“Non c’è fumus persecutionis”

By Redazione

gennaio 10, 2012 politica

«Non vedo coerenza tra l’accusa di essere il referente nazionale del clan dei casalesi e una imputazione per concorso esterno in associazione camorristica. Le accuse sono sempre le stesse e questa richiesta di arresto presenta le caratteristiche del fumus persecutionis». Maurizio Turco deputato radicale eletto a suo tempo nelle liste del Pd non ha dubbi dopo avere espresso il proprio parere (e il proprio voto) contrario all’arresto dell’ex sottosegretario all’economia del governo Berlusconi, Nicola Cosentino, nella giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati. E rivendica di avere votato in passato “a favore dell’arresto di Papa, di Milanese e di Angelucci”, perché in quei casi “questo fumus non si ravvisava”.

Ma che differenza c’è allora, onorevole Turco? 

C’è un paradosso della comunicazione, come in quasi tutto in Italia: noi non siamo chiamati a fare il processo a Cosentino o a Papa o ad Angelucci o a Milanese ma solo a vagliare se nelle rispettive richieste di arresto possa ravvisarsi una modalità inutilmente persecutoria, ebbene per me, nel caso Cosentino, questa modalità si ravvisa. Punto.

Perché? 

Ad esempio per le argomentazioni suggestive delle conferenze stampa dei magistrati di Napoli che etichettano Cosentino come referente nazionale dei casalesi, già prefigurando una sentenza di condanna che non spetta loro emettere, e poi però elevano l’imputazione di semplice concorso esterno

E le foto di Cosentino che si reca nella filiale di Unicredit insieme a persone in odore di camorra? 

La difesa sostiene che si trattò di un brevissimo incontro che coinvolge anche altri personaggi politici non toccati da ordini di custodia cautelare o da analoghe richieste per decidere un’eventuale candidatura a sindaco di un funzionario Unicredit.

Cosa non la convince in questa inchiesta per la quale per ben due volte ha votato no all’arresto di Cosentino? 

Oggi Cosentino viene accusato di condotte che non hanno, in sé, a alcun rilievo penale e delle quali ha fornito ampia ed esaustiva spiegazione nelle memorie depositate presso questa commissione. Gli inquirenti prima ed il Gip poi, vestono queste condotte di rilevanza penale in relazione alla circostanza per la quale l’onorevole Cosentino sarebbe addirittura il referente politico nazionale del clan dei Casalesi, affermazione questa che però appare essere del tutto apodittica e senza riscontri.

E quindi? 

Ancora una volta nulla si precisa e si contesta che alla mia lettura appaia penalmente rilevante come tale all’onorevole Cosentino. Ergo, allo stato dei fatti e degli atti ,ritengo che la richiesta di esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del collega sia  infondata e frutto di un obiettivo fumus persecutionis, se si fa sforzo di serietà e omaggio alla legge.”

E tutte le risultanze delle inchieste di cui parla anche Saviano in “Gomorra”? 

Qui casca l’asino, perché se è certo che il contesto ed il testo nel quale maturano le accuse rivolte al collega Cosentino fanno riferimento all’esistenza, storicamente accertata e giudiziariamente cristallizzata, del gruppo camorristico denominato ‘clan dei Casalesi’, è vero anche  che la natura, la struttura, i protagonisti e le dinamiche del ‘clan dei Casalesi’ sono state approfonditamente delineate nelle sentenze conclusive e definitive dei processi denominati Spartacus 1 e Spartacus 2, oltreché nel saggio “Gomorra”.E di Cosentino non si parla mai fino al 2005.

E allora? 

Sia le citate sentenze, sia il noto saggio, prendono in esame ed approfondiscono un lungo arco temporale di vita dell’associazione criminale di Casal di Principe, paese nel quale è nato ed ha lungamente vissuto l’onorevole Cosentino. Ciò nonostante e sino al 2005, cioè sino a quando Cosentino non ha ricoperto un ruolo politico di livello nazionale, le strade del clan dei Casalesi e dell’onorevole  Cosentino non si sono mai, neppure per sbaglio, incrociate. Nessuna traccia nei procedimenti e nei saggi. 

L’esponente del Pd Boccia dice che dopo questo ulteriore voto in commissione, e poi in aula, i destini dei radicali e del Pd si separeranno definitivamente per le prossime elezioni. 

Posso dire che siamo alla follia, non so a nome di chi parli Boccia, noi Radicali siamo sempre stati liberi con la nostra coscienza e non facciamo i soldati delle guerre politiche a mezzo giudiziario… quanto alle prossime elezioni, come dicono a Roma, ora per allora beato chi ci avrà un occhio.

(l’Opinione)

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