“Una sentenza da 1 X 2”

By Redazione

gennaio 10, 2012 politica

“1, X, 2. Non saprei proprio, sulla sentenza di oggi mi giocherei una tripla”. E se lo dice Peppino Calderisi, deputato del Pdl con grande dimestichezza in materia referendaria, qualunque previsione su quanto dirà la Consulta sul referendum è inutile. Al massimo una timida apertura sulla previsione più accreditata tra gli addetti ai lavori: “La Corte potrebbe rigettare il Mattarellum, è vero. Ma potrebbe anche rigettare il Calderolum”. Impossibile immaginare quello che succederà domani: “Bisognerà leggere la sentenza, e vedere in che termini la Corte boccerà i quesiti ed, eventualmente, anche l’attuale legge elettorale, sempre che lo faccia”. Se fosse giudice come si regolerebbe? “Per fortuna non lo sono”. “Tanto ormai – prosegue – la Corte disfa le leggi, le ricostruisce: fa quello che gli pare. È andata ben oltre alle competenze che gli competono, ha riempito i vuoti lasciati da altri poteri”

All’orizzonte, la proposta di Vannino Chiti di una mozione condivisa che impegni il parlamento sui tempi e i modi delle riforme elettorali. Che trova Calderisi concorde nel metodo – “Ben venga una mozione” – ma cauto nel merito: “Occorre vedere quello che ci si scrive dentro”. Il senatore del Pd ha prefigurato alcuni punti: la conservazione del bipolarismo, il superamento del bicameralismo, l’introduzione della sfiducia costruttiva. “Quest’ultima è una pagliacciata – taglia corto l’azzurro – Nei governi di coalizione le crisi sono extra-parlamentari, a cosa servirebbe? Il problema è che in Europa si può cambiare governo in corso di legislatura, ma a deciderlo è la maggioranza del partito principale. In Italia è una minuscola fazione di deputati. Pensare ad una misura come questa vuol dire non rendersi conto dei problemi che abbiamo nel paese”.

Problemi venuti drammaticamente alla luce nel corso dell’ultima legislatura, “finita con l’uscita di Fini dalla maggioranza”. In quel momento, se il premier avesse avuto potere di scioglimento delle Camere, “non saremmo andati avanti per un anno in condizioni di debolezza incredibile, come è avvenuto”.

Insomma, quella di Chiti è una proposta “comica”, non tanto dal punto di vista metodologico, quanto per il contenuto. Ma il Pdl non si sa bene che legge voglia. Quello che è certo è che preferisce “un sistema che consenta agli elettori di decidere chi deve governare”, perché per il centrodestra è una questione “di identità politica: non possiamo rinunciare al bipolarismo”. Per farlo ci sono tante strade, ma non quella delle preferenze, che per Calderisi “è una follia”. Dunque, se mozione deve essere, “non ci si scrivano le formulette e i compitini che potevano andare bene vent’anni fa. Occorre adeguare le proposte politiche al 2012, il Pdl lo deve capire, non si può continuare in questa maniera”. In modo tale che il governo Monti, anziché essere criticato per ogni suo provvedimento, possa “essere seppellito da proposte in positivo”.

Anche se la questione potrebbe non essere esaustiva nel quadro complessivo delle riforme: “Io sono comunque un sostenitore di un modello maggioritario, ma con l’attuale bilanciamento dei poteri previsto dalla Costituzione non si governa”. Non è un caso che proprio Calderisi sia il promotore di una proposta di legge per un semipresidenzialismo alla francese, che ha raccolto il consenso di 123 parlamentari del Pdl. “Se vogliamo dare agli elettori il potere di decidere chi governa – osserva Calderisi – oggi dobbiamo prendere atto del nuovo ruolo assunto dal presidente della Repubblica: o si danno al presidente del Consiglio uguali poteri rispetto ai suoi omologhi europei, oppure si prende atto dell’accresciuto ruolo del Colle, eleggendo direttamente il suo inquilino. Ma bisognerebbe individuare bene la figura istituzionale con dirette responsabilità politiche sul paese”.

Va bene la legge elettorale, dunque, ma non basterebbe: “È illusorio che si riformi il paese intervenendo solo sulla legge elettorale, senza intervenire sull’assetto dei poteri costituzionali”. Ma ci potrebbe essere di peggio: “Se non solo non si toccassero i poteri costituzionali, ma si scivolasse verso una riforma proporzionale, come vogliono ampi settori di sinistra e i fautori di una grande aggregazione di centro, elimineremmo il bipolarismo”. “Le coalizioni hanno avuto dei limiti notevoli” concede Calderisi, “ma non bisogna tornare indietro, abbattere il bipolarismo, perché apriremmo la strada al centrismo tecnocratico: governi sostenuti sempre da grandi coalizioni e agli estremi raggruppamenti estremisti e antisistema”.

Un bipolarismo, quello italiano, da riformare tanto per oggettivi limiti istituzionali, quanto per le carenze dei soggetti politici che li hanno interpretati. “Sia il Pd sia il Pdl devono ripensare  se stessi – osserva il deputato azzurro – Il Pd dovrebbe percorrere una strada riformista, che è ben lungi dall’avere imboccato, andando ancora avanti con uno strategismo esasperato”. Il Pdl non ha fatto di meglio in questi anni: “Deve riformulare la propria esperienza, pensare ai limiti che ha avuto. La formula del ’94 non è sbagliata, ma la deve rilanciare ed essere credibile su questo. Ha una grave carenza di proposta politica”.

Ma quanto tempo c’è? “Non credo che, anche se il referendum fosse ammesso, ci sarebbero pericoli per il governo – risponde Calderisi – Ma tutto può capitare. E d’altra parte si potrebbe andare a elezioni anche senza referendum”.

(l’Opinione)

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