Non sia un voto politico

By Redazione

gennaio 11, 2012 politica

2009. “Dall’esame delle carte e ascoltando la sua audizione emergono elementi che sostanziano unfumus persecutionisoggettivo”. Nino Lo Presti, ribattezzato NinoLoPresti1. Il 10 novembre 2009 i magistrati inoltrano la prima richiesta di autorizzazione all’arresto nei confronti del deputato campano. NinoLoPresti1 è ancora nelle fila del Pdl e per di più relatore nella Giunta per le autorizzazioni. Con solidi argomenti e dovizia di particolari, LoPresti1 si spertica nella difesa del collega Cosentino. Richiesta di arresto negata.

2011. NinoLoPresti2. “Nella vicenda Cosentino non c’è traccia difumus persecutionis.  La Camera è chiamata solamente ad autorizzare la richiesta di arresto e solo alla magistratura spetta il compito di prendere in esame le accuse che gravano sull’onorevole Cosentino”. Il deputato neofiniano ha cambiato idea, oltre che casacca. NinoLoPresti2 vota a favore dell’arresto.

“Sono perplesso e personalmente contrario all’arresto”. Le parole di Luca Paolini1, membro leghista della Giunta per le autorizzazioni. Se pensate che abbia votato contro l’arresto, bene, vi sbagliate. Paolini, come il collega Follegot, ha votato a favore dell’arresto. Perché? “Nessuna imposizione, ma noi siamo qui come commissari per valutare le richieste dei pm sui deputati e deve prevalere la linea dei partiti”, dichiara LucaPaolini2. La linea nella Lega vuole dettarla Maroni. Peccato che nel 2009 il partito deilumbardfu determinante nel negare l’arresto di Cosentino.

“Deve essere il processo a decidere se deve andare in galera”. Le parole di Maurizio Turco, deputato radicale e membro della Giunta per le autorizzazioni. Principio sacrosanto, ma vale sempre o vale a intermittenza? La libertà personale dei Papa, degli Angelucci, dei Milanese valeva forse meno di quella di Cosentino?

Così, a brandelli, è ridotto l’istituto, che decide, per alzata di mano e pigiata di bottone, chi è salvo e chi no. Uno spettacolo desolante con il quale si consuma, sotto gli occhi di tutti, il mercimonio della libertà personale di presunti non colpevoli. Persone costrette ad affrontare il processo coi ferri ai polsi in condizioni di imparità  rispetto all’accusa e, di nuovo, da presunti innocenti ristretti in quelle celle asfissianti, che umiliano la dignità umana; in quelle celle dove costantemente si consuma un crimine di Stato chiamato “tortura”.
Qui non si tratta di improvvisarsi avvocati difensori di Cosentino o di chicchessia. E non convincono i deputati, che brandiscono le carte per emettere verdetti preventivi di innocenza o di colpevolezza. Cosentino la sua posizione deve chiarirla nel processo; non c’è un grado preliminare di giudizio appannaggio esclusivo dei parlamentari, almeno per ora. Qui ci troviamo di fronte a un abuso patente da parte del potere giudiziario. Il Codice di procedura penale è chiaro: la custodia cautelare in carcere deve essereextrema ratio, ad essa i magistrati possono ricorrere “quando ogni altra misura risulti inadeguata”. Prima del carcere, c’è un ventaglio di misure meno afflittive, a cui i magistrati dovrebbe accordare la preferenza. Se solo rispettassero la legge.

In Italia invece è diventata prassi comune – cui ci siamo assuefatti in fondo anche noi – che la persona indagata o imputata finisca dietro le sbarre. 42% della popolazione carceraria in attesa di giudizio, rispetto a una media europea del 25. Quasi un detenuto su due sepolto vivo nelle galere, nelle nostre galere, dove solo nel 2011 si sono tolte la vita 66 persone.

Cosentino non merita la galera perché la galera per Cosentino è sproporzionata, violenta, illegale, così come per quei migliaia di detenuti “in attesa di reato”. Ma i principi, il diritto sono andati perduti, ed è rimasto un teatrino. Un teatrino penoso, che farebbe sorridere, ma poi pensi a domani e il sorriso, di colpo, si ritrae. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *