A morte l’infedele

By Redazione

gennaio 10, 2012 Esteri

Le spine nel fianco degli Usa si moltiplicano. A provocare continui strappi al tessuto americano già logoro ci ha pensato in queste settimane l’arcinemico con il turbante, ossia Teheran. Dopo i test missilistici nel Golfo Persico per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, la disputa sul programma nucleare e l’annesso arricchimento dell’uranio al 20%, le scaramucce intorno allo Stretto di Hormuz, ecco che gli Usa si ritrovano a fronteggiare una nuova minaccia che rischia di minare il terreno della diplomazia già sfibrato. La condanna a morte di un cittadino americano di origine iraniana sta gettando scompiglio negli uffici del Dipartimento di Stato a stelle e strisce. Il seme dell’ennesima discordia tra Stati Uniti e Iran riguarda il destino di Amir Mirzaei Hektami, 28 anni, nato e cresciuto in Arizona da genitori iraniani. Arrestato entro i confini della Repubblica Islamica nel dicembre scorso per il reato di spionaggio, Amir Hektami rischia ora la pena capitale. Nonostante le sollecitazioni da parte degli americani a lasciare libero il giovane, il tribunale rivoluzionario iraniano non sembra affatto intenzionato a fare retromarcia sul verdetto raggiunto nei giorni scorsi. L’accusa è grave: spionaggio e collaborazionismo con l’intelligence.

Agli occhi di Teheran Amir Hektami è un moharebeh (ossia un nemico di Dio) e un mofsed fil – arz, ovvero colui “che sparge corruzione sulla Terra”, che non merita alcuna grazia. Al di là di un “sevre il tafsir” (interpretazione del Sacro Corano), l’arresto e la condanna del giovane americano rischiano di infiammare gli animi della comunità internazionale. La miscela già esplosiva di suo si arricchisce di nuovi componenti. Non è la prima volta che la Repubblica Islamica mostra una certa dose d’insofferenza per le ingerenze straniere entro i propri confini. La vicenda di Amir Hektami è solo l’ultima in ordine di tempo. Negli ultimi anni, l’elenco di “ospiti poco graditi” al governo di Teheran si è allungato a dismisura, soprattutto a ridosso delle elezioni presidenziali del 2009. Una raffica di arresti e accuse per lo più infondate hanno rischiato svariate volte di mettere a repentaglio i già tesi rapporti diplomatici tra l’Iran e la comunità internazionale. Clamoroso fu l’arresto della scrittrice e giornalista francese di origine iraniana, Roxane Saberi, fermata a Teheran nel corso delle manifestazioni anti – governative e condannata a otto anni di reclusione. Su di lei pendeva il reato di spionaggio. Altrettanto fragore scatenò in Occidente l’arresto di due escursionisti americani fermati al confine tra Iraq e Iran nel 2009. Accusati d’infiltrazione clandestina in confine iraniano e per questa ragione bollati come spie al soldo degli Stati Uniti. L’elenco potrebbe continuare, ma ci soffermiamo qui. A detta di Teheran, stavolta la situazione sembrerebbe molto più complessa. Il governo iraniano – stando all’agenzia di stampa Fars – custodirebbe tra le mani un video che incastrerebbe la presunta spia. Una sorta di auto confessione nella quale il giovane avrebbe ammesso senza troppi giri di parole il suo diretto coinvolgimento in attività di spionaggio.

Tuttavia, alcuni tasselli di questo intricato puzzle non si incastrano perfettamente. Non ci sono elementi validi che confermino la versione del governo di Teheran. È una fortuita coincidenza che il processo a carico del giovane intentato dai giudici del Tribunale Rivoluzionario sia cominciato in concomitanza con la decisione degli Usa di indurire le misure restrittive ai danni della Banca Centrale Iraniana (varate il 2 dicembre scorso, n.d.r)? Oppure, è il solito teatrino messo in piedi dal regime per lanciare l’ennesimo doloroso schiaffo agli Usa? Intanto, iniziano ad affacciarsi i primi dubbi sulla veridicità della confessione. Chi è Amir Hektami? È davvero una spia dell’intelligence Usa? È il giovane dalla faccia pulita recatosi in Iran solo per far visita ad alcuni parenti? O è l’ex marine arruolato nelle file dell’esercito americano come interprete e traduttore di lingue orientali? Troppe le versioni fornite. Per molti versi, Amir Hektami sembra incarnare alla perfezione il ruolo del capro espiatorio, della pedina nelle mani del governo di Teheran mossa con astuzia. La vicenda del cittadino americano che in questi giorni sta occupando le pagine dei giornali di mezzo mondo sembra voler distogliere l’attenzione sui reali obiettivi inseguiti dal regime. Infatti, non è un caso che la vicenda di Hektami s’intrecci con l’annosa questione sul programma nucleare.

È di qualche giorno fa la notizia diffusa dalla Tv di Stato iraniana secondo la quale il governo avrebbe avviato il processo di arricchimento dell’uranio nell’impianto sotterraneo di Fordow, presso Qom (città santa sciita). L’intero iter – fa sapere la stampa iraniana – verrà supervisionato dagli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). Tutto sotto controllo quindi? Non proprio. Usa e Ue non sembrano voler mollare la presa. Le sanzioni sono sempre dietro l’angolo, come annunciato oggi dal Ministro degli Esteri danese, Villy Soevndal. “Le misure restrittive saranno varate il prossimo 23 gennaio”. La sfida tra Iran e Occidente prosegue infaticabile e senza esclusione di colpi. 

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