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By Redazione

gennaio 10, 2012 politica

“Procederemo negli adempimenti politici e burocratici necessari ad intitolare la strada ad Almirante solo quando l’approfondimento storico (…) e il dibattito civile e culturale permetteranno a tutti di comprendere il reale significato del percorso storico-politico di Giorgio Almirante”. Con queste parole il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ex missino eletto al Campidoglio con i voti del popolo di destra, ha affrontato la questione dell’intitolazione di una via della Città Eterna allo storico leader del Movimento Sociale Italiano.

Certo, oltre a ciò ha aggiunto una sviolinata nei confronti del suo vecchio maestro e punto di riferimento, ma la sostanza non cambia. Alemanno ha usato espressioni che potrebbero stare sulla bocca di un uomo di sinistra o al massimo di un democristiano, non certo di un politico che deve molto, se non tutto, ad Almirante. Situazioni del genere possono accadere solo in Italia, dove sembra che la guerra civile non sia ancora terminata. La pacificazione nazionale evidentemente non è stata raggiunta se c’è ancora chi ha il fumo negli occhi quando sente parlare dei simpatizzanti del fascismo. Simili atteggiamenti stonano in coloro che dicono di professarsi come leader di destra: questi ultimi continuano ad essere vittime di un grave complesso di inferiorità.

Perché a Roma si può intitolare un viale enorme a Palmiro Togliatti e non a Giorgio Almirante? Se proprio si vuole considerare il fascismo alla stregua del comunismo, ovvero due totalitarismi, a rigor di logica andrebbe rifatta l’intera carta toponomastica italiana: criminali erano i fascisti e criminali sono stati i comunisti. Tanto vale, allora, proprio nello spirito di riconciliazione nazionale che dovrebbe stare a cuore un po’ a tutti, dedicare la strade a chiunque abbia fatto la storia del nostro Paese. Nella fattispecie, non si chiede di intitolare piazze e strade a Mussolini, bensì ad un grande politico della Prima Repubblica, colto, intelligente, capace, stimato e apprezzato da tutti, anche dagli stessi comunisti. Chi non ricorda la celebre arte oratoria di Almirante? Chi può accusarlo di corruzione o di altri scandali?

I soliti noti tirano fuori la solita vecchia storia delle leggi razziali e della militanza nella Repubblica Sociale Italiana. Almirante non è certo stato l’unico ad aderire al fascismo. Quanti sono i politici ed i giornalisti in gioventù ferventi fascisti e poi solerti cantori dell’antifascismo militante dopo la guerra? L’elenco sarebbe lunghissimo. Almirante ha avuto solo il pregio o il difetto di rimanere coerente alle sue idee. Firmò articoli razzisti, è vero. Ma ne prese le distanze, tanto che già durante il conflitto mise in salvo un amico ebreo insieme e a tutta la sua famiglia. Fu responsabile della fucilazione di partigiani. Ma si era in guerra e alla guerra si combatte.

Infine, per concludere, come si può considerare Almirante meno degno di riconoscimenti di un Togliatti? Non c’è bisogno di enumerare tutti i crimini di cui si macchiò il Migliore. Basti solo ricordare che sostenne Stalin e a causa di questa posizione politica ebbero a soffrirne in molti. A partire dal suo stesso figlio, recentemente scomparso, per non parlare poi dei prigionieri italiani in Russia e dei dissidenti interni al partito. Insomma, la carriera politica di Togliatti non è certo priva di elementi imbarazzanti, tanto per usare un eufemismo. Eppure a lui si intitolano vie e piazze. E in fondo è giusto così, perché comunque fa parte della nostra storia.

In Italia ci sono stati fascisti e comunisti, gli italiani sono stati fascisti e comunisti, oltre che molto altro. Continuare ancora oggi, nell’anno del Signore 2012, a combattere la guerra civile sembra veramente anacronistico, oltre che ridicolo. E spiace che proprio politici “di destra” o presunti tali, preferiscano il politicamente corretto alla verità. Non si illudano i vari Alemanno o Fini: assecondare i radical-chic non li farà guadagnare in voti da sinistra. Piuttosto perderanno suffragi a destra. Tanto vale essere coerenti.   

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