Liberalizzazioni educative

By Redazione

gennaio 12, 2012 politica

Insorgono i tassisti, tremano le farmacie, sbuffano i notai, ma toccherà anche ai petrolieri. Il mosaico delle liberalizzazioni annunciate dal governo Monti è pressoché completo, questione di qualche tassello e pochi ritocchi ma la bozza integrale pubblicata da Repubblica.it  fotografa nel dettaglio le aree d’intervento. Negli ultimi giorni c’é stato chi, come Antonio Polito sul Corriere, ha suggerito liberalizzazioni in seno alla macchina statale, magari nel mercato di acqua, luce e gas che anno dopo anno gonfiano le bollette delle famiglie italiane. Esistono poi settori che nessuno ha messo all’ordine del giorno: la liberalizzazione dei servizi educativi, ad esempio, è un tema ignorato dai più che abbraccia anche la Costituzione (art. 33, libertà di educazione) e ha un duplice potenziale, economico e formativo.

Un modello c’è già ed è quello realizzato da Tony Blair in Gran Bretagna dove, anzichè puntare tutto sul finanziamento all’offerta (le strutture scolastiche private), si è scelto di incentivare la domanda delle famiglie alle prese con la scelta della scuola per i figli. L’impianto blairiano è basato sull’autonomia degli istituti, trasformati in fondazioni del territorio con la possibilità di scegliere i docenti abilitati. Il tutto sorretto da un sistema di valutazione in grado di dare i voti alle scuole per monitorare lo standard offerto e orientare le famiglie nelle decisioni.

Il pacchetto della riforma è stato ripescato da Raffaello Vignali, deputato Pdl in quota Comunione e Liberazione, che ha scelto un quotidiano d’area come Il Sussidiario per lanciare la sfida. “Il livello della spesa pro-capite per l’istruzione in Italia è ai primi posti tra i paesi Ocse. Spendiamo molto e male (qui un focus del nostro Federico Punzi n.d.r.)”. Gli fa eco Vincenzo Silvano, presidente della Federazione Opere Educative, associazione di riferimento per 400 istituti scolastici, che auspica una “mini rivoluzione pacifica” e propone alcune modalità (dote scuola, voucher, detrazioni sulle rette) per il finanziamento statale alle famiglie in prossimità della scelta tra pubblico e privato.

“Già oggi le scuole paritarie italiane”, scrive Silvano, “raccolgono il 10% degli alunni frequentanti il nostro sistema scolastico” garantendo allo Stato un risparmio annuo di circa 6 miliardi di euro. Secondo Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, “non è l’aumento di spesa che permette il miglioramento della qualità, ma si ha miglioramento quando aumenta l’autonomia degli insegnanti sotto il profilo dei programmi di insegnamento, quando possono essere flessibili gli stipendi in funzione della loro capacità, quando aumenta l’autonomia di organizzazione delle scuole e infine quando ci sono una competizione tra le scuole e una reale parità scolastica”.

Recentemente è sceso in campo pure Mario Draghi. Il presidente della Bce ha sottolineato la necessità di “aumentare la concorrenza tra gli istituti pubblici e privati, con modalità di finanziamento che da un lato premino le scuole migliori e dall’altro trasferiscano risorse direttamente alle famiglie per ampliarne le possibilità di scelta”. “La burocrazia uccide la qualità”, è il motto di Vittadini. “Liberalizzare – incalza l’ex presidente di Compagnia delle Opere – vuol dire valorizzare le risorse, non per favorire un mercato selvaggio, ma perché emergano le capacità dei singoli e delle istituzioni. Si tratta della valorizzazione dei soggetti che offrono servizi formativi di qualità, senza problemi confessionali”. 

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