parlamento, aumenta la mia convinzione che abbiano giudicato secondo diritto”.

Ma non ritiene che ci siano state anche considerazioni politiche dietro la sentenza?
Io spero sempre che le valutazioni di qualsiasi tribunale siano fatte unicamente sulla base del diritto, in scienza e coscienza, come si dice. Oggettivamente capisco che possa essere letta come una sentenza in qualche modo favorevole al governo, che non crea turbamenti. Ma spero che l’aspetto politico non sia stato decisivo.

Se la Consulta avesse previsto alcune indicazioni per il Parlamento avrebbe stimolato il raggiungimento di un accordo?
Ritengo che in Parlamento ci sia la volontà di condurre un dibattito serio. Il Pdl ha la volontà di modificare il Porcellum in modo da rendere più diretto e riconoscibile il rapporto tra elettori ed eletti, senza preclusione per nessun tipo di sistema. Se fosse passato il referendum, avrebbe ritardato un lavoro del genere, perché avrebbe reso impossibile il raggiungimento di un accordo in prossimità della consultazione. Adesso occorre trovare una quadra sui dettagli, ma il dialogo è possibile.

A cosa pensa quando parla di dettagli?
Parlo in generale. Per esempio, la soglia di sbarramento: bisogna capire se regionale, se nazionale, a quanto fissarla, se è la stessa per coalizioni e partiti. O, per andare sulla storia recente: simbolo unico o simbolo multiplo? Al Senato nel Mattarellum c’era il simbolo unico, e perdevamo centinaia di migliaia di voti.

Nel Pdl emergono due linee: quella che vorrebbe una riforma in senso presidenziale, con un sistema maggioritario, e quella di chi cerca un compromesso al ribasso, introducendo le preferenze nel Porcellum. Come conciliare due posizioni così diverse?
Sono posizioni divergenti, ma entrambe vanno nella direzione indicata dal partito. Vale a dire determinare una maggior riconoscibilità del candidato da parte dell’elettore e di conseguenza un maggior potere dell’elettore nel designare non solo il partito ma anche il candidato.

Nel caso di accordo su un sistema proporzionale sul modello del Porcellum, le preferenze sono una priorità?
Esiste anche un’altra possibilità: disegnare circoscrizioni molto piccole che arrivino ad avere effetti molto simili ad un uninominale. Come accade in Spagna. Se indicassimo ora un modello in particolare affosseremmo il dibattito con le altre forze politiche. C’è una vasta gamma di scelte. Non si può parlare di sistemi elettorali perfetti, o completamente sbagliati, finché garantiscono la democrazia.

Il Pd sembra tendere verso la proposta di Bersani di un doppio turno alla francese con un correttivo proporzionale. Potrebbe incontrare la disponibilità del Pdl?
Non abbiamo preclusioni assolute su nulla. Ma parlare di doppio turno in una stagione nella quale veniamo criticati per un panino preso alla buvette… Il doppio turno costerebbe tra i 150 e i 200 milioni in più, che non verrebbe compensato nemmeno da un ipotetico dimezzamento dei parlamentari. Se il Parlamento decidesse che questa è la miglior forma possibile, la democrazia varrebbe la spesa. Ma francamente mi lascia molto perplesso.

Vannino Chiti, del Pd, propone una mozione che impegni le Camere a riformare la legge elettorale. Insieme immagina riforme in direzione del monocameralismo e dell’introduzione della sfiducia costruttiva. Lei che ne pensa?
Io ho molta stima per il senatore Chiti. Più di quanta ne abbia nella sfiducia costruttiva e nel monocameralismo.

(l’Opinione)

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