Mr. Cameron alla riscossa

By Redazione

gennaio 10, 2012 Esteri

Già sul caso Murdoch aveva dimostrato di sapersela cavare, aggirare gli ostacoli e sfruttare l’occasione per mettere all’angolo l’avversario. David Cameron in questi giorni ci riprova, e non solo sul fronte europeo, dichiarando di non voler alcuna Tobin Tax al contrario del duo Merkozy. Sta piuttosto tentando di accelerare in politica interna, complici i guai del leader laburista Ed Miliband che non è stato in grado di recuperare i colpi patiti durante il congresso autunnale del partito, con la platea divisa tra sindacalisti ed estimatori del fratello David. 

Il Primo ministro conservatore è recentemente intervenuto in merito al referendum scozzese, alla questione razziale e all’economia, ovviamente. Tre argomenti utili per rilanciare il programma di governo. La Scozia – o per lo meno lo Scottish National Party che a maggio si è assicurato la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale – vuole portare i cittadini al voto per decidere se rimanere legati al Regno Unito o andare per conto proprio. L’indipendenza scozzese sarebbe un toccasana per le casse di Londra, considerato l’ammontare di spesa pubblica riservata per la porzione di isola al di là del Vallo d’Adriano: all’incirca undici miliardi di sterline, tra assistenza sanitaria, trasporti (gli over 65 non pagano il biglietto del bus e solo Glasgow ha la metropolitana) e scolastica (gli universitari scozzesi ed europei sono esenti dalle rette, ma se un ragazzo inglese decidesse di andare a studiare ad Edimburgo dovrebbe aprire il portafogli).

Cameron ha promesso che l’esecutivo non interverrà, rimarcando il dovere degli scozzesi di decidere autonomamente il proprio futuro. Cinicamente, senza il serbatoio di voti che la Scozia riserva abitualmente ai laburisti e ai liberaldemocratici, i Tories ne guadagnerebbero. In compenso ha fatto intendere che sarebbe il caso che si dessero una mossa, lassù, perché tirare troppo la corda farebbe solo del male all’economia. E ha rimarcato, intervistato da Sky News, che quella inglese e scozzese è «una partnership di successo».

Dato che è cominciato il nuovo anno, Cameron è tornato a rilanciare l’ambizioso progetto della “Big Society”, dopo il verdetto del processo per l’omicidio di Stephen Lawrence, ucciso nel 1993 da una gang razzista. Lo aveva già fatto in seguito ai tumulti esplosi in estate tra Londra, Birmingham, Manchester e altre città britanniche, mentre gli abitanti scendevano in strada per rimettere ordine. «Siamo una nazione meno razzista rispetto a diciotto anni fa, ma abbiamo ancora molto da fare», ha commentato il Primo ministro. Specialmente nelle zone più disagiate: le stesse dove applicare il progetto della “Big Society”, con le associazioni private chiamate a colmare i buchi lasciati dallo Stato.

Tiene banco, il leader conservatore. Miliband ha problemi in casa, Nick Clegg si è rimangiato i buoni propositi natalizi di contare di più nella coalizione di maggioranza a Westminster. Cameron ha tutto lo spazio che vuole per agire, nei sondaggi i Tories recuperano consensi e sfiorano la soglia del 40%. L’unica riuscita ad attirare tanta attenzione su di sé per pochi giorni è stata la collega di partito Louise Mensch, che sedeva nella commissione parlamentare che torchiò Rupert Murdoch sullo scandalo New of the world. Il mensile GQ le ha riservato un lungo servizio firmato Matthew D’Ancona (ex editor dello Spectator, per restare in famiglia), dove ha dato libero sfogo alla più classica delle frustrazioni femminili: il sessismo nella politica. Poi i media inglesi hanno cominciato ad interessarsi al film su Margaret Thathcer interpretata da Maryl Streep. 

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