Pronto, Pechino? Qui Washington

By Redazione

gennaio 11, 2012 Esteri

Il Segretario al Tesoro americano Timothy Geithner, lo stesso che lo scorso 8 dicembre incontrò il premier italiano Mario Monti promuovendo “con debito” la manovra economica varata qualche giorno prima, si trova a Pechino per rafforzare i rapporti economici tra USA e Cina, le due maggiori economie del pianeta. Una visita programmata da tempo che rappresenta la tappa più importante della strategia economico-diplomatica di Washington che sta valutando la maniera migliore per porre rimedio alla crisi che investe da ormai troppo tempo l’intero Occidente (e non solo).

Il rappresentante di Washington ha incontrato il Vicepresidente Xi Jinping (indicato da molti come il prossimo Presidente della Repubblica Popolare) ed i Vice-Primi Ministri Li Keqiang e Wang Qishan (il quale ha dichiarato che la Cina e gli USA “hanno molto di cui discutere su tematiche quali l’economia, la finanza, il commercio e gli investimenti” aprendode factoal dialogo tra le parti).

I nodi da sciogliere, da un punto di vista prettamente economico, sono principalmente due. Pechino continua infatti a chiedere agli USA di allentare le regolamentazioni delle proprie esportazioni mentre Washington lamenta l’eccessivo controllo governativo sul valore dello yuan (la valuta cinese oggettivamente svalutata) che garantisce agli esportatori cinesi un iniquo vantaggio in un momento così delicato per la sofferente economia globale.

Nonostante questi due delicati temi (sui quali i due governi dovranno impegnarsi per rafforzare le relazioni economico-commerciali tra i rispettivi paesi) Geithner ha tenuto a manifestare la volontà di Washington di consolidare ed aumentare il commercio e gli investimenti in Cina. Il Segretario al Tesoro ha precisato che gli USA “stanno valutando l’opportunità di espandere le esportazioni verso la Cina ed irrobustire la cooperazione su un ampio spettro di tematiche di carattere economico e strategico” aggiungendo che Washington “vede con Pechino un rapporto estremamente cooperativo su problemi quali la crescita economica, la stabilità finanziaria globale e la non proliferazione”. Proprio parlando di non proliferazione Geithner ha introdotto l’altra tematica (importante almeno quanto la crisi economica agli occhi dell’amministrazione Obama e dei suoi alleati) che a Washington preme discutere con Pechino.

Nonostante lo scopo della visita di Geithner a Pechino sia quello di rafforzare i rapporti economico-commerciali con il colosso cinese, infatti, nell’agenda del meeting è stato inserito un tema di enorme attualità che dà grossi grattacapi all’amministrazione Obama: i rapporti con l’Iran. Negli ultimi mesi, infatti, Pechino si è espressa a più riprese contro nuove sanzioni a Teheran reputandole inutili al fine di fermare l’iniziativa nucleare di Ahmadinejad e compagni e Geithner ha ricevuto il mandato di tentare di ammorbidire la rigida posizione della Cina.

Negli ultimi giorni la tensione tra Washington e Teheran ha raggiunto un nuovo picco dopo la condanna a morte sentenziata ai danni di un cittadino americano per spionaggio e il sospetto che il Regime degli Ayatollah abbia accelerato il proprio controverso programma nucleare. Questo ha spinto gli USA a fare nuovamente pressione sulla comunità internazionale affinché vengano imposte nuove e più rigide sanzioni ai danni del regime iraniano eventualità, questa, che per avere effetto necessita però anche dell’appoggio proprio della Cina.

Ma il compito di Geithner sarà tutt’altro che semplice. Pechino, infatti, dipende proprio dal petrolio iraniano per il proprio fabbisogno. Questo fa sì che il Governo della Repubblica Popolare non possa (per forza di cose) essere favorevole all’imposizione di sanzioni che colpiscano proprio il settore estrattivo di Teheran. Neppure il fatto che il Ministero degli Esteri cinese abbia annunciato per questo fine settimana la visita del Primo Ministro Wen ai paesi produttori di petrolio del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar), forse proprio per cercare un’alternativa valida al greggio iraniano, lascia pensare ad un rapido cambio di strategia da parte di Pechino.

Difficoltà confermate dal Professor Zhao Kejin dell’Istituto per gli Studi Internazionali della Tsinghua University il quale ha dichiarato che “la Cina è intenzionata a cooperare con gli USA, ma una visita di Geithner non farà la differenza” in quanto su tematiche di enorme importanza per Pechino quali “la valuta, il commercio e [i rapporti con] l’Iran è necessario un dialogo più approfondito per raggiungere risultati” tangibili.

Si può dunque concludere che la visita di Geithner debba essere considerata come un primo approccio verso nuovi e più approfonditi contatti sull’asse Washington-Pechino nella speranza che questi possano presto condurre ad una cooperazione concreta che possa rilanciare l’economia globale e risolvere la spinosa questione iraniana.

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