“Monti non è leader”

By Redazione

gennaio 9, 2012 politica

“Monti può imbrogliare Fazio, ma non me”. È durissimo Michele Emiliano, sindaco di Bari in quota Pd. Che non risparmia critiche al conduttore di Che tempo che fa:  “Dovrei fargli qualche corso di interrogatorio di quelli seri. Come fare a far cantare qualcuno e a fargli dire la verità”. Ma va giù duro soprattutto sull’intervistato: “Ho avuto l’impressione che il presidente sia andato da Fazio cercando di dire il meno possibile. Perché non sembra aver condiviso nulla prima con le forze politiche, come mi conferma l’intervista di Bersani di ieri. Credo che voglia utilizzare il meccanismo dell’emergenza e della paura per imporre  una linea teorica in gran parte legata ad una cultura economica profondamente di destra.  Come ha ben detto Zagrebelsky qualche giorno fa, questo è un governo di destra, che sta facendo quello che il governo Berlusconi non ha avuto la forza politica di realizzare. È per questo che in realtà non si parla di politica, non si dice nulla di specifico sulle grandi questioni, non si pronuncia mai la parola Sud”.

Un governo così politicamente marcato?

Il presidente del Consiglio, confidando sul fatto che sta facendo questo lavoro sotto copertura, come se fosse un agente provocatore, non ha alcuna intenzione di condividere nulla con l’opinione pubblica, proprio perché sta facendo quello che è nell’immaginario collettivo della destra finanziaria europea. Ovviamente con il volto da persona per bene qual è. Sta incarnando il vero spauracchio della sinistra europea e italiana. Fintanto che l’avversario della sinistra nostrana era Berlusconi, bastava fargli la guerra. Adesso c’è una persona per bene, ma è più di destra di Berlusconi: occorre fargli un’opposizione politica, linea che il centrosinistra fatica a tirare portare avanti.

La sua è una critica alla linea del Pd?

Non mi pare di essere critico. L’intervista di Bersani sulla Stampa esprime una delusione assoluta. Il segretario del secondo azionista del governo che dice all’amministratore delegato che deve concordare un’agenda del lavoro parlamentare, perché si deve decidere insieme cosa fare, esprime la più profonda frustrazione.

C’è una parte del partito che sembra sostenere a spada tratta Monti, come testimonia il dibattito sviluppatosi su “Europa”.

Quanti saranno quelli che sostengono Monti, che si raccolgono intorno a Europa? Pochini. Stefano Menichini, il direttore, è un amico caro, ci prendiamo in giro. È che purtroppo io sono di sinistra e lui no.

La sinistra, con Bersani, che dice dunque al governo oggi?

Più che al governo, parla all’elettore. E sta dicendo che noi stiamo subendo una serie di azioni da parte dell’esecutivo che pur non avendo particolare significato politico hanno un contenuto intrinseco proprio della destra finanziaria europea. Che è una cosa dignitosa, per carità, non è una cosa che la sera va girando a dare scandalo, ma quando governa sceglie un particolare tipo di composizione sociale e sostiene gli elettori dei ceti più legati alla finanza internazionale e ai grandi patrimoni, e meno al sistema produttivo di beni e servizi.

Perché il Pd ha avallato questa soluzione?

Perché Monti è il presidente del Consiglio voluto da Napolitano.

Il Capo dello Stato avrà pur consultato Bersani.

Non credo proprio.

E dunque, per volere di Napolitano state ingoiando un governo più a destra di quello Berlusconi?

In sostanza sì.

Un governo del quale tra l’altro lei rifiuta l’etichetta di “tecnico”.

Non esistono i governi tecnici. È una dichiarazione che non mi è piaciuta, quella di Monti in questa direzione. Una dichiarazione un po’ pietistica, cercando di sostenere le ragioni dei politici di professione. Potrei dirlo anche io, che faccio politica da nemmeno sette anni e sono un magistrato. Ma come fa il sindaco di Bari a dire di non essere un politico. Al pari, come fa il presidente del Consiglio, ex Commissario europeo a dire di non essere un politico? È un espediente mediatico, ma Monti è un politico, il più esperto e di lungo corso che esista in Italia.

Dunque gli chiedete un atteggiamento più responsabilmente politico? Condivisione di idee e proposte?

Quello che doveva fare l’ha fatto. Mettendo tutto insieme nella manovra, ha massacrato la parte più debole del paese. E noi l’abbiamo pure votato…

Come va il rapporto tra governo ed Enti locali, visto che la questione rientra tra quelle toccate dalla manovra?

Malissimo. In particolare con quelli del sud. È stato eliminato il fondo di perequazione, con un codicillo, come fanno gli assicuratori nelle polizze. Fondo previsto dall’articolo 119 della Costituzione, che deve essere finanziato per riequilibrare le differenze di trasferimenti diretti tra i comuni più ricchi e quelli meno ricchi. Quando Bari e Napoli hanno tentato di protestare, nella sostanza ci è stato detto: “Cercate di non alzare troppo la voce sennò sarà peggio ancora”.

Cosa chiedete in concreto a Monti?

Che si vada il più presto possibile a elezioni. Possibilmente a maggio. Prima si vota meglio è. Se non lo facciamo lo spread arriverà alle stelle, nemmeno con Berlusconi aveva toccato quota 530. Non riesco a capire i media di sinistra che hanno messo Berlusconi sulla graticola, e adesso non dicono nulla. Serve un governo politico che parli all’Europa, non sarà una differenza di stile a fare la forza di Monti nel dialogo con Francia e Germania. Serve un uomo che vince con il 60% dei voti e va a Bruxelles a dire di fare gli eurobond e non giocare sul nostro debito pubblico. Ma serve un vero leader.

Cosa che Monti non è?

Ovvio che non lo è.

E chi potrebbe essere? Bersani?

Potrebbe, perché no? Al momento è la persona della quale personalmente – ed è tutto dire – io mi fido di più.

Con quale sistema elettorale, nel caso?

Con una bella sfida tra un uomo e una donna in un collegio elettorale. In modo che quando arriva in Parlamento sono guai per tutti, perché non risponde solo al suo segretario, ma anche al proprio territorio.

(l’Opinione)

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