Anonyflop

By Redazione

gennaio 11, 2012 politica

Si è concluso con un clamoroso flop l‘annunciato attacco di Anonymous contro il sito ufficiale del Governo, www.governo.it.  Dopo aver messo momentaneamente fuori uso il sito web della Pubblica Amministrazione, www.italia.gov.it, e il sito ufficiale di Casapound, gli hacktivist, supportati da numerosi “sostenitori” di passaggio, hanno preso di mira il “bersaglio grosso”, ovvero il sito del Governo, che però ha resistito ai ripetuti attacchi in Ddos (Distributed denial of service) senza cedere. 

Il fallimento ha ingenerato un profondo sconforto negli attaccanti, che dopo aver perso ogni brandello di coordinazione, hanno dibattuto a lungo nelle chat IRC su quale dovesse essere il target alternativo. La scelta è caduta sul sito del Ministero della Difesa (www.difesa.it). Anche questo attacco si è però rivelato un fallimento totale. 

Tutto è cominciato alle 15, così come annunciato ieri. L’obiettivo, a sorpresa, è il sito Italia.gov.it. Un diversivo per confondere le “vittime”. L’attacco va a segno alla perfezione, e dopo appena 20 minuti va giù. Presi dall’euforia, gli Anonymous abbattono anche il sito web di Casapound: un fuori programma totalmente decontestualizzato dai motivi originari del raid, che doveva essere una forma di protesta contro gli investimenti del Governo nel settore Difesa. Sono solo le 15.45, e gli hacktivist hanno già collezionato due successi in appena tre quarti d’ora. E’ da allora che cominciano i problemi: il sito ufficiale del Governo non ne vuole sapere di cedere il passo. Anzi: i sistemi di sicurezza cominciano a bannare uno dopo l’altro tutti gli indirizzi IP dai quali provengono rischieste di accesso sospette. Per tutti gli altri il sito resta sempre consultabile.

A riportare minuto per minuto la testimonianza del fallito attacco dimostrativo è la chat IRC sulla quale gli Anonymous si sono dati appuntamento per coordinare gli assalti. «Questo cazzo di governo.it non vuole cadere», scriveva alle 15.51 l’hacktivista anonimo “italy776”. «Ancora non cade», replicava in un florilegio di improperi irripetibili il gollega “mak2”. Ironico e salace il commento di “shshsh”: «Monti ha inculato milioni di italiani, non è che incula pure gli anonymous?». E “valerio”, davanti ad un sito web del governo ostinato a non cadere: «Secondo me c’è Monti che lo sta tenendo su col computer della loggia».

Di lì in avanti è tutto un susseguirsi di battutacce e commenti frustrati. Poi si decide di cambiare obiettivo. C’è chi propone Mediaset, “colpevole” (a detta degli Anonymous in chat) di obnubilare le menti della gente. Ma attaccare un media non si può: lo dice il “codice deontologico” dell’hacktivismo. E allora che si fa? Qualcuno suggerisce di insistere nell’infastidire i militari. «Io direi di attaccare difesa.it con l’accusa di sprecare soldi che potrebbero essere investiti in altri ambiti» scrive “NoscoderX@Anonops”.

Ma ormai la pacchia è finita: i veri Anonimi hanno già quasi tutti abbandonato la presa. Restano per lo più giovanissimi smanettoni un po’ imbranati, che non si rendono nemmeno conto di come l’indirizzo IP del loro compiuter sia perfettamente visibile persino in quella che dovrebbe essere una chat all’insegna dell’anonimato. «Vabbè qua abbiamo degenerato, io me ne vò» commenta sconsolato “blooder14_@Anonops”. Ed è il segno che la pacchia è finita. 

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