Sfida nel Pacifico

By Redazione

gennaio 9, 2012 Esteri

In un periodo di crisi economica mondiale, l’unico paese in grado di investire miliardi di dollari nella difesa, Stati Uniti esclusi, è la Cina. Le spese militari del gigante asiatico sono sempre più considerevoli, e non c’è giorno che non venga data la notizia di una nuova acquisizione tecnologica e strategica da parte di Pechino, soprattutto in ambito navale e missilistico.

Da anni la Cina vuole prendere parte al grande tavolo del risiko internazionale con l’obiettivo di rimpadronirsi delle coste adiacenti ai suoi territori e delle zone di Oceano Pacifico da sempre controllate dalla potente flotta navale statunitense. 

Per riacquisire il rango che Pechino ritiene le spetti nella regione asiatica, la Repubblica Popolare Cinese sta costruendo, tra le altre cose, una nuova classe di missili balistici in grado di passare attraverso la stratosfera e di esplodere sul ponte di una portaerei, uccidendo i marinai e paralizzando la rampa di volo. I nuovi missili, chiamati DF-21D, sono stati costruiti con la capacità di raggiungere e colpire navi in movimento ad una distanza di oltre 1.700 miglia.

Dal 1945 gli Stati Uniti hanno amministrato le acque del Oceano Pacifico Occidentale, in gran parte grazie ad una flotta forte di 97mila tonnellate di vettori navali, assicurandosi così il loro primato su queste acque. Per quasi tutti questi anni,la Cinaha solo potuto osservare, forse con d’invidia e voglia di riscatto, le navi americane che solcavano i mari al largo delle loro coste senza alcuna opzione alternativa se non quella di stare a guardare.

Da qualche anno a questa parte, le cose stanno cambiando. Di fattola Cinaè impegnata in un forsennata campagna acquisti, tutta impostata verso il maggior possibile accumulo di tecnologia ed attrezzatura militare.

Parte del suo piano è quello di costringere i vettori navali statunitensi a rimanere lontano dalle sue coste, come riferiscono alcuni analisti militari cinesi. Gli Usa sanno che l’aumento delle capacità navali militari della Cina avrà un impatto certo sul potere relativo della US Navy nel Pacifico. Per questo Washington si sta adeguando a questo nuova contesto strategico, cercando di investire molto sulla ricerca tecnologica, ad oggi forse ancora irraggiungibile.

Funzionari del Pentagono sono tuttavia poco propensi a parlare pubblicamente di un potenziale conflitto conla Cina. Adifferenza dell’Unione Sovietica durantela Guerra Fredda, Pechino non è un nemico esplicito. 

Durante una visita in Cina il mese scorso, Michele Flournoy, sottosegretario americano alla Difesa, ha detto a un generale dell’esercito cinese che «gli Stati Uniti non cercano di contenere la Cina» e, come ha ricordato successivamente in un briefing, di «non vederela Cinacome un avversario». 

Ciononostante, i funzionari militari statunitensi parlano spesso di preparazione di un conflitto armato nel Pacifico, senza menzionare contro chi potrebbe essere la lotta. «La situazione assomiglia a un romanzo di Harry Potter, in cui i personaggi si rifiutano di pronunciare il nome del loro avversario», dice Andrew Krepinevich, presidente del Centro per le valutazioni strategiche e di bilancio, un think tank con stretti legami con il Pentagono. 

Nel corso della storia, il controllo e il dominio assoluto dei mari è stato un prerequisito per qualsiasi paese che avesse voluto dominare il commercio internazionale e imporre il proprio imperio questa o quella regione a protezione dei propri interessi nazionali. 

Il rafforzamento militare messo in atto dai cinesi ha incluso una significativa espansione navale in un periodo di tempo davvero breve. A oggi,la Cinaha 29 sottomarini armati di missili da crociera antinave, rispetto ai soli otto che possedeva nel 2002, secondo quanto riportala Rand (Research and Development) Corporation, un altro think tank statunitense che si occupa di analisi politiche e di consulenze militari. 

Inoltre le piattaforme navali del paese asiatico stanno aumentando a macchia d’olio nelle zone di mare del sud-est pacifico, con l’aggiunta di quasi 13 nuove stazioni nel Pacifico, strategiche per l’aeronautica militare.

Senza contare la Shin Lang, già Varyag, la prima portaerei cinese, acquistata dalla Cina sul finire degli anni novanta dalla marina ucraina. Da allora le autorità cinesi si sono date da fare per rimettere in sesto la portaerei e aggiornarne le strumentazioni di bordo e gli attuali sistemi di navigazione. In futuro potrebbe essere avviata la costruzione di nuove portaerei, create sulla base della Varyag, come sostengono diversi alti ufficiali del Pentagono, che continuano a sorvegliare le attività in corso della piattaforma collocata nel Mar Giallo.

I progressi tecnologici della Cina sono stati accompagnati anche da un cambiamento nella retorica da parte dei suoi vertici militari. Ufficiali militari cinesi di prim’ordine e molti analisti hanno a lungo accusato gli Stati Uniti di cercare di contenerela Cina all’interno della “catena prima isola”, che include il Giappone e le Filippine, i quali hanno entrambi sottoscritto trattati di mutua difesa con gli Stati Uniti e Taiwan. 

Dalla situazione odierna emerge dunque un quadro non proprio felice e roseo delle relazioni militari tra Cina ed Usa: due superpotenze che cercano ad ogni costo di contendersi, domani di contrastarsi.

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