La legge elettorale divide il Pdl

By Redazione

gennaio 11, 2012 politica

L’intervista a tutto campo del coordinatore Ignazio La Russa sul Secolo d’Italia di ieri, se affiancata a quanto ha detto Peppino Calderisi all’Opinione, apre un problema non di poco conto all’interno del Pdl. Al di là del giudizio della Consulta sui quesiti referendari, il leader degli azzurri ha sostenuto la necessità riformare la legge elettorale per via parlamentare. La sua preferenza, o “la cosa più facile da fare” per usare le sue parole, è quella di dare “la possibilità ai cittadini di indicare almeno i due terzi dei candidati o almeno più della metà dei parlamentari, nel segno di una uniformità sistemica, visto che modelli simili sono quelli per il voto alle Europee alle comunale e alle regionali”.

In sostanza, oltre a sostenere una modifica in senso nazionale del premio di maggioranza del Senato, La Russa prefigura un sistema proporzionale misto: parte con liste bloccate, parte con preferenza. Oltre alle già previste soglie di sbarramento e al premio di maggioranza nazionale.

Calderisi, al contrario, ha sostenuto un’ipotesi radicalmente diversa: “Se si scivolasse verso una riforma proporzionale, elimineremmo il bipolarismo”. China, secondo Calderisi, caldeggiata da “ampi settori di sinistra e dai fautori di una grande aggregazione di centro”. Ma, da ieri, anche dal proprio coordinatore di partito.

Frattura sotterranea, quella tra gli uomini del Cavaliere, che sta pian piano risalendo in superficie. Sottolineata dal fatto che tutti i leader azzurri che si sono espressi prima di ieri nel merito della riforma elettorale sono rimasti vaghi sulla direzione da intraprendere. Limitandosi – Alfano compreso – ad una generica dichiarazione d’intenti per preservare la prassi bipolare instauratasi negli ultimi anni.

Il sostegno di Calderisi ad una strada che rivoluzioni in senso presidenziale non solo la legge elettorale, ma l’intero sistema istituzionale, non è un mistero. Naturale che l’opinione del coordinatore abbia un peso maggiore all’interno del partito che non quella dell’ex esponente radicale. Qualche dubbio tuttavia sorge se si considera che sono ben 123 i parlamentari del Pdl ad aver firmato una proposta di legge, la numero 4051, con la quale Calderisi propone, tra le altre cose, di incrementare sensibilmente i poteri del premier. Attraverso la possibilità di porre un veto in caso di approvazione di leggi che aumentino le spese dello Stato. Ma soprattutto tramite la facoltà di richiedere lo scioglimento delle Camere in caso di sfiducia parlamentare al governo.

Norme apripista di una riforma in senso presidenziale. Nel Pdl si apre dunqe una partita, che potrebbe lasciare per strada qualche ferito eccellente.

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